Gli infedeli (2012)
Con Jean Dujardin, Guillaume Canet, Alexandra Lamy, Mathilda May, Gilles Lellouche, Sandrine Kiberlain, Géraldine Nakache, Isabelle Nanty, Aina Clotet, Lionel Abelanski
La trama
Sette registi realizzano sei differenti episodi per esplorare i trionfi e gli insuccessi, le glorie e i tonfi impietosi derivanti dall'infedeltà maschile, vista in tutte le sue differenti, divertenti, disperate e assurde varietà. Per gli uomini protagonisti, tutti ormai sulla strada della mezza età, ogni occasione è buona per lasciarsi guidare dall'istinto e perseguire la ricerca del piacere, da una conferenza in un albergo di provincia a una piccola clinica per sessodipendenti, da una discoteca parigina ai locali della scintillante Las Vegas.
Turandosi il naso alcune cose funzionano: l’episodio La question, il solo realizzato da una donna (Emmanuelle Bercot), con Dujardin e Alexandra Lamy, è interessante perché i due sono compagni anche nella vita, e non si può negare una certa vis comica in alcune situazioni. Ma la beceraggine per épater le bourgeois rende l’operazione discutibile.
AMICI, SI GIRA!
L'idea di realizzare un film a episodi sull'infedeltà è venuta a Jean Dujardin, preoccupato che il successo riscosso da The Artist in giro per i Festival e con il pubblico potesse imprigionarlo in un ruolo del quale sarebbe stato difficile liberarsi. Mentre la forma episodica era stata decisa per colmare il desiderio di girare delle scenette, il tema è arrivato la sera in cui ha sentito il racconto di un uomo che, per celare la scappatella alla moglie e trovarsi una valida prova per spiegare la sua assenza, è uscito di casa recandosi a un cinema, facendo il biglietto e spegnendo il telefono prima di concedersi un paio d'ore di svago in compagnia dell'amante. Anche il titolo è ricollegabile a Dujardin e nasce da una svista: nel guardare da lontano la copertina dell'edizione francese del dvd di The Departed di Martin Scorsese, anziché leggere Les infiltrés, l'attore lesse Les infidèles, trovando immediatamente un collegamento con il film che aveva in mente. La mossa successiva è stata quella di proporre il soggetto a Gilles Lellouche, ricordandosi delle infinite volte in cui avevano parlato della possibilità di girare qualcosa insieme, in modo da poter condividere sul set sia le loro visioni artistiche sia la loro amicizia, come ricorda lo stesso Dujardin, sottolineando come ciò gli abbia permesso di vivere una straordinaria avventura sul piano umano e su quello professionale, fatta di condivisioni degli stessi punti di vista e di rispetto reciproco per le idee altrui.
Nello scegliere tra gli innumerevoli e variegati episodi che avrebbero potuto realizzare, Dujardin e Lellouche hanno scelto quelli di carattere universale che potrebbero accadere a uomini di ogni razza o età, senza distinzioni di classi sociali, catapultati in situazioni da sogno o da incubo. Su 30 differenti possibili cortometraggi, la scelta è caduta su quelli che come unico denominatore comune presentavano contesti genuini ma umoristici che spesso virano verso il patetico o il grottesco, in cui gli eroi spesso non sono altro che degli idioti.
Pur essendo ad episodi, il film presenta una certa continuità narrativa dovuta alla precisa volontà di far incrociare le singole storie: ogni segmento finisce proprio dove inizia l'altro e solo nel montaggio finale si è scelto che ordine dargli, creando uno scenario diverso dal solito, pieno di inventiva e vivacità in cui ogni episodio è interscambiabile con l'altro, senza che venga a perdersi lo spirito finale. L'obiettivo principale non era quello di scandalizzare lo spettatore, semmai era quello di proporre situazioni divertenti e sovversive che messe insieme lo spingono a reagire e a sorridere, tanto che Lellouche ha avuto sempre in mente la libertà irriverente dei film di Blier o dei Mostri di Dino Risi. Il raggiungimento del risultato finale è però connesso anche al lavoro meticoloso fatto durante la fase di preparazione in cui ogni regista è stato lasciato libero di scegliere l'episodio a lui più congeniale per tematica e trattamento, anche se Michel Hazanavicius e Fred Cavayé sono stati contattati esplicitamente per La buona coscienza e Prologo, mentre gli altri corti si sono adattati da soli ai loro realizzatori. Stabiliti come interpreti fissi Dujardin e Lellouche, che in panni diversi attraversano tutte le storie (caratteristiche anche di altri attori che recitano in più di un episodio), quest'ultimo si è lasciato la regia dell'episodio Las Vegas mentre la sensibilità e l'intelligenza di Emmanuelle Bercot, unica presenza femminile in un cast di registi tutti uomini e reduce dal lavoro fatto per Polisse, erano perfetti per La questione, tutti i lavori di Eric Lartigau sulle solitudini umane e sociali ben si adattavano al clima diLolita e l'esperienza nel campo dei videoclip musicali è stata la chiave vincente di Alex Courtes, il cui forte impatto visivo ha caratterizzato al meglio Infedeli anonimi.
La recensione di FilmTv
Di Mauro Gervasini - FilmTV n. 18/2012
L'opinione più votata
Di lorenzodg scritta il 04/05/2012 - utile per 14 utenti
Voto al film: 
Un film studiato per essere puro intrattenimento e indagatore di vizi e problemi maschili (e non solo). Ma tutto si rivela scombinato, spappolato, denigratorio a rovescio, discutibile e, soprattutto, spudoratamente (nel senso vero) col fiato molto corto. Nessun episodio (a parte qualche rarissimo intermezzo) emana un certo gusto di cinema sagace e riflessivo: tutto rotola al facilissimo cliché risaputo senza mai una vera zampata, non dico d’autore, ma almeno di fini(ssima) commedia dell’arte o di pochade irriverente. Si sente puzza di bruciato lontano un miglio e il poco ridere di gusto è assente o meglio neanche presente nel miglior piatto succulento del più rinomato ristorante parigino. Qui siamo dalle parti di una bettola con cinque stelle al contrario. Sesso e dintorni in un guazzabuglio di luoghi comuni e di sketch (frammisti a lungaggini inutili) mal riusciti e tristemente goffi. Poi va da sé che il meccanismo, molto telefonato, si capisce nel prologo (mah..) e tutto resta lì: il resto robaccia di terza categoria dove certi film cosiddetti ‘scollacciati’ fanno la loro ‘degna’ figura e altri ad episodi sull’argomento non sembrano ma sono capolavori (affermati). Basti pensare a “I mostri” (1963), “Sessomatto” (1973) e “Sesso e volentieri” (1982) tutti di Dino Risi con lo schema a episodi da molti imitato ma che nessuno è riuscito ad eguagliare o quantomeno ad avvicinarsi per irridere (sul serio) la società (e non solo). Nella pellicola francese di irridente c’è solo il titolo che non trova riscontro su feroci episodi: un susseguirsi di un parolaio cazzeggiante (e cazzaro), di inverosimili ambienti e di sfigati adulteri. Che imbecillità si può raggiungere nello scrivere di un incontro tra due fuori da una famiglia inesistente: le zoccole (libera traduzione riconoscibile) sono il meglio per le mogli di disperati sesso-maneggiati mariti. Qualche leggera retorica (sfumata al massimo), e senza senso, su un paio di quadretti con papà, mamma e figlioletto che legge una poesia o che guarda distrattamente i suoi adulti. Che pena doversi sorbire una simile idiozia filmica senza un riso convinto e una riflessione veramente corrosiva (come sapeva fare benissimo certa commedia nostrana e anche certa altra che non ambiva a dare lezioni di regia ad altri). Lo scoramento è tale mentre un episodio finisce e ne inizia un altro senza lasciare una traccia sensibile: le sequenze da discoteca in ‘slow motion’ sono inconcludenti, come l’incontro con gli amici della giovanissima da portarsi a letto o addirittura poverissimo il dialogo in una camera d’albergo tra il lui che non vede l’ora di ‘avere’ una lei qualsiasi tra i tanti corridoi. Un vero squallore nei personaggi e in quello che gli girano attorno. “Mi scoperei mezza Francia” o tutta vuole essere (forse) un assioma razionale e cartesiano (controsenso-logico) per parlare di cose alte del mondo d’oltralpe di oggi ma il segno è ben più misero e stupido e non fa centro neanche da un centimetro di distanza (e il punteggio totale è oltremodo basso). ESPANDI +
- negative [4]
- sufficienti [2]
- positive [1]
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20 maggio 2012 Opinione di barabbovich su "Gli infedeli"
Non fatevi ingannare dal trailer: Gli infedeli è una commedia per modo di dire. Il lancio promozionale punta interamente sulle situazioni comiche ma questo film collettivo girato da sette registi e interpretato in (quasi) tutti gli episodi dagli stessi due protagonisti (Dujardin e Lellouche, anche co-sceneggiatori) riflette - non sempre in modo banale - sul tema del tradimento maschile, della complicità tra uomini e della loro indomabile pulsione a trasformarsi in sottanieri h24. Sul...
voto al film: 
13 maggio 2012 Opinione di ico su "Gli infedeli"
C'è certamente del divertimento, c'è della goliardia, c'è un minimo di malinconia, non c'è alcuna sintesi o spirito di analisi il che non è una colpa se la scelta è tenere il piede schiacciato sull'acceleratore, chiaro che in mancanza di un punto di riflessione, al momento di quelle piccole pause necessarie, un film ad episodi scollegati può sbandare. E GLI INFEDELI, sbanda e non poco. LE PROLOGUE di Cavayè introduce i personaggi che poi saranno protagonisti dell'episodio finale,...
voto al film: 
9 maggio 2012 Opinione di mc 5 su "Gli infedeli"
Un secondo caso Woody Allen? "To Rome with love" subissato dalle invettive dei critici mi aveva infatti visto nei panni di strenuo difensore della pellicola in cui avevo riconosciuto i consueti tratti geniali del regista americano. Questo film di produzione francese era stato in realtà preceduto da un'assurda polemica attinente a dei manifesti pubblicitari ritenuti esageratamente maschilisti per via di alcune immagini maliziose. Ma il punto è un altro. Il film è stato trattato con...
voto al film: 
6 maggio 2012 Opinione di giancarlo visitilli su "Gli infedeli"
Sinfonia per soli uomini: sei variazione sul tema dell’infedeltà. In ciò si sono cimentati sette registi, ognuno mostrando la propria visione rispetto all'infedeltà maschile. Sei diversi episodi, che propongono diverse situazioni, tra il serio, il faceto e il delirante, per raccontare l’infedeltà maschile in tutte le sue molteplici declinazioni. Si parte con “Il prologo”, di Fred Cavayé, attraverso cui ci si imbatte subito, e attraverso un montaggio e battute scoppiettanti,...
voto al film: 
6 maggio 2012 Opinione di alan smithee su "Gli infedeli"
Il film a episodi, molto in voga in tanta commedia italiana anni '60 e soprattutto '70/'80, e' necessariamente caratterizzato da una sua inevitabile frammentarieta', discontinuita' di risultati, anche quando il tema trattato dai vari episodi che lo compongono e' lo stesso. Anzi spesso il bello di queste pellicole di piu' registi e' proprio confrontare la personalita', lo stile, la sensibilita' con cui vari cineasti si approcciano al tema conduttore che li ha uniti in medio o cortometraggi...
voto al film: 
6 maggio 2012 Opinione di bufera su "Gli infedeli"
Il difetto principale di questo film è quello di voler essere un film a epIsodi, ispiratosi a ad opere di ben altri registi, come Dino Risi, per dichiarazione di Gilles Lellouche che insieme a Jean Dujardin hanno concepito la grandiosa idea. Gli episodi sono irregolari anche nella durata, da una lunghezza eccessiva per giri inutili , ad altri ridotti a pochi fotogrammi eticamente insopportabili ( il cane buttato dalla finestra perchè portatore di una scomoda testimonianza in...
voto al film: 
4 maggio 2012 Opinione di lorenzodg su "Gli infedeli"
“Gli Infedeli” (Les Infedèles, 2012) di una schiera di registi (sette) per una pellicola a episodi (sei) più un prologo prima dei titoli di testa. Un film studiato per essere puro intrattenimento e indagatore di vizi e problemi maschili (e non solo). Ma tutto si rivela scombinato, spappolato, denigratorio a rovescio, discutibile e, soprattutto, spudoratamente (nel senso vero) col fiato molto corto. Nessun episodio (a parte qualche rarissimo intermezzo) emana un certo gusto di...
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