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The Broken Tower (2011)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in The Broken Tower: assente
Ritmo ritmo in The Broken Tower: assente
Impegno impegno in The Broken Tower: assente
Tensione tensione in The Broken Tower: assente
Erotismo erotismo in The Broken Tower: assente

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La trama

La vita di Hart Crane (James Franco), destinato a diventare uno dei poeti più visionari della letteratura americana, si può riassumere in tre parole: bellezza, intesa come concezione estetica; passione, come tutte quelle che si ritrova a vivere anche a dispetto delle convenzioni sociali; tragedia, come la scelta di suicidarsi a soli 33 anni lanciandosi nel vuoto da una nave nel mar dei Caraibi. Figlio di un uomo d'affari di Cleveland, Hart si trasferisce giovanissimo a New York, in seguito alla separazione dei genitori, e qui trova lavoro come redattore pur continuando a far costantemente la spola con la città natale, dove ritorna più volte a fasi alterne lavorando nell'azienda paterna quando si ritrova a corto di soldi. Sentendosi però più a suo agio nella Grande Mela, Hart la considera come la sua seconda casa, trovandovi un clima più aperto per vivere la sua omosessualità, contrassegnata dal tormentato amore per un giovane marinaio. 

L'opinione più votata

Di OGM scritta il 19/02/2012 - utile per 6 utenti

Voto al film: voto pessimo

Volere non è sempre potere. Questa prova dietro la macchina da presa del trentenne James Franco, già eroe di 127 ore,  cerca nel bianco e nero un carisma fotografico che, disgraziatamente, è distante anni luce dalle capacità di questo giovane regista/sceneggiatore. E intanto  mette involontariamente in pratica la paradossale provocazione a suo tempo teorizzata dal cineasta francese d’avanguardia Isidore Isou: ovvero il cinema discrepante, il cui contenuto è interamente affidato alla parola, mentre la parte filmata è un commento di sottofondo, slegato dal contesto e del tutto irrilevante. In questo sedicente biopic sulla breve vita del poeta americano Harold (Hart) Crane (1899-1932),  il testo, letto da una voce fuori campo, è un improvvisato collage di brani tratti da fonti originali (lettere ed opere dell’autore, tra cui Voyages, To Brooklyn Bridge e The Broken Tower) interrotto da  lunghi silenzi, a loro volta intervallati dalle note del Dona nobis pacem che si canta nelle messe, da brandelli jazz, e da altri pezzi musicali di varia natura, dal Bolero di Ravel alle canzoni dei mariachi. A ciò fa da accompagnamento una successione di riprese insulse e  apparentemente casuali, realizzate senza il benché minimo piglio artistico, che spesso ritornano con inspiegabile monotonia sulle stesse insignificanti situazioni: Hart che balla in un locale o viene preso a botte, Hart che non sa usare la macchina da scrivere, Hart che fa l’amore, Hart che cammina per strada, attraversando ponti e salendo o scendendo le scale, sempre allo stesso modo, a New York,  nei Caraibi, a Parigi, a Città del Messico. Dalla massa inerte di questi improvvidi cimenti registici si staccano solo singoli momenti, che fanno pensare ad altrettanti tentativi di imitazione dello stile altrui: un incipit nostalgico-intimista che ricorda vagamente Last Year in Viet Nam, opera prima di Oliver Stone, una bizzarra intervista rilasciata da Hart mentre è sdraiato su un letto, accostabile al realismo pop di Andy Warhol, un bacio gay in biblioteca che forse allude al casto erotismo delle istantanee di Henri-Cartier Bresson. Emblema del citazionismo disorganico e imbelle di questa pellicola sono gli undici minuti filati in cui Hart, immobile davanti al pubblico di un circolo letterario, legge (legge, non recita) le sue poesie My Grandmother’s Love Letters e  For the Marriage of Faustus and Helen, per un totale di 162 versi declamati di seguito. Questo film, in definitiva,  è un insieme di pose maldestre che inseguono ottusamente un effetto solo lontanamente intuibile: un obiettivo lirico e drammaturgico che è lasciato alla nostra generosa immaginazione, e che, nella realtà, è destinato a restare un remoto miraggio. Un fallimento della forma che è tragicamente circondato dal vuoto della sostanza: The Broken Tower pretende di raccontare una vita azzerando i dialoghi e l’azione, e rinunciando ad ogni contenuto informativo, ogni contestualizzazione storica, ogni caratterizzazione psicologica. Minimalismo ed ermetismo si aggregano in maniera inopinata, dando luogo un handicap linguistico che uccide l’espressività   e perpetua la noia. Questo film merita di fregiarsi di una singola stellina non perché sia pessimo, ma perché è semplicemente nullo.
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SI

Opinioni su The Broken Tower


19 febbraio 2012 Opinione di OGM su "The Broken Tower"
OGM

Volere non è sempre potere. Questa prova dietro la macchina da presa del trentenne James Franco, già eroe di 127 ore,  cerca nel bianco e nero un carisma fotografico che, disgraziatamente, è distante anni luce dalle capacità di questo giovane regista/sceneggiatore. E intanto  mette involontariamente in pratica la paradossale provocazione a suo tempo teorizzata dal cineasta francese d’avanguardia Isidore Isou: ovvero il cinema discrepante, il cui contenuto è interamente affidato alla...

voto al film: OGM assegna il voto pessimo a The Broken Tower (2011)

3 commenti
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