Men in Black 3 (2012)
Con Will Smith, Tommy Lee Jones, Alice Eve, Josh Brolin, Emma Thompson, Bill Hader, Jemaine Clement, Nicole Scherzinger, Rip Torn, Michael Stuhlbarg, Lady Gaga
28/05/2012
Box office Usa
Box office UsaTocca agli uomini in nero spodestare i Vendicatori. Alla quarta settimana “The avengers” lascia la prima posizione, ma non può lamentarsi: oltre 513 milioni...
di degoffro
La trama
K (Tommy Lee Jones) e J (Will Smith), gli agenti speciali dell’unità segreta che combatte le invasioni aliene sulla Terra, devono sventare l’ennesima minaccia al nostro pianeta, che questa volta rischia di essere distrutto dal cattivissimo Yaz (Jemaine Clement). La missione a cui sono chiamati coinvolge il passato di K, che rischia di morire da giovane (Josh Brolin) negli anni Sessanta, modificando così irreparabilmente il corso degli eventi. Per impedire la sventurata ipotesi, J torna indietro nel tempo e si ritrova alle prese con con creature extraterrestri tutt'altro che pacifiche.
Si poteva probabilmente fare qualcosa di più con l’ambientazione del 1969, che regala però una folgorante battuta su Mick Jagger e un’irresistibile scena alla Factory di Andy Warhol. C’è poi ovviamente il 3D, che sbalordisce nella vertiginosa sequenza del salto nel tempo. Nonostante la parte retrò, il film si conferma fedele allo spirito della serie e delizierà i fan non tanto con le scene d’azione eccessiva, quanto per il cozzare dell’inesauribile loquacità dell’agente J contro la silenziosa serietà dell’agente K.
AGENTI, ALIENI E... ANDY WARHOL
Mentre i precedenti capitoli, Men in Black e Men in Black II, erano centrati esclusivamente sulle missioni compiute dall'agente J e dall'agente K per distruggere le forze aliene, senza alcun approfondimento sentimentalistico ed emotivo, Men in Black 3 ha il suo nucleo portante nell'origine e nella forza del legame che intercorre tra i due agenti, di cui studia a fondo per la prima volta la psicologia. Per riuscirci, gli sceneggiatori hanno deciso di mandare J e K indietro nel tempo e capire quali siano stati i momenti salienti che hanno forgiato le loro personalità. Nonostante siano compagni di squadra, J e K sanno poco infatti l'uno dell'altro e quest'amara considerazione - che fa da apertura al film - spinge J a seguire l'alieno Yaz nel 1969 per salvare la vita di K e carpirne i segreti, capire per quale motivo è così riservato e scontronso e scoprire con sorpresa come da giovane fosse una persona differente da quella con cui ha a che fare lui.
RETROALIENI A NEW YORK
Bo Welch, art director 4 volte candidato agli Oscar e vincitore per ben 2 volte, ha scelto come luogo della storia la città di New York e, giocando sul suo reale meltin' pot di culture, la trasforma da centro del mondo in fulcro nevralgico di un universo più grande, luogo di sbarco dell'immigrazione aliena. La sfida più interessante per Welch era data dall'utilizzare gli stessi spazi e luoghi per rappresentare due epoche storiche differenti. Per far sì che la New York del 2012 si differenziasse sostanzialmente dalla New York del 1969, Welch ha preteso che ogni angolo usato per le riprese del presente fosse rimodellato meticolosamente in base ad architetture e stili di quegli anni e che ogni cosa presente in scena si ispirasse a un oggetto realmente esistito.
MONOCICLI ED ARMI
Dato che nei precedenti episodi le auto con cui si muovono K e J sono sempre state di tendenza, anche per il 1969 i due protagonisti dovevano usare una vettura simbolo e la scelta della produzione è caduta su una Ford Galaxy a due ruote. Non si tratta, però, dell'unico mezzo con cui si muovono i due protagonisti: nella New York del passato usano anche dei monocicli, veicoli a una sola ruota con sedile centrale e movimento giroscopico. Il monociclo è infatti l'unico veicolo che permette loro di tenere il passo con l'alieno Yaz, dotato di un sistema di movimento tutto suo garantito da una speciale bicicletta con il motore di un jet.
La recensione di FilmTv
Di Andrea Fornasiero - FilmTV n. 21/2012
L'opinione più votata
Di M Valdemar scritta il 28/05/2012 - utile per 4 utenti
Voto al film: 
Riprendono un corpo, già bell’e sepolto da un decennio (nella sua ultima, pessima manifestazione), lo truccano, lo arricchiscono di effetti (poco “speciali“, ammesso che il termine abbia ancora un senso) e di ornamenti vistosi quanto superflui (il dannoso/dannato 3D), lo aggiornano alle mode/manie del momento (l’”aliena” Lady Gaga; la tizia alquanto volgarotta delle Pussycat Dolls), e il servizi(ett)o è completo.
Abbiamo un film.
Che poi si riveli un morto vivente, un vivificato morituro, un morto morente - dall’ultima esalazione dilatata a forza in un delirio di esaltazione cartoonesca -, un cadavere deforme che cammina goffamente e zoppicando lungo prevedibilissimi sentieri, battuti e ribattuti, riciclati e ripittati, appoggiato beatamente sulle costosissime stampelle fornite gentilmente dalla megaproduzione, a chi importa, suvvia. L’incasso innanzitutto, il resto sono solo chiacchiere e congiuntivite.
Quella che ci si può beccare con gli occhialetti.
Cape Canaveral, abbiamo un problema.
Già, che ci s’inventa ora? Mostri dall’ignoto spazio profondo che minacciano di distruggere la Terra? Armi sempre più tecnologicamente all’avanguardia? Gli eroi in nero che eroicamente s’immolano erogando magnanimità per la salvezza del pianeta (tanto so’ di gomma)? Bizzarrie a gogò nel disegnare gli extraterrestri? Fragili sottotesti per comprendere la personalità e il vissuto di uno dei protagonisti? Prendere qualche famosa star e implicarla nelle vicende narrate per alzare il livello di stravaganza e richiamo? (oltre alla Germanotta di cui sopra, c’è un Andy Wharol in realtà man in black sotto copertura, e si cita Mick Jagger: il giocherello ha decisamente stancato) …
Uh, ecco la trovata geniale: il salto nel tempo! L’agente J torna indietro nel 1969 per inseguire il (patetico) grugnante cattivone che vuole cambiare il corso degli eventi, per scongiurare l’invasione aliena, e nel contempo venire a conoscenza degli oscuri segreti del collega K (e che nel pietoso finale lo coinvolgeranno direttamente). Semplice, no?
E ci hanno messo due lustri per pensarci …
La storia è puerile e banalotta; tutto già visto e sentito. E subìto.
Il fetore di decomposizione - delle idee, della (evidentemente incancrenita) capacità di scrittura, del grado di creare coinvolgimento e piacevole intrattenimento - è forte, acre, repellente. Quello che passa sullo schermo non diverte né emoziona e nemmeno solletica quella parte di noi (pre)disposta a lasciarsi andare al più sano, “ignorante”, mero svago.
Men in Black 3 è un film sostanzialmente inutile, pure parecchio noioso, pervaso da una standardizzata vena comica, blanda e fugace. Non riesce a rendere interessanti o almeno vagamente avvincenti tanto l’abituale mondo quotidiano quanto gli anni sessanta di cui anzi ne spreca le potenzialità con un’ambientazione approssimativa e precipitosa.
L'unico elemento che desta (e merita) attenzione è Josh Brolin, curiosa e credibile versione giovanile del butterato e rude Tommy Lee Jones. Il quale, dal canto suo, appare evidentemente svogliato e forzato a rientrare nei panni dell’agente K. E dagli torto … Tra le nuove entrate nel cast della saga da registrare Emma Thompson, nel ruolo del nuovo capo dei men in black e Alice Eve in quello della sua controparte del passato (tra l‘altro non tornano i conti!): la prima non spicca, anche se non ha certo bisogno di presentazioni; la seconda è un soprammobile con la fossetta.
Naturalmente grande spazio al divo Will Smith, probabilmente il solo a crederci davvero, a cui sono riservate le pochissime battute decenti; ma i tempi d’oro sembrano lontani, ed affonda giù col giocattolone. Che è meglio venga (ri)tumulato quanto prima.
- negative [1]
- sufficienti [1]
- positive [1]
- leggi tutte le opinioni
28 maggio 2012 Opinione di M Valdemar su "Men in Black 3"
Riesumare salme in putrefazione, strappandole alla preziosa opera degli insetti necrofori della mente che erodono memorie avvolgendone i frammenti che ne rimangono in una sorta di sigillante sudario-limbo che non deve essere violato, rivela la natura zombesca dei (furono) grandi studios americani. Riprendono un corpo, già bell’e sepolto da un decennio (nella sua ultima, pessima manifestazione), lo truccano, lo arricchiscono di effetti (poco “speciali“, ammesso che il termine abbia...
voto al film: 
28 maggio 2012 Opinione di negro su "Men in Black 3"
Non mi dispiace questo filone americano che punta sempre di piùsull'umorismo a discapito degli effetti speciali. Non ho apprezzato i precedenti episodi ma quest'ultimo (ultimo spero!) chiude in maniera convincente la saga riuscendo a dare spessore anche psicologico ai precedenti due capitoli che ne erano sprovvisti.
voto al film: 
25 maggio 2012 Opinione di UScomedy su "Men in Black 3"
Giunge al terzo capitolo la saga degli "uomini in nero" che difendono la terra dagli attacchi alieni, tenendo nascosta (quasi sempre...) la minaccia incombente: a dieci anni di distanza dal secondo, infatti, il trio Barry Sonnenfeld (regista), Will Smith e Tommy Lee Jones (sempre efficaci come coppia da "buddy movie") è tornato, nonostante una serie di problemi produttivi che hanno fatto dilatare i tempi di realizzazione. Per "Men in Black 3" si è passati anche al 3D stereoscopico, segno...
voto al film: 
- negative [1]
- sufficienti [1]
- positive [1]
- leggi tutte le opinioni
-
Voto:

-
Voto:

-
Voto:

-
Voto:




















