Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/" title="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>

Fuck Cinema (2005)

[Cao ta ma de dian ying, Cina 2005, Documentario, durata 173']   Regia di Wu Wenguang
Con Wang Zhutian, Wu Wenguang, Zhang Yuan



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Fuck Cinema: assente
Ritmo ritmo in Fuck Cinema: assente
Impegno impegno in Fuck Cinema: assente
Tensione tensione in Fuck Cinema: assente
Erotismo erotismo in Fuck Cinema: assente

Il voto di FilmTV

Questo film non ha ancora ricevuto un voto.

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto nd a Fuck Cinema (voti: 1 media: 4,00) 1

Il tuo voto

scrivi la tua opinione

locandina non disponibile

La trama

Wang Zhutian è un giovane cinese che si è trasferito diversi anni fa a Pechino. Il suo sogno era studiare all'accademia del cinema, ma dopo aver fallito l'esame di ammissione, non ha avuto il coraggio di tornare a casa. Adesso è rimasto senza finanze, tanto che è costretto a dormire sul tetto di un edificio. Invano cerca un lavoro: ha bussato a tante porte, ma non è riuscito ad ottenere nemmeno un ruolo come comparsa. E la sua sceneggiatura autobiografica, presentata a diversi registi, non ha sinora riscosso nessun successo. Mentre Wang Zhutian continua i suoi giri in cerca di fortuna, un altro ragazzo, Xiao Wu, si guadagna da vivere vendendo dvd pirata. E decine di giovani aspiranti attrici sostengono un provino per un film, nel quale la prescelta reciterà la parte di una prostituta. 

Incluso nelle taglist:

L'opinione più votata

Di OGM scritta il 16/11/2011 - utile per 6 utenti

Voto al film: voto buono

Tre ore di documentario per mandare a quel paese il cinema: una crudele utopia che, nella Cina postcomunista, divora inutilmente le speranze di tanti giovani. Nel Paese più popoloso del pianeta si producono pochissimi film: le  principali cause sono la censura politica e le regole del business. La settima arte, soprattutto quella che è frutto della riflessione e della creatività, rimane così schiacciata tra i retaggi della storia e le deviazioni della modernità. Il principio della libertà non si applica all’espressione umana, ma solo al mercato in senso stretto, che obbedisce unicamente alle leggi del profitto. Il giovane Wang Zhiutan ha scritto una sceneggiatura, che però nessuno vuole trasformare in film: c’è chi dice che non c’è abbastanza sesso, chi dice che è troppo underground e chi, semplicemente, che non vale niente. Tutte le porte gli vengono sbattute in faccia, anche quando chiede, semplicemente, di poter fare la comparsa per rimediare qualche soldo.  E dire che il ragazzo, per inseguire il  proprio sogno, ha lasciato la famiglia e si è trasferito a Pechino; ora, dopo tanti mesi, le sue finanze si sono praticamente azzerate, tanto che è costretto a dormire all’aperto, sul tetto di un edificio del campus. Sarà per questo che ha deciso di adottare, come pseudonimo, un nome che significa colui che vorrebbe uccidere Dio. Il regista Wu Wenguang lo riprende durante le sue peregrinazioni, che lo portano nelle case dei registi, negli uffici dei dirigenti delle reti televisive, nelle sedi delle agenzie  cinematografiche. Wang Zhiutan non lascia nulla di intentato, però l’esito è negativo su tutti i fronti. Forse davvero il cinema cinese non esiste, se è vero che si fanno affari sono nel circuito clandestino delle pellicole pornografiche e delle copie contraffatte di film stranieri. Il ventenne Xiao Wu vive vendendo dvd piratati. Nella sua collezione ci sono esclusivamente titoli europei ed americani, a  parte qualche classico giapponese.  Gli sembrerà di lavorare in un settore che, nella sua patria, non ha storia: eppure si trasmettono tante fiction, e tante giovani donne, magari prive di qualsiasi formazione professionale, partecipano ai provini per diventare attrici, anche se si tratta di interpretare il ruolo di una prostituta. Il mito del grande schermo è un’utopia informe, che nessuno sa che cosa sia. È un’idea indefinibile, che non si può descrivere, eppure esercita un’attrazione fatale, soprattutto sulle nuove generazioni. Eppure è un nulla che si vende in cambio di denaro, un’illusione che ha il sapore della truffa e dell’illegalità, perché percorre sempre vie traverse, facendosi strada attraverso la furbizia, la fortuna o la corruzione. Per il talento e la vera ispirazione non c’è scampo: la passione non conta, perché la sua voce è destinata a rimanere inascoltata. Forse il vero motivo è che il cinema, per chi lo pratica, è soltanto un vizio, che non possiede alcun respiro umano: lo stesso Wenguang si scopre improvvisamente cinico, nel momento in cui, alla fine del filmato, Wang Zhiutan lo accusa di averlo sfruttato: quel povero ragazzo che, con il suo personale percorso di dolore e frustrazione, ha fornito, all’affermato regista,  il soggetto ed il ruolo principale del suo film,  si è sentito umiliato quando ha osato chiedere un piccolo aiuto, giusto un’opportunità per poter tirare avanti. ESPANDI +
Commenta l'opinione
SI

Opinioni su Fuck Cinema


16 novembre 2011 Opinione di OGM su "Fuck Cinema"
OGM

Tre ore di documentario per mandare a quel paese il cinema: una crudele utopia che, nella Cina postcomunista, divora inutilmente le speranze di tanti giovani. Nel Paese più popoloso del pianeta si producono pochissimi film: le  principali cause sono la censura politica e le regole del business. La settima arte, soprattutto quella che è frutto della riflessione e della creatività, rimane così schiacciata tra i retaggi della storia e le deviazioni della modernità. Il principio della...

voto al film: OGM assegna il voto buono a Fuck Cinema (2005)

nessun commento
[utile per 6 utenti]


scrivi la tua opinione su Fuck Cinema


Voti a Fuck Cinema



login

hai dimenticato la password?