Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/" title="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>

Poongsan (2011)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Poongsan: assente
Ritmo ritmo in Poongsan: assente
Impegno impegno in Poongsan: assente
Tensione tensione in Poongsan: assente
Erotismo erotismo in Poongsan: assente

Il voto di FilmTV

Questo film non ha ancora ricevuto un voto.

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto nd a Poongsan (voti: 2 media: 4,00) 2

Il tuo voto

scrivi la tua opinione

locandina non disponibile

La trama

Sfidando la sorte e le forze di polizia, Poongsan travalica di continuo la linea di confine tra le due Coree per fare, dietro lauta ricompensa, da corriere di messaggi e informazioni per tutti coloro che hanno familiari che vivono dall'altra parte del Paese. Un giorno, inaspettatamente, Poonsan viene avvicinato dai servizi segreti sudcoreani che gli assegnano il compito di recasi in Corea del Nord a prelevare la giovane In-oak, l'amante di un disertore che ha trovato rifugio a Seul. Sulla strada del ritorno, i due però si innamorano andando incontro alla machiavellica vendetta dell'amante tradito. 

Scritto e prodotto da Kim Ki-duk.

L'opinione più votata

Di pazuzu scritta il 31/10/2011 - utile per 17 utenti

Voto al film: voto buono

Arirang, il delicato documentario-confessione girato in completa solitudine con cui il prolifico Kim Ki-duk interruppe un (per lui) inusuale silenzio durato tre anni, si concludeva con l'inquietante messa in scena del proprio suicidio, a sancire idealmente la morte del proprio cinema per via dell'incapacità di (ri)trovargli un senso: chiunque, avendo a cuore la sorte umana ed artistica del grande autore sudcoreano, ha assistito a quell'epilogo oscuro con una coda di legittimo smarrimento e timore, potrà avere da Poongsan una sostanziale iniezione di fiducia. Diretto dal suo fedele collaboratore Juhn Jai-hong (che sfruttò una sua storia già per il proprio esordio, Beautiful, del 2008), è il primo film 'canonico' da lui scritto e prodotto dai tempi dello sfortunato (sotto ogni aspetto) Dream.
«Se parlo alla telecamera mia moglie può vedermi in Corea del Nord?»: Poongsan inizia così, con un uomo anziano malato e allettato che, incredulo e commosso, si accinge a registrare un messaggio da recapitare dall'altra parte del burrascoso confine che divide in due la penisola coreana. Ad incaricarsi della consegna, dietro ricompensa, è un ragazzo solitario e silenzioso che missioni come questa se le va abitualmente a cercare recandosi appositamente sul ponte Imjingak, luogo simbolo della memoria e dell'illusione a cui ogni giorno miriadi di disperati affidano preghiere strazianti, auspicando un miracolo che li ricongiunga coi loro cari, tra le quali di volta in volta, in base alla convenienza economica e alla propensione d'animo, egli sceglie quella da esaudire, per poi subito partire alla volta dell'ennesima sfida alla DMZ (Demilitarized Zone), la zona cuscinetto cosidetta 'demilitarizzata', una terra di nessuno che si interpone tra i due stati per quattro lunghi chilometri disseminati di ostacoli naturali (le profondità del fiume Imjin e la fitta boscaglia) e artificiali (il filo spinato elettrificato e le trappole sparse ovunque), e presidiati di fatto da uomini in uniforme di entrambi gli schieramenti armati fino ai denti e sempre pronti a far fuoco. Quando, per un caso fortuito, i servizi segreti sudcoreani vengono messi al corrente di queste sua abilità, decidono di sfruttarle a proprio vantaggio proponendogli di andare a Pyongyang a prelevare In-oak, la giovane compagna di un maturo ex dirigente del partito comunista nordcoreano ora disertore. Salvata durante la traversata dal sicuro annegamento e strappata dalle mani degli agenti del nord, la ragazza, superata l'iniziale diffidenza, si accorge di provare qualcosa per il suo temerario salvatore.
Il secondo lungometraggio di Juhn Jai-hong si presenta come un curioso crossover di generi, che muove da un impianto action per flirtare con il mélo e montare al contempo una spy story dai forti connotati politici che culmina in un lungo finale da revenge movie atipico e beffardo, il tutto condito dall'ironia sottile e discreta di chi sceglie la leggerezza per dire cose oltremodo serie.
«Somigli molto a quel cane: sembra che abbia perso il padrone da tempo», dice In-oak all'enigmatico corriere osservando l'animale ritratto sul pacchetto di sigarette Poongsan che lui gli porge anziché rivelarle il proprio nome; perché come Poongsan egli è conosciuto, mentre la sua vera identità, come il suo passato e la sua provenienza, è un mistero per tutti: l'ostinato mutismo con cui reagisce ad ogni domanda è quello di chi ha finito le parole di fronte al dolore di famiglie immobilizzate e spaccate da una guerra fredda dalle radici lontane ingombranti e sclerotizzate dal tempo, e che alla frequente richiesta di schierarsi con uno o l'altro contendente risponde picche oltrepassando letteralmente ogni barriera e preferendo rischiare la propria vita per cercare di riunirne altre; la love story con la ragazza giunge inattesa e sostanzialmente indesiderata, per entrambi se non impossibile altamente improbabile perché incompatibile con le rispettive realtà (lui autoesiliatosi in un ruolo che rifugge giocoforza ogni appartenenza ed ogni legame, lei destinata alla mesta convivenza con un uomo arido maschilista e possessivo), finendo per precipitarli in un intreccio spionistico ben più grande della loro forza di volontà, tra i militari del nord frustrati ed intimamente sempre pronti al tradimento e quelli del sud disposti a qualunque sacrificio, purché non il proprio, pur di raggiungere l'obiettivo. ESPANDI +
Commenta l'opinione 4
SI

Opinioni su Poongsan


31 ottobre 2011 Opinione di pazuzu su "Poongsan"
pazuzu

Arirang, il delicato documentario-confessione girato in completa solitudine con cui il prolifico Kim Ki-duk interruppe un (per lui) inusuale silenzio durato tre anni, si concludeva con l'inquietante messa in scena del proprio suicidio, a sancire idealmente la morte del proprio cinema per via dell'incapacità di (ri)trovargli un senso: chiunque, avendo a cuore la sorte umana ed artistica del grande autore sudcoreano, ha assistito a quell'epilogo oscuro con una coda di legittimo smarrimento e...

voto al film: pazuzu assegna il voto buono a Poongsan (2011)

4 commenti
[utile per 17 utenti]


scrivi la tua opinione su Poongsan


Voti a Poongsan



login

hai dimenticato la password?