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Holy Motors (2012)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Holy Motors: assente
Ritmo ritmo in Holy Motors: assente
Impegno impegno in Holy Motors: assente
Tensione tensione in Holy Motors: assente
Erotismo erotismo in Holy Motors: assente

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto nd a Holy Motors (voti: 1 media: 4,00) 1

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22/05/2012

Cannes 2012, Holy Motors: Il trailer con Eva Mendes, Kylie Minogue e Michel Piccoli

Straordinario e straniante. Solo due aggettivi per descrivere il trailer di Holy Motors di Leos Carax, in Concorso domani al Festival di Cannes. Dopo una prima clip virtuale, oggi arrivano le...

di Spaggy

La trama

Ventiquattro ore nella vita di un personaggio molto particolare (Denis Lavant), un assassino freddo e spietato che si muove nel tempo, viaggiando in continuazione. In ognuno dei suoi spostamenti assume un'identità del tutto differente: ora è un uomo, ora una donna, un giovane o un vecchio... con diversi ruoli e diverse posizioni sociali. Egli vive così di continuo vite in prestito, esistenze che non gli appartengono. È costretto a relazionarsi con persone che non conosce e non ama, eppure deve fingere di conoscerle e di amarle. E deve uccidere nemici che non sono i suoi. Alle volte però desidererebbe continuare a indossare i panni dei personaggi che interpreta, per riuscire ad avere un'identità, una famiglia, un senso e un po' di pace. 

L'OUVERTURE DEL REGISTA

Le luci di una sala cinematografica si abbassano per lasciare il posto alle immagini che arrivano dal grande schermo. Il pubblico immobile e con gli occhi quasi chiusi si ritrova stupito di fronte alla figura del regista Leos Carax, che invece ha la possibilità di vedere le persone in faccia e scrutare le loro emozioni, come nella straordinaria inquadratura finale di La folla (1928) di King Vidor. Questa è l'immagine che Carax aveva in mente quando ha pensato al prologo di Holy Motors, decidendo di aprire lui stesso le danze della sua opera. La sua è stata però una scelta dettata dal caso. Come suggeritogli da un'amica attraverso un racconto di Hoffman, in cui il protagonista scopre che la sua camera si apre in un teatro d'opera, Carax ha iniziato a scrivere la sceneggiatura del suo film pensando a una sequenza iniziale in cui un uomo si sveglia nel cuore della notte e si ritrova in pigiama in un grande cinema pieno di fantasmi. Istintivamente al personaggio affibiò il suo nome, Leos Carax, e di conseguenza lasciò la parte a se stesso, regalandosi una teatrale ouverture.

TANTI FILM IN UNO

Holy Motors è nato soprattutto dalle difficoltà incontrate all'estero dal regista francese, impossibilitato a portare a termine differenti progetti per via di due ostacoli principali: il reclutamento di un cast all'altezza e problemi di budget. Stufo di stare fermo, prendendo spunto dall'episodio "Merde" del film collettivo Tokyo!, ha deciso di rientrare in Francia e di realizzare un film poco costoso e con attori con cui aveva già deciso che avrebbe voluto lavorare prima o poi. Tra questi, vi è anche il protagonista Denis Lavant, a cui ha chiesto di rivestire diversi ruoli solo per il piacere della recitazione stessa. Ovviamente il budget ridotto ha comportato che usasse delle camere digitali, nonostante Carax manifesti esplicitamente il suo disprezzo per le nuove forme di tecnologia.

I MOTORI SACRI

Nonostante l'importanza che sin dal titolo si assegna ai motori, alla motorizzazione e alle macchine, Carax non aveva inizialmente assegnato un ruolo così rilevante ai mezzi. Prendendo spunto dall'aumento delle limousine americane - usate soprattutto come auto da cerimonia - per le vie delle città, Carax individua in loro il simbolo della deriva del post modernismo, sempre più appariscente e di cattivo gusto. Belle all'esterno ma obsolete come i vecchi giocattoli futuristi del passato, le limousine segnano la fine dell'era delle grandi e vistose automobili come segno di potere e ricchezza per divenire oggetto di consumo quasi di massa, depauperato dello status di un tempo. Da questa considerazione, nasce la volontà di immaginarle come grandi navi che accompagnano gli esseri umani verso il loro viaggio finale. Sono dunque divenute il cuore pulsante di un film quasi fantascientifico, in cui a essere in via di estinzione oltre alle limousine sono anche gli animali e gli umani, tutti "motori sacri" collegati da un destino comune e solidale: sopperire alla schiavitù di un mondo sempre più virtuale in cui attività ed esperienze reali sono destinate a scomparire.

SIMBOLI POST MODERNI

Simbolica per i significati di Holy Motors è la sequenza in cui il protagonista DL si ritrova con il corpo coperto di sensori bianchi per interpretare il personaggio di un attore impegnato in una sequenza di motion capture. A differenza del Chaplin di Tempi moderni, l'uomo post moderno non è più manovrato dagli ingranaggi di una catena di montaggio ma dai fili di una rete invisibile. Il personaggio di Monsieur Merde, invece, racchiude in sé paura, fobia ed elementi infantili. Rappresenta l'immigrato razzista ed è il frutto della regressione a cui è costretta una sbigottita umanità post 11 settembre, alle prese con terroristi che credono nei racconti di vergini in paradiso e con leader politici contenti di sfruttare a pieno i loro poteri.

 

L'opinione più votata

Di Tato88 scritta il 25/05/2012 - utile per 2 utenti

Voto al film: voto buono

Chi è un genio? Per me non è colui che tira fuori dal cilindro qualcosa di nuovo, ma che riesce in maniera innovativa ed efficace a mostrarci quel cilindro sotto un nuovo punto di vista, magari dall’interno, e a ricordarci una volta per tutte che da quel cappello può uscire qualcosa.
Carax è un genio. E neanche tanto visionario come regista. Non è nella messa in scena, tutto sommato semplice e poco raffinata, che risiede la sua esclusività. E nemmeno nella sceneggiatura, episodica, divagante e giocherellona. No, bisogna risalire fino al soggetto per qualificare questo film ad un vero e proprio tocco di genio (e non una genialata).
Lo spettatore è portato a seguire passo passo una giornata lavorativa di Monsieur Oscar (Denis Lavant). L’uomo viene guidato dalla premurosa Celine per un lungo itinerario di appuntamenti parigini a bordo di una lussuosa limousine. Ogni tappa prevede un nuovo mascheramento, una nuova identità e un nuovo ruolo da interpretare (ora una vecchia barbona, ora un folletto del sottosuolo, ora un vecchio zio in punto di morte…). Ma il povero Monsieur Oscar non fa in tempo ad immedesimarsi con i nuovi personaggi (che spesso lo coinvolgono profondamente) che già deve risalire in macchina alla volta di un altro appuntamento, addolorato per non riuscire a mantenere un carattere abbastanza a lungo da poterlo definire come un’identità.
L’abilità di Carax risiede nel non cedere alla facile tentazione di inserire misteri profondi o arcanamente simbolici nei risvolti della storia, trasmettendo allo spettatore la sensazione che non vi sia nulla di più da dire di quanto non venga già mostrato. E non è la scena finale (la più surreale del film) ha dare senso a tutto come spesso accade nei film metaforici in cui il regista scaglia un bel colpo di scena e nasconde la mano, perché il senso si è insidiato in noi durante le varie interpretazione del magnifico Lavant. Al contrario il finale sembra quasi giocare con il genere bunuelliano e rifuggire in maniera divertita e divertente qualsiasi significato (in puro stile Douglas Adams) e regalare all’opera una conclusione degna e simpatica. Il film ha dunque la qualità di farsi seguire con piacere e serenità, facendo dimenticare in breve tempo la domanda/motore-dell’azione “che mestiere fa Monsieru Oscar?” per consentire invece allo spettatore di dedicarsi all’osservazione di questa occupazione che, in un breve dialogo con Michel Piccoli (un breve cammeo), risulta essere nata per passione e poi diventata in tempi più recenti un lavoro di cui il protagonista non riscontra più un’utilità in quanto non vi sono più Beholders (letteralmente: coloro che osservano).
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SI

Opinioni su Holy Motors


25 maggio 2012 Opinione di Tato88 su "Holy Motors"
Tato88

Chi è un genio? Per me non è colui che tira fuori dal cilindro qualcosa di nuovo, ma che riesce in maniera innovativa ed efficace a mostrarci quel cilindro sotto un nuovo punto di vista, magari dall’interno, e a ricordarci una volta per tutte che da quel cappello può uscire qualcosa. Carax è un genio. E neanche tanto visionario come regista. Non è nella messa in scena, tutto sommato semplice e poco raffinata, che risiede la sua esclusività. E nemmeno nella sceneggiatura, episodica,...

voto al film: Tato88 assegna il voto buono a Holy Motors (2012)

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