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Snack bar blues (1980)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Snack bar blues: assente
Ritmo ritmo in Snack bar blues: presente
Impegno impegno in Snack bar blues: forte
Tensione tensione in Snack bar blues: forte
Erotismo erotismo in Snack bar blues: minimo

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto nd a Snack bar blues (voti: 2 media: 4,00) 2

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locandina di Snack bar blues

La trama

Provincia americana profonda, fine anni ’70. Famiglia sgangherata: Don Barnes guida un enorme camion e beve come una spugna. La moglie Kathy lavora in un fast-food ed è tossicomane. La figlia Cindy è ribelle, un maschio mancato che adora quel padre sbevazzone e trasgressivo, ma complice. Un giorno, completamente ubriaco e alla guida del suo bisonte su gomma, Don sperona uno scuolabus, causando la morte di una quindicina di bambini. Si becca (solo) cinque anni di carcere. Moglie e figlia lo aspettano, la prima continuando a bucarsi, andando a letto con il gestore del fast-food e qualche altro soggetto, la seconda trascurando la scuola, ascoltando canzoni di Elvis Presley ed esaltando il nascente fenomeno «punk». Quando il padre viene scarcerato, la famiglia tenta di riprendere una vita normale, ma i problemi non tardano a riaffacciarsi, fino a travolgere i tre protagonisti. 

Terzo film diretto da Dennis Hopper, dopo il leggendario «Easy rider» e il fiasco commerciale di «The last movie», «Out of the blue» è un film molto pessimista, che mette crudelmente in scena l’autodistruzione di personaggi votati al fallimento. Misconosciuta opera di alto livello dell’autore americano, si avvale di un ottimo livello recitativo e di una solida regia. Bella colonna sonora, affidata a Neil Young, ma che spazia da Elvis Presley al punk, passando per la country music.

L'opinione più votata

Di hupp2000 scritta il 04/12/2011 - utile per 5 utenti

Voto al film: voto buono

In concorso al Festival di Cannes nel 1980, il terzo lungometraggio diretto da Dennis Hopper sembra oggi quasi dimenticato, pur trattandosi di un film ben costruito, ben recitato e assai significativo nella carriera del suo autore. I personaggi messi in scena hanno molto in comune con quelli visti undici anni prima nell’epocale « Easy rider ». Trasgressivi, strafatti, « undeground » quanto si vuole, ma i tempi sono cambiati. Lo stesso Dennis Hopper (Don) appare in veste di ex-hippie quarantenne, ormai ben distante dall’immagine di figlio dei fiori fumatore d’erba. Oggi, è sprofondato nel ben più dannoso alcoolismo e ha sulla coscienza la morte di 16 bambini, speronati nel loro scuolabus dal suo spropositato camion. Cinque anni di carcere. La moglie Kathy (Sharon Farrell) è alle prese con la sua dipendenza dall’eroina. Assistiamo ad un rovesciamento ideologico : l’autore, regista e attore prende le distanze dalla contro-cultura degli anni ’60-’70. Non va dimenticato che, a partire da questo periodo, si dichiarerà sempre repubblicano, facendo però marcia indietro, poco prima di morire, con il suo sostegno a Barak Obama. In « Easy rider », i protagonisti erano certamente ai margini della società, ma ne erano anche vittime disarmate di fronte ad una provincia violenta e reazionaria. Qui, si mostrano invece figure mediocri e deboli, vittime in primo luogo di loro stesse e votate all’autodistruzione. Il loro ambiente non è più quello delle comuni autogestite, degli sconfinati paesaggi attraversati in moto, delle ammucchiate psichedeliche, della musica rock, bensì quello assai più rude delle stazioni di servizio, dei « fast-food », delle discariche invase da migliaia di gabbiani, del sesso vissuto con rabbia e senza libertà, della musica « punk », dell’alcool e dell’eroina. Protagonista assoluta del film è Cindy ( Linda Manz), la figlia adolescente di Don e Kathy. Scavalca musicalmente la generazione dei suoi genitori : fan di Elvis Presley da un lato, ammiratrice del neonascente stile punk dall’altro. Il rock non è mai esistito. Detesta la disco-music, odiosa colonna sonora della sua epoca. Cindy è assessuata : maschio mancato, sì, ma non nessariamente lesbica. Sembra venerare suo padre, ma non è così. Sembra disprezzare la madre, ma se la porta dietro nello straziante finale. La recitazione di Linda Manz è stupefacente. Lo aveva già dimostrato nel capolavoro « I giorni del cielo » di Terrence Malick. Dietro la facciata della ragazza temeraria e più matura di quanto lasci intendere la sua età, nasconde il suo terrore nei confronti di un mondo che non le riserva alcuna prospettiva, di una famiglia allo sbando. Ragazza sfrontata, sì, ma bambina che si succhia ancora il pollice ! Esempio dello scanzonato cinema indipendente di quegli anni, « Out of the blue » si distingue nel finale per il cambio di registro improvviso : si rasenta l’horror. Non meno pesante la scena, ripetuta più volte e a rallentatore, del succitato speronamento. Come si sarà capito, la colonna sonora riveste un ruolo importante. E’ affidata a Neil Young che, oltre a prodursi in un paio di brani degni di nota, vi inserisce ovviamente Elvis Presley e compie scelte felici quando passa al genere punk : Joy Division, New Order, Bauhaus. Nei panni dell’inaggirabile psicologo che « segue » la disadattata protagonista, il caro vecchio Raymond Burr (Perry Mason, ma soprattutto « La finestra sul cortile »). Una curiosità : perché il titolo « Out of the blue » viene tradotto per la versione italiana con un titolo altrettanto anglosassone, « Snack bar blues » ?
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Opinioni su Snack bar blues


4 dicembre 2011 Opinione di hupp2000 su "Snack bar blues"
hupp2000

In concorso al Festival di Cannes nel 1980, il terzo lungometraggio diretto da Dennis Hopper sembra oggi quasi dimenticato, pur trattandosi di un film ben costruito, ben recitato e assai significativo nella carriera del suo autore. I personaggi messi in scena hanno molto in comune con quelli visti undici anni prima nell’epocale « Easy rider ». Trasgressivi, strafatti, « undeground » quanto si vuole, ma i tempi sono cambiati. Lo stesso Dennis Hopper (Don) appare in veste di...

voto al film: hupp2000 assegna il voto buono a Snack bar blues (1980)

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