Special Forces. Liberate l'ostaggio (2011)
Con Diane Kruger, Djimon Hounsou, Benoît Magimel, Denis Menochet, Raphaël Personnaz, Alain Figlarz, Alain Alivon, Mehdi Nebbou, Raz Degan, Tchéky Karyo
La trama
La giornalista francese Elsa Casanova (Diane Kruger) è stata presa in ostaggio dai talebani in Afghanistan. Su di lei pende una sentenza di morte che spinge le autorità francesi a inviare una squadra di forze speciali dell'esercito per cercare di liberarla e salvarla dall'imminente esecuzione. Il compito non è facile e i soldati si ritrovano costretti a un lungo inseguimento attraverso un territorio a loro ostile, con i talebani disposti a tutto pur di non farsi scappare la loro prigioniera, sempre più legata ai suoi salvatori.
Il debuttante Rybojad sfodera un gusto tipicamente transalpino per la narrazione ellittica, prediligendo sempre la storia alle (pur presenti) emozioni, condite da veniali peccati retorici. Riesce anche a obbedire ai nuovi, spersonalizza(n)ti standard di genere, mettendo in quadro azioni militari con un’elevata aderenza grafica e ritmica al reale, grazie a inquadrature in continuo movimento e a un montaggio frammentario e serrato che ben restituisce l’angoscia schizoide delle incursioni. Operazione riuscita: in Francia i generi sono ancora possibili, vitali e onesti.
RYBOJAD: DAI CORTOMETRAGGI AL PRIMO FILM
Stéphan Rybojad debutta nel cinema dopo un'intera carriere passata dietro la sala di regia dei documentari televisivi. Con il sogno di fare il regista cinematografico sin dall'età di 13 anni, ha cominciato presto a barcamenarsi con le riprese in Super 8 realizzando quasi 200 cortometraggi, che gli hanno permesso di capire come funzionasse il mestiere e di prendere dimestichezza con i mezzi necessari. Così come un capitano di una nave sa ricoprire tutte le mansioni utili a una corretta navigazione, Rybojad lavorando in televisione ha avuto la possibilità di specializzarsi nelle varie attività propedeutiche al mestiere di regista. Passando dall'essere un macchinista al diventare assistente operatore, approda poi alla regia dei documentari, dei video musicali e della pubblicità, tutti lavori che gli permettono di guadagnare i soldi da reinvestire nei cortometraggi che, fedele al suo sogno, continua a dirigere in attesa che arrivasse la possibilità di dirigere il film giusto, cosa che gli accade alle soglie dei quarant'anni.
IN PRIMA LINEA IN TAGIKISTAN
Ambientare la storia in Afghanistan è stata per Rybojad una scelta ovvia. Appassionato sin da piccoli dei libri di Joseph Kessel, il regista ha sempre avuto voglia di visitare il Paese ma varie ragioni gli avevano impedito di farlo. Prima la guerra con i russi e in seguito il regime talebano avevano anche impedito la realizzazione di alcuni documentari televisivi ma l'avvio del processo di ricostruzione sotto l'egida delle Nazioni Uniti ha spinto Rybojad a chiedere i permessi necessari per poter girare in suggestivi paesaggi. L'idea della giornalista prigioniera, invece, è stata suggerita dalle notizie di cronaca che spesso arrivano dai telegiornali e che raccontano di reporter rapiti e presi in ostaggio. Insieme ai militari, i giornalisti sono in prima linea sul fronte e si ritrovano spesso a collaborare con le Forze Speciali, dimostrando di avere competenza e di saper padroneggiare mezzi spessi lontani dal loro settore lavorativo di provenienza.
LO SHOCK DELLA FORMAZIONE MILITARE
Prima di iniziare le riprese, tutti gli attori, ad eccezione della protagonista Diane Kruger, hanno seguito un intenso corso di addestramento presso il commando di marines di Lorient in Bretagna, al cospetto dell'istruttore Marius che li ha aiutati a integrarsi con i veri membri delle Forze Speciali e a capire lo spirito di solidarietà che sta alla base del lavoro di squadra. A insaputa degli attori, il regista ha chiesto a 20 soldati, coperti di caschi e cappucci, di far irruzione nella stanza dove gli attori dormivano simulando una retata con tecniche militari, durante la quale il cast si è trovato alle prese con tecniche di combattimento, granate e lacrimogeni che ha ridotto ognuno sotto shock.
La recensione di FilmTv
Di Claudio Bartolini - FilmTV n. 19/2012
speciali dietro le linee. Se lo statunitense Act of Valor è un monumento al militarismo, questo contrappunto francese si attesta a un compromesso tra enfasi eroica e dramma antropologico, compresenti nei commando d’Oltralpe inviati a salvare la giornalista Elsa, ostaggio dei talebani in Pakistan. Il debuttante Rybojad, anche cosceneggiatore, sfodera un gusto tipicamente transalpino per la narrazione ellittica, prediligendo sempre la storia alle (pur presenti) emozioni, condite da veniali peccati retorici. ESPANDI +
L'opinione più votata
Di braddock scritta il 13/05/2012 - utile per 12 utenti
Voto al film: 
- negative [1]
- sufficienti [1]
- positive [3]
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20 maggio 2012 Opinione di bradipo68 su "Special Forces. Liberate l'ostaggio"
Non mi piacciono i film di guerra. E già con questo potrei terminare quello che ho da dire su questo film. Quasi mi fecero violenza per farmi vedere Salvate il soldato Ryan e quasi mi feci violenza da solo per vedere "robetta" come Apocalypse now o Full Metal Jacket. Ma quelli non erano semplicemente film bellici. Erano filosofia applicata . Quindi non so neanche perchè sono andato a vedere questo film: la sala dove c'era Dark Shadows era piena? No, non direi ma probabilmente non...
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19 maggio 2012 Opinione di Winnie dei pooh su "Special Forces. Liberate l'ostaggio"
Io non adoro quello che voi adorate nè voi adorate quello che io adoro io non venero quello che voi venerate nè voi venerate quello che io venero Filmaccio di propaganda al coq au vin come non ne vedevo dai tempi in cui al cinema ancora si fumava; adrenalinico (comme il faut), stereotipato ai limiti del ridicolo e, se non bastasse, ulteriormente immiserito da una sostanziale mediocrità recitativa di sicuro non supportata dai dialoghi grondanti banalità e logori cliché. ...
voto al film: 
16 maggio 2012 Opinione di alan smithee su "Special Forces. Liberate l'ostaggio"
Le Forze Speciali francesi si sa, sono una organizzazione tra le piu' efficienti per la soluzione di emergenze nelle quali si debba agire in fretta e con la minore sopportazione dei cosiddetti danni collaterali. Professionalita', spirito di sacrificio, obbedienza e una tattica militare specialistica che le rende indispensabili in operazioni di rappresaglia, in missioni umanitarie, o come in questo caso, quando un occidentale, giornalista, medico o missionario, viene rapito da estremisti...
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13 maggio 2012 Opinione di braddock su "Special Forces. Liberate l'ostaggio"
Già da di diversi anni è ormai evidente che, in ambito europeo, il cinema francese goda di numerose marce in più riguardo a ogni genere. Questo SPECIAL FORCE segue lo stile bellico di stampo realistico dell' ottimo ACT OF VALOR di Mike McCoy attribuendo però un' importanza minore alle strategie di tattica militare e concentrandosi maggiormente sugli scontri a fuoco e i rappotti umani tra i soldati. Inoltre qui il cast non è composto da esordienti ma da attori più collaudati tra cui...
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22 aprile 2012 Opinione di chiesaman su "Special Forces. Liberate l'ostaggio"
Trama insulsa ma buon ritmo, ottimi attori, realismo notevole e scenografie semplicemente sensazionali. Ideologicamente assurdo ma tecnicamente delizioso.
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