Amour (2012)
Con Isabelle Huppert, Jean-Louis Trintignant, William Shimell, Emmanuelle Riva, Rita Blanco, Laurent Capelluto
27/05/2012
Cannes 2012: Palma d'oro ad Amour, Grand Prix a Reality
Dai tempi in cui a Venezia ha premiato Monsoon Wedding, Nanni Moretti è divenuto un presidente di giuria alquanto discutibile per gusti, scelte e carattere. Ne sanno qualcosa anche i...
di Spaggy
La trama
Georges (Jean-Louis Trintignant) e Anne (Emmanuelle Riva) sono ormai ottantenni e, dopo una vita passata a insegnare musica, si sono ritirati in pensione, soddisfatti anche della carriera della figlia Eva (Isabelle Huppert), musicista che vive all’estero con la sua famiglia. Ma l’amore che lega i due anziani coniugi sarà messo a dura prova nel momento in cui Georges dovrà rapportarsi con l’umiliazione e la degradazione fisica per via di un ictus semiparalizzante che colpirà all’improvviso la moglie Anne, costringendolo a ridefinire gli equilibri familiari, sia con la moglie sia con la figlia.
Palma d'Oro al Festival di Cannes 2012.
SI COMINCIA DALLA FINE
Come già accaduto con Daniel Auteuil per Niente da nascondere, Michael Haneke ha scritto il soggetto di Amour pensando sin da subito a Jean-Louise Trintignant per il ruolo di Georges, convincendolo a tornare sul set dopo la tragica morte mai superata della figlia Marie. Lo stesso dicasi per la parte di Anne, nata con in mente Emmanuelle Riva, ammirata da Haneke in Hiroshima, mon amour e lontana dal set da tempo. Sia perché si tratta della sua attrice feticcio sia perché presenta delle somiglianze con la Riva, il ruolo della loro figlia è andato a Isabelle Huppert (già diretta da Haneke in Il tempo dei lupi e La pianista).
Ancora una volta, Haneke ha scelto poi un racconto con una struttura a cornice che si apre sulla situazione finale, presentando poi il percorso tramite il quale si è giunti alla situazione descritta come fosse un unico lungo flashback. Per il regista, si tratta di un modo efficace per dare vita a un arco narrativo che permette allo spettatore di conoscere sin dall'inizio come si evolverà la vicenda, senza l'illusione dell'happy end.
LA DIGNITÀ DI UN AMORE
«Fantasia e realtà raramente sono simili», afferma Anne rivolgendosi a Georges in un momento di Amour in cui riflette su come il marito la tratti, sottolineando come l'idea che ha dell'amore sia lontana dai limiti che entrambi hanno ormai raggiunto. Affrontando uno dei topoi più diffusi al cinema (e in tutta la storia della letteratura, of course) - l'amore per l'appunto - il regista Michael Haneke non fornisce alcuna indicazione di lettura, lasciando allo spettatore ogni ipotesi di domanda e di risposta. Amour coinvolge mille cose diverse e sottolineare alcuni dei temi sarebbe una riduzione per tutti gli altri affrontati.
IL GAP GENERAZIONALE
Le poche volte che Anne e Georges incontrano la loro figlia e il genero pianista si sottolinea il divario generazionale e il cambiamento di valori e concetti di vita. Poiché ogni generazione presenta pensieri e comportamenti in base all'ambiente circostante in cui è cresciuta, in Amour si mette in evidenza un aspetto interessante e triste: le nuove generazioni hanno enormi difficoltà di comunicazione. Ciò origina un forte contrasto che porta la vecchia generazione ad essere scartata e messa da parte perché incapace di affrontare i cambiamenti del mondo intorno.
UN FILM DA CAMERA
Porte e finestre - chiuse o aperte - segnano il confine tra l'esterno e l'interno dell'appartamento di Anne e Georges. Tranne che per la parte iniziale - con due scene girate al Theatre des Champs Elysees a Parigi e una su un autobus -, Amour può essere definito come un film da camera, girato all'interno di uno studio di ripresa appena fuori Parigi. L'interno dell'appartamento è caratterizzato da un concetto cromatico estremamente coerente mentre la planimetria ricalca quella dell'appartamento dei genitori del regista.
L'opinione più votata
Di Tato88 scritta il 21/05/2012 - utile per 4 utenti
Voto al film: 
21 maggio 2012 Opinione di Tato88 su "Amour"
Haneke realizza un film difficile ma meno duro di quelli a cui ci ha abituato. L’aspetto più straordinario della pellicola è il rapporto dissonante tra una sceneggiatura aspra e una messa in scena tutto sommato piacevole. La parola amore del titolo impregna immancabilmente ogni inquadratura, ogni gesto (anche il più estremo) del devoto marito nei confronti della sfortunata compagna, e devo dissentire dalla sinossi ufficiale diffusa su internet in cui si afferma che i sentimenti...
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