Opinione di carlos brigante su Pat Garrett e Billy the Kid
Con James Coburn, Kris Kristofferson, Bob Dylan
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Sul film
“Pat Garrett e Billy the Kid” è la storia di un’amicizia travolta dal corso degli eventi; di un’epoca che se ne è andata e che non potrà più tornare. Pat Garrett (James Coburn) adesso è uno sceriffo; rappresenta la legge, non è più un bandito. Sta dalla parte dei grandi latifondisti, di quel Chisun che ora è sceso a patti col governo. Il compito più ingrato (e infame) sarà uccidere proprio Billy the Kid (Kris Kristofferson), perché “questo paese sta invecchiando ed io voglio invecchiare con lui”. Un pragmatismo “senile” che si scontra con l'animo anarcoide di Billy, cavallo selvaggio che non vuole farsi domare e che rimane ciò che è sempre stato: un pistolero fuorilegge. (“Le cose sono cambiate, ma io no”). Una sorta di “idealista” dal grilletto facile che, a differenza del suo ex compagno, appare quasi sempre sereno e, soprattutto, ancora accettato da una larga fascia di popolazione. Pat, dall'altra parte, è quasi sempre scuro in volto e si muove come un lupo solitario; braccato dai suoi nuovi padroni, ripudiato da quanti prima lo rispettavano.
Scrive Enrico Ghezzi:
“È Pat infatti l'insicuro, l'incerto fino alla fine, quello che beve di più, quello che va a letto con tre donne, quello che persa la libertà vuol farla perdere all'altro. Si sente pervertire internamente (tanto da non rispettare più l'amicizia), incattivito nell'incapacità di ribellarsi a una decadenza che è sua e di tutto il mondo*”.
“Pat Garrett e Billy the Kid” è la morte al primo frame (qui raramente ripresa in ralenti, come osserva Ghezzi). Nello splendido incipit, riapparso nel director's cut, Garrett viene ucciso in un'imboscata dagli uomini di Chisun, mentre in montaggio alternato esplodono teste di gallina sotto i colpi di Billy e dei suoi compari. Nelle intenzioni originarie di Peckinpah, quindi, doveva essere “una storia di un'uccisione-morte raccontata da un morto**” (E. Ghezzi).
La morte, la sua presenza “fisica”, è una costante nell'universo di Peckinpah. Una “compagna di vita”; una magnifica ossessione; un'ombra supplementare ed inscindibile da persone e cose; luoghi e azioni. E come già scritto per “Voglio la testa di Garcia”, tutto appare così inevitabile e (tristemente) normale.
“Pat Garrett e Billy the Kid”: un malinconico walzer lento che si fa hard rock sotto una pioggia di piombo!
NOTA
Recensione scritta sotto l'influsso di un paio di letture ghezziane.
Per chi lo volesse:
* ”Brani di un grande film”, Il Falcone Maltese, 0, 1974 [in “paura e desiderio”, BOMPIANI]
** “Voglio la testa di Garcia (mi è caduto un cerotto, e si è rotto)”, Il Falcone Maltese, 6, 1975 [in “paura e desiderio”, BOMPIANI]
Sull'interpretazione di James Coburn
“Riesce ad essere ora Lee Marvin ora Henry Fonda*” (E. Ghezzi)
Sulla colonna sonora
Le musiche di Dylan non sono mai invadenti e si insinuano alla perfezione tra le piaghe di un western fuori tempo massimo. Quando entra in scena “Knocking on heaven's door”, si assiste ad uno dei momenti più struggenti del film. La commozione sale senza far trasparire alcuna enfasi retorica. Magnifico!
Commenti
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6 novembre 2010, 11:45 di Auguste
Ottima opinione su uno dei miei film preferiti. Le 5 stelle ci stanno tutte.
cancella commento cancella commento e blacklista Auguste -
6 novembre 2010, 11:58 di carlos brigante
grazie Auguste. 5 stelle doverose per un film tornato a risplendere nella sua versione originale!
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