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Là-bas. Educazione criminale (2011)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Là-bas. Educazione criminale: assente
Ritmo ritmo in Là-bas. Educazione criminale: forte
Impegno impegno in Là-bas. Educazione criminale: forte
Tensione tensione in Là-bas. Educazione criminale: forte
Erotismo erotismo in Là-bas. Educazione criminale: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Là-bas. Educazione criminale

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Là-bas. Educazione criminale (voti: 6 media: 4,33) 6

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locandina di Là-bas. Educazione criminale

La trama

La sera del 18 settembre 2008 sul litorale della Domiziana, nel casertano, un commando di camorristi irrompe in una sartoria, spezzando per sempre la vita a sei ragazzi di colore e ferendone gravemente un altro, che lì lavoravano in condizioni precarie. Quella stessa sera Yssouf, un giovane immigrato africano che è giunto in Italia con l'illusione di un lavoro onesto, vuole rompere i ponti con lo zio Moses, colui che lo ha invischiato in un giro di cocaina che gli garantisce un ottimo ritorno economico, ma che lo porta a stretto contatto con il mondo della malavita e in rivalità con il potente clan dei nigeriani.  

Dalla sopravvivenza alimentare all’esistenza criminale. Là-bas è l’istantanea di un circolo vizioso: Lombardi, all’opera prima, considera il magistero di Gomorra, adagia sulla materia brutalmente reale (perché reale è l’epilogo cruento) le dinamiche del genere, consapevole che le traiettorie del noir rivelano da sempre nuclei tragici quotidiani e universali. Là-bas si immerge nella realtà, ne rispetta l’impasto linguistico (si parla francese, inglese, napoletano, quasi per nulla italiano), asciuga la narrazione sino a farla aderire alla cronaca, facendo sopravvivere con parsimonia simboli incisivi: come quel ritorno finale, fuori dalle crudeli leggi del noir, differenza che è tangibile speranza. Saggio antropologico in vesti nere, cinema teso, verso il reale.

Incluso nelle taglist:

 

LAGGIÙ, NELL'AFRICA NAPOLETANA

La Bas, laggiù, è il posto in cui sognano di arrivare gli africani guardando all'Europa. Non importa dove, basta che sia laggiù. Capita, però, che quel laggiù non sia altro che una chimera, un inferno a poco meno di 20 km da Napoli, dove proliferano micro e macrocriminalità, capaci di giocare con le loro vite. Trattati come pedine da muovere in base alle leggi di un'economia sommersa, gli immigrati diventano solo strumenti per maggiorizzare i profitti di varie forme di mercato nero: prostituzione e traffico di sostanze stupefacenti, in primis, permettono a bianchi e neri di vivere un tacito accordo, fatto di regole non scritte da non violare.

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GOMORRA NERA

Nello stesso contesto del sottobosco criminale di Gomorra (2008) e proprio nel momento della strage, i cui responsabili sono stati condannati grazie alle testimonianze di chi per puro caso è riuscito a salvarsi fingendosi morto, Guido Lombardi ambienta la sua storia, raccontando dal punto di vista dei quasi ventimila immigrati africani il confine tra legalità e illegalità. Una comunità, quella africana, che Lombardi conosce bene da anni per il suo lavoro di cameraman e per le riprese effettuate a una delle loro feste di ballo, trasferite in dvd per essere poi vendute tra le bancarelle dei loro conterranei.

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ATTINENZA AI FATTI

Raccontando un episodio controverso, il regista ha dovuto girare quasi di nascosto. Le autorità locali non erano infatti propense a rilasciare permessi per concedere le location, con la paura che la raffigurazione della criminalità avesse ripercussioni negative per l'economia della zona, già in ginocchio per molti altri fattori contingenti. Eppure, la prima idea di Lombardi non era legata al racconto della strage. Era in fase di stesura di una sceneggiatura che raccontava la condizione degli immigrati, costretti a scegliere tra 10 euro da guadagnare con duro e onesto lavoro o 100 euro da ottenere in pochi minuti con attività illecite, quando è accaduto l'impensabile.

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La recensione di FilmTv

Di Giulio Sangiorgio - FilmTV n. 10/2012

Là-bas: l’Europa, l’Italia, Castel Volturno. Yssouf, giovane africano, raggiunge il Belpaese covando il sogno dell’arte, sperimenta la miseria dell’onestà, s’accovaccia sotto l’egida di un parente - gangster risoluto, zio amorevole - che lo invita a percorrere le sue stesse orme: da sfruttato a sfruttatore, da 10 euro al giorno a 100 all’ora. Dalla sopravvivenza alimentare all’esistenza criminale. Là-bas è l’istantanea di un circolo vizioso: Lombardi, all’opera prima, considera il magistero di Gomorra, adagia sulla materia brutalmente reale (perché reale è l’epilogo cruento) le dinamiche del genere, consapevole che le traiettorie del noir rivelano da sempre nuclei tragici quotidiani e universali. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di nickoftime scritta il 13/03/2012 - utile per 5 utenti

Voto al film: voto buono

Le mani sulla città. Sono quelle della camorra e di tutti quelli che come lei cercano di strappare un angolo di paradiso ad una terra condannata dall'egoismo degli uomini. Con ogni mezzo ed a ogni costo. Tra di loro si ritrova quasi per caso Yussouf, giovane africano giunto a Castel Volturno con il sogno di chi l'ha già preceduto in quel viaggio. La speranza di lavoro ed una vita dignitosa si infrangono con le difficoltà di una vita vissuta ai margini. Così quando il giovane chiede aiuto allo zio diventato nel frattempo un boss della locale comunità africana si ritrova immediatamente coinvolto in un traffico di droga a cui contribuisce smerciando la letale sostanza. Un'attività portata avanti con successo e determinazione, in cui entrano in gioco anche l'amore e l'amicizia, e che durerà fino a quando gli interessi dei nuovi arrivati non interferiranno con quelli delle potenti cosche presenti sul territorio. Da quel momento nessuno sarà più al sicuro.  

Scavalcando la cronaca a cui il film comunque si consegna nel finale, facendo confluire la vicenda di Yussouf nella strage di Castel Volturno del 2008 in cui persero la vita sei immigrati africani uccisi da una gang di camorristi,"Là-Bas" riscrive la parabola del figliol prodigo scandendola in altrettante tappe, ciascuna delle quali, la fratellanza accolta e poi rifiutata nei confronti di chi gli ha dato asilo, la progressiva discesa agli inferi lavorando per conto dello zio, la presa di coscienza ed il ritorno sui propri passi, concorre a delineare un gangster movie anomalo per l'assoluta mancanza di enfasi con cui è trattata la violenza. Collocato in un contesto fortemente caratterizzato dalla scelta di girare nei luoghi dove i fatti sono realmente accaduti e per la rinuncia al doppiaggio dell'idioma parlato all'interno della comunità africana ( principalmente il francese ma anche l'inglese, entrambi sottotitolati)ed immerso in un atmosfera di alienazione a cui non è estranea la decisione di diradare il paesaggio geografico così come quello riconducibile alla letteratura malavitosa, trasposta in maniera concreta nelle facce da sgherro dei camorristi senza nome che si interfacciano con lo zio Moses, il mondo di "Là-Bas" è lo specchio di una società che preferisce non guardare, nel film la presenza dello stato e delle sue istituzioni sono una chimera destinata a rimanere tale, rinunciando a difendere i più deboli per evitare di fare i conti con le responsabilità che ne derivano.
 
Evitando la retorica sull'immigrazione, raccontata dall'interno con un personaggio che ad un certo momento si trasforma consapevolmente (e per comodità) da vittima a carnefice, e la cui redenzione avviene solamente quando si troverà con le spalle al muro, l'esordiente Guido Lombardi traccia un quadro della situazione a dir poco sconfortante. Mettendo a confronto due realtà criminali, apparentemente diverse eppure uguali nel perseguimento delle rispettive finalità - la coercizione dello zio Moses nei confronti del nipote non differisce da quella ben nota messa in atto dalla controparte - il regista sembra dirci che il male appartiene agli esseri umani senza alcuna distinzione, e non risparmia neanche chi sceglie apertamente di non parteciparvi, se è vero che le vittime della strage erano persone assolutamente innocenti. Girato senza la frenesia che contraddistingue chi lavora sul campo e costruito su un insieme di immagini che nell'alternanza tra primi piani, e campi lunghi (rari ma significativi) riesce ad essere rappresentazione oggettiva ed insieme emozionale, il film di Guido Lombardi autore anche della sceneggiatura ha vinto il premio quale migliore opera prima all'ultimo festival di Venezia a cui ha partecipato nella sezione dedicata alla Settimana internazionale della critica. Una vittoria meritata.
(pubblicata su ondacinema.it)
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SI

Opinioni su Là-bas. Educazione criminale


13 marzo 2012 Opinione di nickoftime su "Là-bas. Educazione criminale"
nickoftime

Le mani sulla città. Sono quelle della camorra e di tutti quelli che come lei cercano di strappare un angolo di paradiso ad una terra condannata dall'egoismo degli uomini. Con ogni mezzo ed a ogni costo. Tra di loro si ritrova quasi per caso Yussouf, giovane africano giunto a Castel Volturno con il sogno di chi l'ha già preceduto in quel viaggio. La speranza di lavoro ed una vita dignitosa si infrangono con le difficoltà di una vita vissuta ai margini. Così quando il giovane chiede aiuto...

voto al film: nickoftime assegna il voto buono a Là-bas. Educazione criminale (2011)

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