I primi della lista (2011)
Con Claudio Santamaria, Francesco Turbanti, Paolo Cioni, Sergio Pierattini, Daniela Morozzi, Pierpaolo Capovilla
17/12/2011
I primi della lista - regia Roan Johnson allo "Spazio Uno" di Firenze dal 16 al 22 dicembre 2011
I primi della lista è l’esordio nel lungometraggio del regista pisano Roan Johnson (un nome da tenere d’occhio visto il leggero, ma felice esito di questa sua prima...
di spopola
La trama
1 giugno 1970. Negli ambienti dell'università di Pisa si diffonde la notizia che l'esercito italiano sia pronto a un colpo di stato come quello di qualche anno prima in Grecia e agli studenti più esposti viene consigliato di allontanarsi di casa per un paio di giorni, in modo da evitare l'arresto. Pino Masi, giovane cantautore di sinistra, rientra a casa e insieme a Renzo Lulli e Fabio Gismondi, due liceali affascinanti dalla sua musica, progetta di superare il confine e lasciare l'Italia. Si mettono in viaggio in auto ma, dopo aver evitato il confine jugoslavo, si dirigono verso l'Austria, dove si rendono conto di aver commesso un madornale errore.
L’esordio di Johnson poteva volare nella tragicommedia picaresca metaforicamente abboccata al nostro ombroso presente, ma si accoccola in un esitante film “di sceneggiatura” (incerto anche sul piano della mera ricostruzione storica d’ambiente) in cui è proprio il copione a funzionare solo a sprazzi. I veri protagonisti della vicenda che incontrano le loro controparti finzionali in un finale sulle note “anacronistiche” di Quello che non ho (1981) di De André sono un buon viatico: ma non emendano il vago senso d’inanità del tutto.
La recensione di FilmTv
Di Filippo Mazzarella - FilmTV n. 45/2011
L'opinione più votata
Di spopola scritta il 16/12/2011 - utile per 23 utenti
Voto al film: 
Realizzato con pochissimi mezzi (ha contribuito anche Paolo Virzì), il film ha infatti uno sguardo insolito, originalissimo e un po’ stralunato che “mette in scena” un’Italia grottesca ma genuinamente veritiera che è anche la fedele e divertente fotografia di un periodo caldo e un po’ travagliato della nostra storia come è stato quello dei primi anni ’70, già nel cono d’ombra degli Anni di Piombo, che viene rievocato con uno stile lieve e in po’ guascone, sospeso fra il racconto picaresco e la commedia, ma anche pieno di “realismo” (vi contribuisce l’inserimento di alcuni filmati di repertorio che riescono molto bene a contestualizzare l’epoca e a fare il punto – anche riflessivo - sulla strategia della tensione già in atto) che vivifica un tessuto narrativo costruito utilizzando molti dei tradizionali meccanismi espositivi tipici della commedia all’italiana, che si esplicitano in frequenti ed azzeccati momenti fortemente caratterizzati da una comicità un po’ buffonesca ma efficace, intrisa però da una punta di nostalgica tenerezza.
Il film rievoca una vicenda realmente accaduta, quella di tre giovani militanti pisani di Lotta Continua, che nel 1970 (e quindi a ridosso della strage di Piazza Fontana, e dei depistaggi “manovrati” che ne seguirono e che segnarono ulteriormente in negativo la tragedia) fermamente convinti che l’Italia fosse sull’orlo di un colpo di stato militare come già era accaduto in Grecia ad opera di Papadopoulos solo pochi anni prima, decisero di “migrare” scappando verso lidi più sicuri. In fuga a bordo di una 500 un po’ scassata con l’obiettivo di raggiungere la “mitica” Jugoslavia, per una serie di beffarde coincidenze, fermamente convinti che il golpe si fosse già compiuto, finirono invece poi per chiedere asilo politico all’Austria, mettendo in piedi un vero e proprio putiferio.
“Dormite fuori casa per tre, quattro notti. Se fanno il putsch vi vengono a prendere a casa uno per uno”: è questo il messaggio che arrivò a tutti compagni più esposti quando si temette il peggio, ed è pure il punto di partenza che utilizza anche il regista, o meglio ancora il motore trainante e l’occasione per un onirico “tre passi nel delirio” politico dove tutti i fantasmi della sinistra militante di quegli anni sembrano improvvisamente materializzarsi. (Barbara Corsi).
Le ossessioni e le paranoie (tutt’altro che ingiustificate) di quegli anni (perché un tentativo di golpe ci fu effettivamente nel dicembre del 1970, anche se fu poi sminuito come se si fosse trattato di un’operazione senile di pochi nostalgici, ma da cui prese comunque nuova linfa la strategia destabilizzante che diede poi origine ai sanguinosi fatti di Brescia, dell’Italicus e dell’attentato dinamitardo che distrusse buona parte della Stazione di Bologna) sono sciorinate con un tocco leggermente grottesco e un tantino surreale tutto giocato sugli equivoci e il paradosso (una colonna di blindati dell’esercito in viaggio per la parata del 2 giugno che viene scambiata per una minacciosa formazione militare in marcia verso la presa di Roma; le guardie jugoslave tutt’altro che amiche e accoglienti come ce le rappresentava invece la propaganda comunista dell’epoca, e così via) sufficiente ad astrarre dal mondo circostante i personaggi del racconto, per immergerli quasi in apnea in ambienti un po’ asettici, stilizzati e vuoti, come se fossero fuori di testa e fuori dal mondo, ma proprio per questo riuscissero iperbolicamente e quasi profeticamente a intravedere le crepe già in atto di un sistema alla deriva e già in un certo senso in cortocircuito (ancora Barbara Corsi) che possiamo ben comprendere anche noi che oltre quarant’anni dopo stiamo ancora vivendo un incubo grottesco ed inquietante di analoga portata surreale che sembra non finire mai e dal quale non riusciamo nemmeno a svegliarci pizzicandoci la guancia fino a farci male: ugualmente disarmati e “vigliacchi” come quei ragazzi, oltre che analogamente “perdenti” (o peggio ancora, “soccombenti”), non possiamo contare nemmeno sullo sguardo affettuoso di un regista che osi mettere in scena le nostre impotenti incertezze con analoga premurosa ironia, e dobbiamo quindi probabilmente rassegnarci a una sconfitta che non lascia straccia e non avrà mai la forza di diventare “Storia”. ESPANDI +
9 aprile 2012 Opinione di canaja su "I primi della lista"
Citrulli on the road. Bastano quattro parole per riassumere la divertente opera prima di Roan Johnson, anche sceneggiatore con Davide Lantieri. Il film, tratto da una storia vera, racconta l'avventura di tre bischeri pisani -vicini agli ambienti di sinistra- partiti il primo giugno 1970 alla volta della Jugoslavia per sfuggire ad un presunto colpo di stato. Arrivati al confine opteranno invece per la più democratica Austria, con l'idea di chiedere asilo politico. Pellicola a basso budget...
voto al film: 
5 aprile 2012 Opinione di bradipo68 su "I primi della lista"
Se in Grecia nel '67 i colonnelli prendevano il potere e nel '68 in Italia era in atto un cambiamento epocale di costumi e società, si capisce bene che nel giugno del1970 la situazione non doveva essere così tranquilla. E può accadere anche che vedere un lungo convoglio di mezzi militari che sta andando a Roma per la parata militare della festa della Repubblica venga preso per un segno inequivocabile di un golpe imminente nel segno della sempre viva strategia della tensione. Due ragazzi...
voto al film: 
1 aprile 2012 Opinione di gabricocchi su "I primi della lista"
Il pilastro fondante dell'esordio di Roan Johnson - la disillusione ironica e malinconica - ne costituisce nel contempo lo slancio caratterizzante e il principale ostacolo narrativo. E' evidente il malcelato sorriso, il garbato disincanto con cui vengono affrontate le peripezie del Masi, del Lulli e del Gismondi, con cui ne vengono evidenziate si l'intimà onesta, ma anche l'ingenuità un po' improvvida, che il distacco della storia ci ha puntualmente rivelato. Il punto forte della pellicola...
voto al film: 
16 dicembre 2011 Opinione di spopola su "I primi della lista"
I primi della lista è l’esordio nel lungometraggio del regista pisano Roan Johnson (un nome da tenere d’occhio visto il leggero, ma felice esito di questa sua prima fatica). Realizzato con pochissimi mezzi (ha contribuito anche Paolo Virzì), il film ha infatti uno sguardo insolito, originalissimo e un po’ stralunato che “mette in scena” un’Italia grottesca ma genuinamente veritiera che è anche la fedele e divertente fotografia di un periodo caldo e un po’ travagliato...
voto al film: 
11 dicembre 2011 Opinione di pace su "I primi della lista"
Potrei iniziare dicendo che 'io c'ero'...solo che allora non ci si vedeva così. Per dire che eravamo un pò tutti, chi più chi pieno, forse più i maschi che le femmine, contagiati da questa idea del colpo di stato imminente e di essere i primi della lista. Ci si fidava di chi 'ne sapeva di più' e, tutto sommato, non a torto. Leggero, divertente, ironico e ben interpretato.
voto al film: 
6 dicembre 2011 Opinione di zombi su "I primi della lista"
non male la storia di questi tre "sfigati" che scappano dall'italia in preda al panico, per la paura che anche da noi possa avvenire un colpo di stato. in effetti vien da ridere a pensare ad una cosa del genere. soprattutto magari per chi non conosce la storia di quegli anni. io pure, credo mi sarei fatto prendere dal terrore di finire in una dittatura dove dalla sera alla mattina sparisci e nessuno sa più dove sei. perchè poi conoscendomi non avrei nemmeno avuto il coraggio di prendere in...
voto al film: 
4 dicembre 2011 Opinione di satura su "I primi della lista"
Carino, poetico, non sarei severa con questo prodotto senza pretese, molto consapevole e autoironico. Cronaca (im)pietosa di una cilecca tenerissima che riporta col pensiero a un periodo della storia italiana in cui effettivamente la paranoia poteva essere protagonista della più banale ed innocua quotidianità. Ribadisco l'onnipervasività di questo sentimento, la tenerezza, che percorre tutta la pellicola e che trionfa nel riuscitissimo finale con originali ed interpreti a confronto. E...
voto al film: 
3 dicembre 2011 Opinione di barabbovich su "I primi della lista"
Nel giugno 1970, dopo una fuga di notizie, il cantautore pisano Pino Masi (Santamaria) si convince, insieme a due compagni d'avventura (Turbanti e Cioni, entrambi ottimi eosrdienti), che in Italia, dopo la Grecia, è imminente il colpo di Stato militare. I tre decidono così di riparare in Austria per chiedere asilo politico. Vengono invece arrestati per poi tornare in patria con la coda tra le gambe. Tratto dal racconto autobiografico dell'allora liceale Renzo Lulli, uno dei tre ...
voto al film: 
2 dicembre 2011 Opinione di willardwaldo su "I primi della lista"
Sullo sfondo di un'Italia che sta per finire nel buio degli anni di piombo, su uno scenario che fa da apripista agli attentati, stragi di stato e tentati colpi di stato, fra paranoie che si dimostreranno più fondate di quel che sembrano, si svolge questo film, che è una delle cose migliori viste in questo 2011. Scanzonato e ironico, ma allo stesso tempo lucido e preciso nelle ricostruzioni del periodo in cui si svolgono le vicende, "I Primi Della Lista" è ispirato ad una storia vera,...
voto al film: 


























