Eva (2011)
Con Daniel Brühl, Lluís Homar, Alberto Ammann, Marta Etura, Claudia Vega, Sara Rosa Losilla, Manel Dueso
La trama
Nel 2041, gli esseri umani convivono armoniosamente sulla terra con le creature meccaniche che ricercatori e scienziati sono riusciti a creare. Per mettere mano a un nuovo progetto universitario, l'ingegnere Alex ritorna al paese d'origine dopo dieci anni di lontananza e scopre come sia cambiata la vita del fratello David, ormai sposato da tempo con Lana e padre di una splendida bambina, Eva. Da subito tra zio e nipote si crea un forte rapporto di complicità che li porta a vivere insieme un'avventura che porterà alla luce di un'eccezionale scoperta.
UOMINI E ROBOT
I film di fantascienza, solitamente, formulano domande e propongono alternative per nuovi mondi ordinati secondo nuove precise regole. Questi universi di fantasia - spesso utopici, altre volte distopici - spingono l'essere umano alla riflessione, soprattutto quando in scena vi sono le interazioni tra gli esseri umani e i robot. Le domande che ci si pongono sono sempre la stesse: può l'uomo essere così attratto dalle macchine da stabilire con loro rapporti emotivi simili a quelli che ha con gli altri esseri umani? Sarà possibile in un futuro prossimo innamorarsi di un robot pur sapendo che si tratta di un emulatore o di qualcosa di artificiale? Come influenzano queste nuove relazioni i vecchi rapporti con gli uomini?
Queste sono le stesse domande da cui trae origine anche Eva, raccontando la storia di Alex, un ingegnere elettronico che vuole creare un robot sofisticato e all'avanguardia, in grado di conquistare cuore e anima dell'uomo.
NOSTALGIA DEL TEMPO CHE FU
Per dirigere un film di fantascienza, si ha però bisogno in un primo luogo di creare un universo lontano, diverso da quello a cui tutti sono abituati. Il filone del genere ci ha abituati a scenari futuri apocalittici e oscuri, in cui regna sovrana ogni forma di torbida violenza. Eva, invece, rifugge quest'idea e mostra per la prima volta un'ambientazione che, senza essere perfetta, suggerisce una corretta convivenza tra civiltà e natura, caratterizzata da pacifici rapporti umani e da un ambiente circostanze che è la naturale evoluzione di quello del presente. La parola chiave che sembra dettare le linee guida è normalità, non si ricerca la situazione estrema per far sì che lo spettatore possa immedesimarsi nel racconto e arrivare al nucleo delle emozioni.
I ROBOT
Ci sono fondamentalmente due tipi di robot: i funzionali e gli androidi. I robot funzionali sono stati creati per aiutare gli esseri umani per alcuni lavori, tra cui le pulizie e i trasporti. Sono stati progettati come macchine e il loro aspetto è distante da quello degli esseri umani. Gli androidi, invece, appaiono quasi come uomini e sono stati creati per agire come compagni, tanto che ad interpretarli sono attori in carne e ossa mentre i funzionali sono essenzialmente creazioni digitali. A parte Max, a cui presta volto e fattezze l'attore Lluis Homar, sono due i robot più importanti della storia: il gatto Gris e il prototipo SI-9. Gris è stato creato in maniera meccanica ed è una speciale combinazione tra un pupazzo mosso da tre operatori e una creatura digitale. SI-9, invece, ricorda da vicino C3PO di Guerre stellari (1977): è mosso da un'attrice ricoperta da una speciale tuta, su cui poi si è operato di effetti digitali.
L'opinione più votata
Di spopola scritta il 17/05/2012 - utile per 23 utenti
Voto al film: 
Presentato fuori concorso all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, è un film fatto di neve e di legno (così lo ha definito il suo autore) girato fra la Spagna e la Svizzera fra boschi secolari e suggestivi, paesaggi innevati e interni familiari di struggente bellezza, magnificamente fotografato (da Armau Valls Colomer) e ambientato in un futuro prossimo venturo, una volta tanto però privo di tragiche venature “post-apocalittiche”.
Lo spunto di partenza è certamente avveniristico infatti, ma non è asservito e nemmeno dominato da una ferrea logica basata su una tecnologia anche un tantino cervellotica spinta alle sue estreme conseguenze, come accade invece in una grossa fetta del genere fantascientifico soprattutto del presente. Se di fantascienza possiamo dunque parlare (perché anche quest’opera rientra a buon diritto e per più di una ragione in tale filone), la dovremmo definire così solo per convenienza narrativa, perché è davvero quasi totalmente estraneo agli schemi codificati del settore, il risultato a cui il regista approda. Provo a spiegarmi meglio: è indiscutibilmente fantascientifico il soggetto, visto che è una storia che parla di robot (la vicenda è infatti postdatata al 2041, quando si immagina che questi esseri artificiali siano ormai di casa), e fin qui niente di eccezionale, per altro, perchè le intriganti tematiche che affronta non sarebbero nemmeno particolarmente innovative in questo caso, se non fosse per un differente, sensibile e singolarissimo approccio alla materia come quello utilizzato dal regista, perché qui ci troviamo fortunatamente di fronte a un’opera che invece di strabiliarci sulle meraviglie possibili di un futuro in divenire, intende invece trattare e indagare soprattutto sulle relazioni e le connessioni esistenti (o che possono nascere) fra esseri in carne ed ossa e robot, e quindi si concentra con un’ottica decisamente umana e molto contemporanea fatta principalmente di sentimenti, sul rapporto (anche problematico) fra natura e scienza (vista ovviamente nella sua possibile evoluzione) che qui si trasforma alla fine anche in un confronto molto serrato fra un passato soffuso di nostalgia (e di occasioni perse) e un futuro che magari terrorizza anche un poco, ma immaginato comunque come “ecosostenibile”, che è poi quello che affronta in prima persona con tutti i dubbi etici e morali che si porta dietro, Alex Barel, il protagonista del film, un ingegnere cibernetico che ritorna nuovamente a casa dopo una lunga parentesi trascorsa lontano, impegnato fattivamente nella creazione di un bambino robotico dotato però di cervello ed emozioni (e quindi per più di un verso “molto umano”). Un futuro insomma che ci viene raccontato senza alcuna immaginifica costruzione fantasiosa, ma che vuole rappresentare invece una realtà molto vicina (anche “esteticamente”) a quella del nostro presente (gli spazi sono quelli naturali, così come le case, le automobili ed ogni altra cosa, sono esattamente quelle in cui noi viviamo la nostra quotidianità pur avendo al loro interno numerosi elementi robotici, dagli imponenti droni, al minuzioso dettaglio del lettore musicale o delle serrature delle porte), con continui riferimenti per altro che sembrano voler portare a galla un desiderio pressante di passato (corrispondente esattamente a quello vissuto anche dal regista nella sua giovinezza formativa) tra Volvo anni settanta decisamente un po’ “vintage”, e la suadente voce di David Bowie in sottofondo (splendida la colonna sonora di un’opera dove sono gli effetti speciali – tutti estremamente realistici e perfettamente inseriti nel contesto - ad essere al servizio del film e non il contrario). ESPANDI +
17 maggio 2012 Opinione di spopola su "Eva"
Se non vado errato, Eva è il primo, interessante lungometraggio girato dal regista catalano Kike Maillo. Presentato fuori concorso all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, è un film fatto di neve e di legno (così lo ha definito il suo autore) girato fra la Spagna e la Svizzera fra boschi secolari e suggestivi, paesaggi innevati e interni familiari di struggente bellezza, magnificamente fotografato (da Armau Valls Colomer) e ambientato in un futuro prossimo venturo, una volta tanto...
voto al film: 
6 aprile 2012 Opinione di OGM su "Eva"
La stessa atmosfera de I fiumi di porpora accompagna una nuova sperimentazione sulla creazione della vita. Da un laboratorio di una località montana della Spagna escono prototipi elettronici che sono copie perfette di persone ed animali. Nei loro circuiti sono racchiuse le emozioni, il cui livello è riprogrammabile, ed è possibile inserirvi anche il principio della libertà. Di mezzo, ancora una volta, ci sono l’amore ed il rancore per un abbandono, che un ritorno tardivo non riesce a...
voto al film: 
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