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Nel nome del padre - Nuova versione (2011)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Nel nome del padre - Nuova versione: assente
Ritmo ritmo in Nel nome del padre - Nuova versione: presente
Impegno impegno in Nel nome del padre - Nuova versione: molto forte
Tensione tensione in Nel nome del padre - Nuova versione: molto forte
Erotismo erotismo in Nel nome del padre - Nuova versione: minimo

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Nel nome del padre - Nuova versione

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Nel nome del padre - Nuova versione (voti: 2 media: 4,50) 2

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La trama

In occasione del Leone d'Oro alla carriera, consegnatogli alla 68ma edizione del Festival del Cinema di Venezia, il regista Marco Bellocchio rimette mano al suo capolavoro del 1973, con lo scopo di attualizzarlo e ripulirlo dagli appesantimenti ideologici, presentando una versione tagliata di ben 20 minuti della storia del ribelle e indomito Angelo (Yves Beneyton), rinchiuso in un collegio di lusso per aver preso a calci e schiaffi il padre. 

Accorciato dal regista dopo l’anteprima al New York Film Festival del 12 ottobre 1971 dai 115 minuti originari ai 107 della prima proiezione pubblica del 7 settembre del 1972, Bellocchio ha scelto di rimettere le mani per la terza volta su un film ambizioso e complesso oggi ridotto a 83 minuti. Il nuovo montaggio elimina numerosi momenti che servivano a sottolineare la dimensione claustrale dell’istituto. Girato a Roma presso l’ex liceo Massimo, Nel nome del padre, oggi ancor più di ieri, si conferma politicamente ineludibile oltre che capolavoro visionario di Marco Bellocchio, uno dei nostri creatori di forme filmiche più audaci e necessari di sempre.

L'opinione più votata

Di LorCio scritta il 20/09/2011 - utile per 6 utenti

Voto al film: voto buono

Il cinema di Marco Bellocchio, col passare degli anni, si è caricato di movimento. È un cinema di movimenti soprattutto fisici, esplicitati da uno stile anarchicamente rigoroso nella sua rapidità ellittica. Se nella prima parte della sua complessa quanto esaltante esperienza artistica, l’uomo di Bobbio privilegia il movimento interiore, che sia esso esplicato da un punto di vista prettamente politico o da un’ottica sociologicamente intima, nella fase successiva (quella contemporanea) pone l’attenzione ulteriormente sul corpo e al contempo sul movimento cinematografico più dinamico. Appartengono a questa fase film come Diavolo in corpo (sorta di spartiacque) e Vincere (opera totale, compiuta, capitale), tanto per essere più concreti. La nuova edizione del suo terzo film batte proprio questa strada: non esita, il buon Marco (che col tempo si è riconciliato con se stesso e con il suo posto nel mondo), a definire l’edizione ufficiale uscita nel 1972 noiosa ed irrisolta in alcuni passaggi, che rispondevano alle esigenze di un giovane intellettuale di sinistra appena disintossicatosi dalla militanza maoista e bisognoso di drogarsi di arte. Non ho visto il primo film, ma Nel nome del padre, oggi, assume un valore fondamentale nel percorso più recente del regista, perché risponde alle esigenze di un maturo signore bisognoso di un cinema se non riconciliato (è impossibile attribuire ad un film del genere un aggettivo di questo tipo) almeno lineare, libero. Non è un caso che accomuni l’opera a Jean Vigo più che a Bertolt Brecht, nume tutelare degli engage sessantottini o giù di lì: il film è innanzitutto il racconto di un anno scolastico all’interno di un claustrofobico ed anacronistico collegio di gesuiti, vissuto pericolosamente dal momento in cui arriva il fascinoso e perverso Angelo, benestante con idee dominate dal potere e dalla ricerca del comando. Dimentica che lì dentro lui deve solo obbedire alle regole imposte dall’istituzione clericale, impersonate da un vice rettore duro quanto frustrato a forza di punire i figli di papà. Ciò non gli impedisce di governare la rivolta dei sottomessi dell’istituto, che siano essi collegiali o servi, peraltro questi ultimi matti da slegare e trattati come cani. A colpi serrati di metafora (siamo nel 1958, ma lo sguardo è rivolto a dieci anni dopo; il collegio è una rappresentazione delle istituzioni da abbattere; la morte di Papa Pacelli segna la fine di un’era dominata da un cattolicesimo intransigente e terrorizzante e di conseguenza anche la rivolta dentro il collegio), Bellocchio ha anche il primario obiettivo di mettere in scena un’allegoria severa in cui i preti o vivono in una dimensione subalterna che vorrebbe essere superiore alla realtà (il fratello matematico che dorme dentro una bara – il cui corpo non fa esattamente una gran fine) o sono bigotti e repressi (il vecchio fratello che rassicura i bambini sull’esistenza dell’anima e spiega agli adolescenti i de­leteri effetti della masturbazione) o sono troppo rigidi per essere furenti con il mondo (il vice rettore, talvolta deluso e talvolta feroce, finemente disegnato da Renato Scarpa); in cui i matti ritraggono la funzione di un sottoproletariato incapace di lottare da sé e per sé; e in cui i collegiali sono la borghesia che si ribella a se stessa senza avere il reale coraggio di arrivare fino in fondo (Aldo Sassi spara cinque colpi di pistola contro l’invadente e nevrastenica madre Laura Betti – tre minuti memorabili – senza mai colpirla), fin troppo trascinati dagli impeti delle ideologie vaghe e poco identificabili e soltanto aventi la necessità di uno sputo di libertà. ESPANDI +
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SI

Opinioni su Nel nome del padre - Nuova versione


20 settembre 2011 Opinione di LorCio su "Nel nome del padre - Nuova versione"
LorCio

Il cinema di Marco Bellocchio, col passare degli anni, si è caricato di movimento. È un cinema di movimenti soprattutto fisici, esplicitati da uno stile anarchicamente rigoroso nella sua rapidità ellittica. Se nella prima parte della sua complessa quanto esaltante esperienza artistica, l’uomo di Bobbio privilegia il movimento interiore, che sia esso esplicato da un punto di vista prettamente politico o da un’ottica sociologicamente intima, nella fase successiva (quella contemporanea)...

voto al film: LorCio assegna il voto buono a Nel nome del padre - Nuova versione (2011)

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