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Leaving (2011)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Leaving: assente
Ritmo ritmo in Leaving: assente
Impegno impegno in Leaving: assente
Tensione tensione in Leaving: assente
Erotismo erotismo in Leaving: assente

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La trama

Vilém Rieger è l'ex primo ministro di una nazione non meglio precisata, costretto a dimettersi dopo quindici anni di governo. Mentre lui e i suoi familiari e collaboratori si chiedono come affrontare la nuova situazione, il suo principale avversario politico, nonché suo probabile successore, si fa vivo con una proposta forse risolutiva, ma decisamente ricattatoria. 

Lo scrittore  ed ex presidente ceco Václav Havel esordisce alla regia con l'adattamento cinematografico del dramma teatrale che ha segnato il suo ritorno alla  letteratura dopo la lunga parentesi politica.

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L'opinione più votata

Di OGM scritta il 14/11/2011 - utile per 7 utenti

Voto al film: voto buono

Un primo ministro, dopo quindici anni di governo, è costretto a dimettersi. E Václav Havel, l’ex presidente ceco(slovacco) diventato regista, coglie l’occasione per servirci la sua pietanza agrodolce: una macedonia di luoghi comuni in salsa grottesca. La sua omonima opera teatrale soffre un po’ nel passaggio al grande schermo, restando imprigionata nella staticità del palcoscenico; ma quella rigidità, d’altro canto, contribuisce a suo modo a quel decorativismo caricaturale che, in questo film, caratterizza la figura principale insieme al suo goffo entourage. L’estetica dell’ambientazione risponde ad un manierismo fuori dal tempo, che incornicia, tra i cimeli della storia, l’imperitura icona dell’uomo di potere, con i suoi vizi privati e le sue pubbliche virtù. Vilém Rieger, ex Cancelliere di una nazione imprecisata, impersona il sovrano che, all’epoca dell’assolutismo, si sarebbe semplicemente goduto le comodità del suo castello e le gioie delle sue nutrite compagnie femminili, e al giorno d’oggi, in epoca repubblicana,  pur non facendosi mancare nulla, è oberato dall’obbligo della giustificazione: una parola dietro alla quale si cela la facciata ufficiale dell’ipocrisia. Vilém Rieger, eternamente impegnato, nel giardino della sua villa, a ricevere persone e a rispondere a domande, è l’individuo ridotto a pura immagine, che vive solo dell’apparire e forse non ha proprio bisogno dell’essere, visto che si ritira nei propri appartamenti solo per lavarsi e cambiarsi d’abito in vista dell’incontro successivo. La sua comunicazione, anche in ambito familiare, è ormai ridotta a retorica e menzogna. D’altronde queste sono le uniche forze a rimanere in piedi, quando tutto intorno crolla: Vilém continua impettito a intrattenere i presenti con i suoi discorsi, mentre il suo assistente è intento a sgomberare la sua residenza separando, con scrupolo quasi maniacale, i suoi beni personali da quelli appartenenti allo Stato. La burocrazia poco a poco erode il potere che è non più tale, liquidando, con un colpo di penna, tutte le pretese di grandezza. L’impietosa concretezza numerica della contabilità distrugge l’alchimia delle parole: le tasse che si dovevano abbassare per aumentare le entrate dell’erario lasciano d’un tratto il posto alla fornitura di 100 gomme e 50 penne a sfera che forse è opportuno restituire. Intanto il deposto premier viene assediato da una stampa tanto malconcia quanto morbosa, impersonata da un cronista incerottato e ingessato che, a nome dei lettori del suo giornale,  gli chiede quando sia andato per l’ultima volta a letto con la sua compagna. Gli unici momenti di pace ed intimità sono quelli che Vilém trascorre con Bea, la studentessa universitaria che lo ammira smisuratamente, che su di lui ha scritto la tesi, e che di tanto in tanto appare al centro della piscina, candida e riccioluta come la Venere del Botticelli. Ciò che resta sempre uguale ha spesso l’aspetto di una romanticheria kitsch, ed ha il gusto insieme mieloso e piccante di certi liquidi utilizzati per conservare i cibi: uno stucchevole insieme di tutti i sapori, fatto per chi è  indiscriminatamente avido di ogni cosa, e non distingue, come in questa messinscena, il look contemporaneo dalle mise di fine Ottocento. ESPANDI +
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SI

Opinioni su Leaving


14 novembre 2011 Opinione di OGM su "Leaving"
OGM

Un primo ministro, dopo quindici anni di governo, è costretto a dimettersi. E Václav Havel, l’ex presidente ceco(slovacco) diventato regista, coglie l’occasione per servirci la sua pietanza agrodolce: una macedonia di luoghi comuni in salsa grottesca. La sua omonima opera teatrale soffre un po’ nel passaggio al grande schermo, restando imprigionata nella staticità del palcoscenico; ma quella rigidità, d’altro canto, contribuisce a suo modo a quel decorativismo caricaturale che,...

voto al film: OGM assegna il voto buono a Leaving (2011)

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