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Vous n'avez encore rien vu (2012)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Vous n'avez encore rien vu: assente
Ritmo ritmo in Vous n'avez encore rien vu: assente
Impegno impegno in Vous n'avez encore rien vu: assente
Tensione tensione in Vous n'avez encore rien vu: assente
Erotismo erotismo in Vous n'avez encore rien vu: assente

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10/05/2012

Cannes 2012, Vous n'avez encore rien vu: Il trailer

Niente clip per il novantaduenne Alain Resnais ma il trailer completo di Vous n'avez encore rien vu. Un cast d'eccezione per uno dei titoli visivamente più interessanti dell'intero Concorso...

di Spaggy

La trama

Giunti in una ricca e antica villa sperduta tra le campagne della Francia per assistere al funerale del drammaturgo teatrale e regista Antoine d'Anthac, un gruppo di amici attori apprendono dalla lettura del testamento di essere i destinatari di una particolare sfida. Poiché tutti quanti avevano partecipato anni prima alla realizzazione di una nuova versione di Orfeo e Euridice, riadattata dall’autore per l’occasione e giudicata all’unanimità un’opera eccezionale per il suo tempo, dovranno vedere la registrazione della stessa opera, messa però in scena dai giovani attori della compagnia de la Colombe, e capire se sono ancora in grado di confrontarsi su un palco con temi come la vita, la morte, l'amore e l'amore dopo la morte. 

L'EURIDICE DEL CARO ANTOINE

Dopo Gli amori folli (2008), il novantenne regista Alain Resnais porta sullo schermo, su richiesta dei produttori Jean-Louis Livi, Julie Salvador e Christopher Jeauffroy, uno speciale adattamento dell'Euridice riscritta da Jean Anouilh. La scelta è ricaduta, come è abitudine di Resnais, su un'opera facile da trasporre e girare in tempi brevi ma che, con il suo linguaggio teatrale e quasi musicale, permette agli attori di allontanarsi dal realismo della vita quotidiana per avvicinarsi a una rappresentazione senza tempo. Prima di fermarsi su Jean Anouilh, Resnais ha letto e riletto molti altri autori ma la sua scelta, alla fine, è stata dettata anche da molti ricordi biografici, tenendo a memoria di quando nel 1942 l'assistere alla rappresentazione dell'Euridice di Anouilh lo aveva commosso a tal punto da montare sulla sua bicicletta e fare due volte il giro dell'intera Parigi per smaltire l'emozione.

ESPANDI +

DUE VERSIONI, DUE CAST, DUE REGISTI

Nel definire il cast del suo film, Alain Resnais si è affidato per gran parte ad attori che aveva già diretto nella sua carriera. Gli unici quattro con cui non aveva mai lavorato erano Denis Podalydès, Andrzej Seweryn, Hyppolite Girardot e Michel Robin. Mentre Resnais ha scelto gli attori che nella storia hanno portato in scena la prima e innovativa rappresentazione dell'Euridice, ha lasciato campo libero al regista Bruno Podalydès di individuare gli interpreti - tutti esordienti - che avrebbero costituito la Compagnia de la Colombe, invitandolo anche a realizzare le musiche della moderna Euridice e a reperire la troupe tecnica con cui avrebbe dovuto metterla in scena.

ESPANDI +

MUSICHE DA MILLENIUM

Per le musiche, dopo Cuori (2006) e Gli amori folli (2008), Alain Resnais collabora per la terza volta con il compositore americano Mark Snow. Poiché nel film la musica segna lo stato quasi ipnotico degli attori in casa di Antoine, Resnais desiderava che le musiche fossero semplice e enigmatiche al tempo stesso e capaci di giocare sui livelli chiaroscurali delle musiche che Snow aveva composto per la serie televisiva di Chris Carter Millenium. Dato che Snow si trovava nel Connecticut e non poteva lavorare alle musiche in conemporanea con le riprese, su indicazione del regista gli attori, mentre giravano, avevano in diffusione un mix di sue composizioni precedenti per trovare tono e ritmo finale.

L'opinione più votata

Di Tato88 scritta il 22/05/2012 - utile per 4 utenti

Voto al film: voto sufficiente

In effetti questo non l’avevamo ancora visto, ma il titolo provocante ha alzato un pò troppo il tiro rispetto a ciò che il buon Resnais ci mostra stavolta. Ricercando un’invenzione linguistica gradualmente sempre più onirica e trasfigurata, il figlio/pioniere della nouvelle vague sembra apparentemente sorprenderci ad ogni cambio di scene e di inquadratura, lasciando tuttavia insoddisfatto il desiderio di vedere qualcosa di considerevolmente inaspettato, di veramente nuovo. È altresì vero che nelle brevissime pause che intercorrono tra un atto e l’altro della piece, in cui decise carrellate di congedo si allontanano dallo schermo su cui è proiettata la registrazione dell’Orfeo e Euridice, si prova un senso di amarezza e si sente la necessità di accomodarsi sulla sedia, rilassare i muscoli e di tornare a respirare l’aria della sala (che sembra borbottare come durante un effettivo intervallo). Ci si accorge allora che mentre stavamo aspettando un climax mai arrivato, eravamo già in buona misura rapiti da quel magico mondo. Un mondo che poteva essere ancora più magico e che non regge il confronto con le stravaganze de Gli amori folli.
La non-storia è questa (di nuovo non condivido la sinossi ufficiale): Resnais ha chiamato, ad interpretare se stessi, una dozzina di grandi nomi del panorama cinematografico (e non) francese (tra cui spiccano Piccoli, Almaric, Bazhin…). Innescandogli un (forse falso) trascorso come interpreti della versione di un famoso drammaturgo dell’Orfeo e Euridice, li raccoglie sotto lo stesso tetto-mausoleo per mostrargli le riprese della stessa piece realizzate da una compagnia emergente (gli estratti che si vedono durante il film sono stati girati da un altro regista) e chiede a loro di giudicarla. Invece di farlo, il gruppo di attori inizia ad interagire con esse, ricordandosi battute, gesti, emozioni. Ed ecco la trovata geniale che ha permesso a Resnais più della metà delle invenzioni registiche presenti nel film: il numero degli più attori è superiore a quello dei personaggi, così che risultino esserci due Euridice, due Orfei, ma un solo padre di orfeo, un solo becchino… Gli attori attraversano le magiche porte del mausoleo ritrovandosi in stanze enormi, spoglie, in caffè, ristoranti, camere da letto o in delle stazioni ferroviari. Spesso si danno il cambio nell’interpretare i personaggi che hanno in comune, e quando non voglio farlo ci pensano i movimenti della macchina da presa.
Un’opera che sia nella sceneggiatura che nella forma pretende di essere poetica, e in parte vi riesce. Ma, di nuovo, dopo un titolo così impegnativo, il film risulta essere un delicato, raffinato e pregiato brodino consumato dopo una saporita bistecca.
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Opinioni su Vous n'avez encore rien vu


22 maggio 2012 Opinione di Tato88 su "Vous n'avez encore rien vu"
Tato88

In effetti questo non l’avevamo ancora visto, ma il titolo provocante ha alzato un pò troppo il tiro rispetto a ciò che il buon Resnais ci mostra stavolta. Ricercando un’invenzione linguistica gradualmente sempre più onirica e trasfigurata, il figlio/pioniere della nouvelle vague sembra apparentemente sorprenderci ad ogni cambio di scene e di inquadratura, lasciando tuttavia insoddisfatto il desiderio di vedere qualcosa di considerevolmente inaspettato, di veramente nuovo. È altresì...

voto al film: Tato88 assegna il voto sufficiente a Vous n'avez encore rien vu (2012)

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