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Io e te (2012)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Io e te: assente
Ritmo ritmo in Io e te: assente
Impegno impegno in Io e te: assente
Tensione tensione in Io e te: assente
Erotismo erotismo in Io e te: assente

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23/05/2012

Cannes 2012, Io e te: Intervista e photocall per Bertolucci

Si è appena svolta a Cannes la conferenza stampa di presentazione di Io e te di Bernardo Bertolucci, mostrato ieri alla stampa e oggi al pubblico. Come già accaduto con Reality, vi...

di Spaggy

La trama

Lorenzo, quattordicenne introverso e nevrotico che frequenta il liceo classico, sogna di condurre un'esistenza lontana dal caos e dai problemi di ogni giorno, dai conflitti con i genitori, dagli insulti dei compagni di scuola e dalle piccole bugie che è costretto a dire pur di continuare a vivere in pace nella propria dimensione fuori dal mondo. Durante le vacanze natalizie, l'ennesima bugia raccontata alla madre lo costringe a un'esperienza anomala: anziché andare in settimana bianca con altri tre compagni come crede tutta la famiglia, Lorenzo si rinchiude nella cantina di casa in piena solitudine per trascorrervi due settimane, portando con sé le scorte di cibo, il telefonino e una crema autoabbronzante. Improvvisamente nella cantina, però, irrompe la sorella maggiore Olivia, in cerca di un posto dove nascondersi a causa dell'ennesima crisi di astinenza. I giorni che verranno saranno utili a Lorenzo per guardare in faccia la realtà e trovare il coraggio di affrontare il mondo a testa alta una volta tornato fuori. 

Tratto dall'omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti.

BERNARDO BERTOLUCCI AL FESTIVAL DI CANNES 2012

Dopo la Palma d'Oro alla carriera ritirata nel 2011, Bernardo Bertolucci presenta Io e te fuori concorso al Festival di Cannes 2012. Ritornato sul set dopo oltre 10 anni di assenza e una malattia che lo costringe su una sedia a rotelle, il regista ha scelto di portare sullo schermo un romanzo breve di Niccolò Ammaniti, apportando però dei cambiamenti sia durante la stesura della sceneggiatura sia durante le riprese, come nel caso del finale nato da un'intuizione improvvisa. Protagonisti sono due giovani attori poco conosciuti al grande pubblico: l'esordiente Jacopo Olmo e la semiesordiente Tea Falco (intravista al cinema ne I Viceré di Faenza e in tv in un episodio della fiction Il giovane Montalbano). Nato inizialmente come lungometraggio da girare in 3D per restituire la claustrofobia dell'ambiente in cui si svolge la storia, Io e te ha finito con l'essere girato più tradizionalmente in pellicola e i motivi li spiega lo stesso Bertolucci nelle note di regia che accompagnano il film a Cannes e che disvelano parte del mistero che ha avvolto il film e le sue riprese.

UN FILM ITALIANO DA UN ROMANZO ITALIANO

«Quando la mia forzata immobilità è diventata la mia normalità, ho pensato che i miei giorni da regista fossero finiti. L'idea di non fare più film significava chiudere un capitolo e aprirne un altro, ma non sapevo quale. Per me, è stata una lotta digerire il fatto che avevo bisogno di una sedia a rotelle per muovermi. A poco a poco, ho imparato l'"arte" di accettare la mia condizione e da quel momento ho capito che era possibile fare film anche da una posizione diversa da quella normale. Seduto piuttosto che in piedi. Dopo aver girato Io e te mi sento nuovamente in corsa e pronto a fare un altro film il più presto possibile.

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LA CLAUSTROFILIA DI LORENZO

«Mi affascinava l'idea di trasformare l'ovvia claustrofobia di una piccola e soffocante cantina in una forma di claustrofilia, l'amore per il confinamento in spazi chiusi. In Io e te, ho fatto in modo che questa cantina avesse un aspetto diverso in ogni scena, rendendola un ripostiglio seminterrato destinato ad essere trasformato dal ragazzo, Lorenzo, e dalla luce. Volevo che lo spazio offrisse costantemente una sensazione diversa, in modo che sembri qualcosa di nuovo con il progredire della storia».

I DUE ATTORI PROTAGONISTI

«Ci sono voluti mesi di ricerca per individuare Lorenzo e Olivia. Ho incontrato praticamente ogni attrice italiana della stessa età della protagonista femminile, alcune molto famose e altre completamente sconosciute. La verità è che mi piaceva l'idea di trovare due facce nuove, mai viste al cinema...
Per quanto riguarda Lorenzo, non si contano il numero di ragazzi che ho incontrato. Era passato molto tempo dall'ultima volta che avevo visto degli adolescenti così da vicino. Non ero in grado di immaginare il volto di Lorenzo. Ma non ho avuto dubbi quando ho visto gli occhi grandi di Jacopo Olmo, i suoi capelli come quelli di Robert Smith dei Cure, quel faccino che mi ha fatto pensare un po' al giovane Malcolm McDowell ma anche, misteriosamente, a un personaggio di Pasolini.

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L'UNIVERSO GIOVANILE

«Io e te è un film sui desideri, sulle delusioni, sulle lotte e sui sogni di due giovani. Molti dei miei film sono incentrati sui giovani, sulle loro specifiche problematiche e sui loro stati emotivi, dai più evidenti The Dreamers e Io ballo da sola a Novecento, L'ultimo imperatore e Piccolo Buddha. Anche ora che ho più di 70 anni, continuo ad essere incuriosito da personaggi giovani e dalla sfida di catturare la loro vitalità, la loro curiosità. Ho davvero visto crescere Jacopo Olmo davanti alla macchina da presa durante le 10 settimane di riprese. Forse non sono mai cresciuto io!».

RAGAZZO SOLO, RAGAZZA SOLA

«Ho sentito Ragazzo solo, ragazza sola per la prima volta molto tempo fa alla radio, mentre in macchina giravo senza meta per le strade di Los Angeles. La cantava David Bowie in italiano, cercando di contenere il suo accento inglese. Era la versione italiana di Space Oddity. In originale diceva "Ground Control to Major Tom, This is Major Tom to Ground Control, etc." ma in italiano diventava "Dimmi ragazzo solo dove vai, perché tanto dolore?". La canzone fantascientifica di Bowie si era trasformata in una canzone italiana romantica. Il testo era di Mogol, che ammiro molto. Lui è un grande paroliere e la versione italiana della canzone sembra essere stata scritta per una scena specifica di Io e te. Nei miei film mi piace avere sempre una sequenza musicale. Come la grande tradizione americana dei musical ci ha insegnato. la musica crea un momento unico dove tutto è possibile».

IL 3D ACCANTONATO

«Ero entusiasta all'idea di provare alcune delle nuove tecnologie che si erano affermate nei miei dieci anni di assenza dal set. Ho anche originariamente pensato di girare Io e te in 3D. Abbiamo fatto diversi test a Cinecittà. Ma il processo globale è troppo lento per me. Nei miei film, ogni inquadratura dà vita a quella successiva, che a sua volta originerà la prossima... Non c'è tempo per le tecniche laboriose richieste dal muovere due camere 3D o per cambiare le lenti. Forse tra qualche anno... Poi, ho valutato l'ipotesi di girare in digitale ma quel tipo di nitidezza incontrollabile per me era insopportabile. Fino ad allora non avevo mai capito quanta nostalgia per l'impressionismo è contenuta nel 35mm. Così, ho deciso di continuare a lavorare con la vecchia e cara pellicola».

AMMANITI AL CINEMA

Niccolò Ammaniti è considerato lo scrittore italiano più adattabile al cinema. Io e te è la sua quinta fatica che si trasforma in film. Era accaduto già in passato con il racconto L'ultimo capodanno dell'umanità, contenuto nella raccolta Fango e portato sullo schermo da Marco Risi ne L'ultimo Capodanno, con il romanzo Branchie! trasposto da Francesco Ranieri Martinotti in Branchie, con Io non ho paura e Come Dio comanda resi per immagini da Gabriele Salvatores negli omonimi film Io non ho paura e Come Dio comanda. Ammaniti ha poi anche scritto il soggetto del thriller Il siero della vanità, realizzato nel 2004 da Alex Infascelli.

L'opinione più votata

Di Tato88 scritta il 25/05/2012 - utile per 4 utenti

Voto al film: voto buono

Una ne fa, cento ne pensa. Di questo film possiamo iniziarne a parlare adesso e finiamo tra cent’anni. Bertolucci torna a far danni procurando materiale a iosa per i dibattiti dei critici che sicuramente si divideranno in pro e contro, per la mente degli adolescenti alle prese con i primi film d’autore, per le conversazioni appassionate dei cinefili bohemien. Perché sotto (ma anche sopra, dietro, dentro, fuori e tutt’intorno) alla storia di una semplicità quasi banale quanto accattivante di un quattordicenne che si rifugia per una settimana nella cantina del proprio palazzo (soggetto tratto dall’omonimo romanzo di Ammaniti) si nascondono una miriade di spunti e argomenti di riflessione, che mi perdonerete se in questa anteprima mancherò di elencarne qualcuno. Ma una cosa è importante precisarla sin da subito: i vari temi toccati da Bernardo vengono tutti affrontati e portati a termine in maniera puntuale e soprattutto sono perfettamente coerenti gli uni con gli altri e contribuiscono in maniera definitiva a sintetizzare un’opera cinematografica di rara organicità. Mi gira la testa se penso alla quantità di chiavi di lettura che si potrebbero dare a questo film, così per conservare quel poco di salute mentale che mi resta è bene che ne scelga una, e magari proprio quella che mi piace di più. Come per la divina commedia, in cui vi si può leggere il semplice resoconto di un viaggio oppure la grande metafora della vita e dell’uomo, anche in Io e te possiamo scegliere di vedervi l’altrettanto semplice (ma affascinante) storia di Lorenzo che finge di andare in montagna con la scuola per rifugiarsi invece in uno spazio buio e angusto e passarvi una settimana di solitudine e tranquillità, oppure l’opera terapeutica di un autore che aveva perso i contatti con il mondo e aveva bisogno di realizzare un film per riscoprire il “mare”. In realtà Lorenzo, per dirla come lo dice Olivia (una debuttante Tea Falco, bella e da dannazione eterna, ricorda molto le muse tanto care a Bertolucci dalle movenze e lineamenti sfuggevoli e inafferrabili come Eva Green e Liv Tyler), la sorellastra maggiore che proprio in quei giorni sceglie lo scantinato come luogo in cui tentare la disintossicazione a lungo rimandata, deve scoprire la vita; il mare invece l’ha scoperto Antoine Duanelle alla fine del primo episodio del ciclo a lui dedicato, con cui questo film ha qualcosa in comune. All’inizio l’ambientazione contemporanea, la fotografia standardizzata e gli attori evidentemente non professionisti destabilizzano non poco le aspettative che si riservano ad un nuovo film del regista di The Dreamers, de L’ultimo imperatore, Piccolo Buddha o Io ballo da sola, ma poco dopo si intuisce che il ragazzo dalla faccia tutta brufoli nasconde qualcosa, una verità interiore che vogliamo scoprire. Una verità che si nasconde (e si rivela) nella sua metodicità, nella sua capacità di organizzazione e nella sua furbizia. Lorenzo beve succo alla pera in vetro, mangia carciofini e tonno in scatola, e di ogni confezione necessita di sette unità, “sette di tutto”. ESPANDI +
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Opinioni su Io e te


25 maggio 2012 Opinione di Tato88 su "Io e te"
Tato88

Una ne fa, cento ne pensa. Di questo film possiamo iniziarne a parlare adesso e finiamo tra cent’anni. Bertolucci torna a far danni procurando materiale a iosa per i dibattiti dei critici che sicuramente si divideranno in pro e contro, per la mente degli adolescenti alle prese con i primi film d’autore, per le conversazioni appassionate dei cinefili bohemien. Perché sotto (ma anche sopra, dietro, dentro, fuori e tutt’intorno) alla storia di una semplicità quasi banale quanto...

voto al film: Tato88 assegna il voto buono a Io e te (2012)

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