Terje Vigen (Victor Sjöström) è un giovane marinaio norvegese, padre di un bambino appena nato, quando, nel 1809, il suo paese viene attaccato dall’esercito napoleonico. La conseguente carestia lo costringe ad uscire per mare alla ricerca di approvvigionamenti. Un giorno, mentre sta tornando a casa con un carico di grano, la sua barca è attaccata da una nave nemica e lui viene catturato. Verrà liberato alla fine della guerra, dopo cinque anni di prigionia. Solo allora, rientrando al suo villaggio, scoprirà che la moglie e il figlio sono morti.
L'opinione più votata
Di OGM scritta il 17/07/2011 - utile per 4 utenti
Voto al film: 
La gabbia del personaggio. Dalla ballata poetica Terje Vigen di Henrik Ibsen, Victor Sjöström trae un dramma in cui il protagonista ha, come avversario e complice, il proprio stesso ruolo. Terje è un marinaio norvegese, a cui la sfida della navigazione offre quotidianamente la possibilità di dimostrare la sua forza e il suo coraggio: una prova di cui sente la mancanza nei periodi invernali, trascorsi sulla terraferma, finché l’arrivo di un figlio non lo investe di una nuova funzione. Essere padre diventa allora per lui un nuovo modo di sentirsi uomo, che, però, ben presto, dovrà confrontarsi con l’antica passione per il mare. Saranno la guerra e la conseguente carestia a fondere le due anime di Terje, facendone la sostanza di una precisa missione: prendere la barca e andare lontano, ad un certo punto, si renderà necessario per sfamare la sua famiglia. La sua assenza, però, causerà, indirettamente, la morte della moglie e del bambino. A Terje non è lasciata alcuna scelta: in ogni istante della sua vita, è il suo essere a decidere univocamente il suo agire, e finanche il suo aspetto fisico, che, nell’espressionistico ritratto d’apertura, è plasmato dalla durezza del clima oceanico. Il destino ne approfitta per assoggettarlo ai suoi crudeli paradossi, in cui il Terje-marinaio e il Terje-padre si ritrovano nemici, sui fronti opposti dei dilemmi che lacerano l’esistenza umana, primo fra tutti quello tra la vendetta e il perdono: un contrasto risolto da quell’unico punto fisso che è la certezza della propria identità, e che mette pace nel momento in cui Terje riconosce, in colui che ha di fronte, un’altra manifestazione di se stesso. Questo film racconta di un individuo specifico, indicato con nome e cognome, e definito esattamente dal posto che occupa nel mondo: non è la storia di tutti, ma è davvero soltanto la sua, collocata con estrema precisione nel tempo e nello spazio. Non a caso è introdotta da quel c’era una volta che è il marchio di tutte le vicende appartenenti alla realtà vera di questa terra: una realtà illusoriamente ammantata di universalità, ma dispersa, di fatto, in tante piccole e particolari concretezze.