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Dream House (2011)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Dream House: assente
Ritmo ritmo in Dream House: assente
Impegno impegno in Dream House: assente
Tensione tensione in Dream House: assente
Erotismo erotismo in Dream House: assente

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto nd a Dream House (voti: 3 media: 2,33) 3

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Trailer Originale | Sottotitoli Francese

Dream House Trailer Originale | Sottotitoli Franceseplay

La trama

Per lo scrittore Will Atenton (Daniel Craig), trasferitosi da New York in una deliziosa cittadina del New England con la moglie Libby (Rachel Weisz) e le due piccole figlie, la nuova casa rappresenta il coronamento di anni di sacrifici e sogni... Questo fino a quando non scopre che è stata tempo prima lo scenario di un atroce delitto, in cui è stata sterminata un'intera famiglia ad eccezione del padre, ritenuto il responsabile dell'accaduto. Deciso a far luce sull'episodio, Will si imbatte nella reticenza dei suoi nuovi concittadini e l'unico aiuto proviene da Ann Paterson (Naomi Watts),  vicina di casa amica dei defunti, con cui ricostruendo la dinamica di quei lontani giorni scopre che il destino dell'assassino è collegato a quello dell'uomo che sarebbe andato a vivere in quell'abitazione e che la vita di Libby e delle bambine è appesa a un filo. 

L'opinione più votata

Di degoffro scritta il 08/03/2012 - utile per 9 utenti

Voto al film: voto mediocre

Se non si è del tutto sazi del binomio case/fantasmi, “Dream house” può avere ancora un minimo senso. Altrimenti meglio lasciar perdere. Jim Sheridan si confronta, per la prima volta in carriera, con il genere: il risultato è onesto, diligente, omologato, derivativo, senza pretese e senza sorprese.
Scritto da David Loucka (a fine anni ottanta aveva firmato la sceneggiatura del simpatico “Quattro pazzi in libertà”, unico titolo degno nella sua limitata filmografia) e prodotto, tra gli altri, da Ehren Kruger (come sceneggiatore, da “Scream 3” a “The ring” e relativo seguito fino a “The skeleton key”, ha sempre bazzicato nel genere thriller/horror tra pochissimi alti – “Arlington road” – e molti bassi – il resto), “Dream house” fatica a percorrere strade diverse da quelle consuete e già mille volte battute, ma nella prima parte conserva una sua dignitosa seppur telefonata tensione.
Will Atenton lascia il suo incarico da editore a New York con un cospicuo assegno di liquidazione e si trasferisce con la sua famiglia in una splendida villa nel New England per scrivere il suo primo romanzo e passare più tempo con la moglie Libby e le sue due figlie Dee Dee e Trish. Libby è entusiasta della nuova condizione e felice della scelta di Will di lavorare a casa, tanto da poter affermare: “Mi sento al sicuro quando sei qui.” Non l’avesse mai detto. In una notte buia e tempestosa, la figlia più piccola crede di vedere l’ombra di un uomo fuori dalla finestra. Will cerca di tranquillizzarla ma il giorno dopo trova impronte di scarpe sulla neve. E inizia ad agitarsi pure lui. Quando, qualche giorno dopo, scopre nella cantina di casa alcuni adolescenti che proprio lì, di notte, organizzano strane e inquietanti funzioni funebri tra candele manichini e bambole di pezza e, cacciati via in malo modo, gli parlano di vecchi omicidi irrisolti il cui colpevole è ancora in libertà, Will, visibilmente sempre più preoccupato, decide di iniziare ad indagare. Soprattutto dopo che la piccola Dee Dee sente la figlia della vicina che, parlando al telefono, sostiene che “chiunque vive in questa casa viene ucciso” e dopo che la moglie giunge all’amara constatazione che “c’è qualcosa che non va in questa casa”. Scopre così dalla vicina Ann Paterson, madre divorziata in lotta con il marito per l’affidamento della figlia, che sono passati esattamente 5 anni dalla tragedia avvenuta nella sua abitazione, quando una madre e le sue due figlie vennero assassinate. Le indagini giunsero alla conclusione che il colpevole fosse il padre, Peter Ward. Will, constatata la riluttanza della polizia locale nell’aiutarlo, decide di andare a trovare Peter Ward nella clinica psichiatrica in cui è stato rinchiuso per venire a capo della matassa. La sorpresa, ahimè, non sarà per lui piacevole.
L’immancabile, pilotato, ma gustoso colpo di scena che capovolge la prospettiva degli eventi è a metà film e non in conclusione (ma attenzione, il trailer rivela sciaguratamente già tutto, rovinando l’unica effettiva sorpresa), il che purtroppo non è un bene perché la curiosità lascia spazio alla noia, il mistero si fa sempre più loffio, la suspense non tiene il passo, anche perché lo svilupparsi dello stanco intreccio si fa ancor più monocorde e prevedibile. ESPANDI +
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SI

Opinioni su Dream House


8 marzo 2012 Opinione di degoffro su "Dream House"
degoffro

Se non si è del tutto sazi del binomio case/fantasmi, “Dream house” può avere ancora un minimo senso. Altrimenti meglio lasciar perdere. Jim Sheridan si confronta, per la prima volta in carriera, con il genere: il risultato è onesto, diligente, omologato, derivativo, senza pretese e senza sorprese. Scritto da David Loucka (a fine anni ottanta aveva firmato la sceneggiatura del simpatico “Quattro pazzi in libertà”, unico titolo degno nella sua limitata filmografia) e prodotto,...

voto al film: degoffro assegna il voto mediocre a Dream House (2011)

2 commenti
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