Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/" title="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
scrivi la tua opinione

Opinione di OGM su Anna dei miracoli

[The Miracle Worker, USA 1962, Drammatico, durata 107', b/n]   Regia di Arthur Penn
Con Anne Bancroft, Patty Duke, Victor Jory, Inga Swenson




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

Non ancora bookmarkato  
2010-03-03 08:19:33 voto al film: voto ottimo

Sul film

Il silenzio di Helen Keller è, in realtà, un grido interiore ininterrotto, lungo quanto una vita; e il suo annaspare è una fuga disperata incontro a una luce inesistente, con le braccia protese nel vuoto verso un mondo inafferrabile. Dentro di lei le idee sono come farfalle impazzite, incapaci di posarsi sulle cose e di abbracciarle con le ali per comprenderne la forma. Per questo l’insegnamento di Anne Sullivan inizia dalle mani, che la bambina non dovrà più usare come armi selvagge, per pretendere e combattere, ma come strumenti intelligenti, per capire e comunicare. La percezione tattile fornisce conoscenza diretta e concreta, ma crea anche intima vicinanza, consentendo uno scambio di calore ed emozioni. L’affetto ha bisogno del contatto e si esprime con una carezza; la corporeità tangibile è il veicolo di ogni forma di amore, sacro o profano, dal verbo che si fa carne nel pane consacrato al richiamo istintuale dell’attrazione fisica. Toccare per scoprire anziché per possedere è il primo passo che allontana l’essere primitivo dalla bestialità e lo incammina verso l’eros del Simposio, che è desiderio di sapere. Platonica è anche la visione dell’apprendimento come ricordo, come riviviscenza dei concetti-ombra impressi nella mente umana fin dalle origini iperuraniche del cosmo. Le metafore della creatura nascosta dentro al guscio, e della persona prigioniera delle tenebre che attende una  liberatoria rinascita – con cui, nel film, l’educatrice Anne si riferisce alla sua allieva Helen – ripropongono proprio l’idea di un’umanità potenziale che è insita, in ugual misura, in ogni persona, indipendentemente dal suo aspetto e dalle sue facoltà sensoriali, verbali e motorie, e che le assicura una dignità a priori, a prescindere dalla sua capacità di interagire con l’ambiente. Questa è la categoria dell’essere, che basta a definire l’uomo e a rendere reale la sua vita, ed è, anche senza il fare o il dire, la modalità attraverso cui l’anima, eternamente, esiste.


SI

Commenti

Non è stato inserito ancora alcun commento. Vuoi essere il primo?


Lascia un commento

Per poter commentare occorre essere iscritti. Se non sei iscritto registrati, atrimenti fai login nel box in alto a destra



login

hai dimenticato la password?