Opinioni del pubblico su Pickpocket
Con Martin Lassalle, Marika Green, Pierre Leymarie, Jean Pélegri
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L'opinione più votata dalla community su Opinioni del pubblico su Pickpocket (1959)
7 gennaio 2011 Opinione di barabbovich su "Pickpocket"
Ispirato da ideali superomistici secondo cui le persone troppo dotate sono anche al di sopra della legge, Michel (La Salle) dà inizio, a Parigi, alla sua carriera di borseggiatore. Dopo essersi messo in società con due complici e avere trovato rifugio in Italia ed in Inghilterra per un breve periodo, Michel viene acciuffato dalla polizia. Vedendo il sole a scacchi pensa al suicidio, ma il nascente amore per Jeanne (Marika Green), una ragazza madre, lo farà desistere dai suoi propositi. Girato, come di consueto, con uno stile scarno, sobrio, in bianco e nero,...
voto al film: 
3 marzo 2012 Opinione di maurri 63 su "Pickpocket"
La mia generazione non ha potuto mai vedere un film di Bresson in sala, tranne nei club che dedicavano al Maestro una retrospettiva, un cineforum, una rassegna. Ecco, allora, che la visione di Pickpocket è rimasta un fatto privato: il cinema ascetico visto, esplorato, analizzato da asceti. Qualche anno fa, però, un piccolo locale napoletano ebbe la bella idea di inserirlo nella programmazione tradizionale, senza neanche pensarci troppo. Recatomi al cinema, pensando di trovare la sala...
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21 giugno 2011 Opinione di Axeroth su "Pickpocket"
«Talvolta non comprendo quegli individui che lanciano il sasso nello stagno e scappano. La coscienza galoppa e le gambe sono troppo corte e lente per fuggirla» Il processo della coscienza è come questo sasso. Michel, di madre malata e senza un lavoro, sceglie la carriera del borseggiatore. Di tentativo in tentativo diventerà sempre piu' abile fino a divenire un vero e proprio destreggiatore dell'arte del taccheggio come un chirurgo del furto. Finisce in...
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14 maggio 2011 Opinione di mm40 su "Pickpocket"
Quinto film in quasi quindici anni per Bresson, che dimostra di sapersi contenere anche nella durata (settantacinque minuti appena di pellicola) e di avere ormai fatto di un cinema sobrio, asciutto, riflessivo, di personaggi e situazioni minimali la propria bandiera, il proprio 'marchio di fabbrica'. Anche se in realtà questo è puro artigianato: autore personalissimo, il regista francese prosegue infatti in Pickpocket (in Italia intitolato anche Diario di un ladro) un discorso...
voto al film: 
7 febbraio 2011 Opinione di ligeti su "Pickpocket"
I film più disperati vengono scambiati spesso per film freddi e senza sentimento. Ad un’analisi superficiale, rischiano infatti di risultare intellettualistici, cerebrali e forse addirittura insinceri. Come se la disperazione emergesse dalla mente e non invece dal profondo del cuore. Come se costituisse una dichiarazione di resa e coincidesse con una non-volontà di cambiamento. In realtà, la disperazione rappresenta quasi sempre una manifestazione, forse la...
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10 gennaio 2011 Opinione di silvia25 su "Pickpocket"
il pickpocket(borsaiolo) del film è Michel,ladro per orgoglio e passione,almeno fin quando non lo riconoscerà nella frase finale del film:"Oh Jeanne,per giungere fino a te, che strano cammino ho dovuto intraprendere". Opera principale di Bresson che raccoglie gli elementi fondamentali del suo cinema:dal diario alla voce fuori campo di Diario di un curato di campagna alla prigione e al gioco con le mani di Un condannato a morte è fuggito,fino a quegli sguardi, così...
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7 gennaio 2011 Opinione di barabbovich su "Pickpocket"
Ispirato da ideali superomistici secondo cui le persone troppo dotate sono anche al di sopra della legge, Michel (La Salle) dà inizio, a Parigi, alla sua carriera di borseggiatore. Dopo essersi messo in società con due complici e avere trovato rifugio in Italia ed in Inghilterra per un breve periodo, Michel viene acciuffato dalla polizia. Vedendo il sole a scacchi pensa al suicidio, ma il nascente amore per Jeanne (Marika Green), una ragazza madre, lo farà...
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26 aprile 2010 Opinione di OGM su "Pickpocket"
Il personaggio-tipo del cinema di Robert Bresson è l’individuo insolito e fragile, penosamente affezionato alla propria singolare condizione, la quale, però, appare insostenibile di fronte al mondo. Come ne Il diario di un curato di campagna o in Quattro notti di un sognatore, anche in Pickpocket il protagonista è colui che, a dispetto del giudizio altrui, crede appassionatamente al proprio essere, e persevera nel proprio “errore” con una...
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23 aprile 2010 Opinione di Peppe Comune su "Pickpocket"
Michel è un borseggiatore abbastanza bravo che però non trasforma mai la sua destrezza in un miglioramento della sua condizione di vita. Ruba ma non fa fruttare i guadagni delle sue malefatte e tiene pericolosamente la refurtiva con se. Vive in una stamberga, veste sempre trasandato e ha la tristezza stampata sul volto. Sembra non avere interessi se non quello di coltivare la sua abilità con le mani per migliorarsi in una pratica che, prim'ancora di rappresentare un...
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28 ottobre 2009 Opinione di AIDES su "Pickpocket"
Pickpocket ha la sottigliezza pesante di una pagina dostoevskiana, il minimalismo prezioso e naturale di un semplice diario. La redenzione di un misero borsaiolo di nome Michel è ripercorsa con stile sintetico e laconico, sulla superficie di un destino segnato e rassegnato all'interno del piccolo mondo dei poveri cristi, ai margini della società ci-vile. Il passivo e incerto ladro incarna con vacuità e paIlore la mancanza di un autentico sentimento di vita, e l'anima di...
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12 settembre 2008 Opinione di steno79 su "Pickpocket"
VOTO 10/10 Insieme al Condannato a morte è fuggito, il capolavoro assoluto del regista: un'altra odissea spirituale di autodistruzione e di redenzione finale, amaro e toccante ritratto di un personaggio reso schiavo dall'insana passione per il furto. La scena finale con il bacio fra le sbarre del carcere raggiunge una commozione devastante (soprattutto quando si ascolta la celebre frase "O Jeanne, che strano cammino ho dovuto percorrere per arrivare fino a te"), ma sono molti i momenti...
voto al film: 
15 novembre 2007 Opinione di teaestefano su "Pickpocket"
Un film come solo Bresson sapeva fare: lieve, asciutto, essenziale, personaggi come un po'assonnati eppure intensissimi, non una parola di troppo, molti fuori campo (le corse dei cavalli), una bella parabola sulla redenzione. La frase "Oh Jeanne, che strano cammino ho dovuto percorrere per arrivare fino a te" mi è rimasta scolpita nella mente già quando lo vidi la prima volta molti anni fa. Citato da Paul Schrader un "American Gigolò". Musiche bellissime. Capolavoro.
voto al film: 
1 gennaio 2007 Opinione di Zarathustra su "Pickpocket"
Scarno ed essenziale. Minimalista ed estremamente profondo. Un film nel quale la storia è narrata con leggerezza, con una tranquillità e con una serenità che diverge dall'oggetto della narrazione. Un film esistenzialista che racconta l'essere "per-sè" in un contesto di continuo cambiamento, di confusione alla ricerca di una soluzione che oscilla tra la vita e la morte, alla fine nella scena del carcere vediamo, sentiamo, percepiamo la voglia di Michel di uccidersi per poi tuffarsi...
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19 novembre 2006 Opinione di carlos brigante su "Pickpocket"
Un altro esempio di cinema delle azioni (lievi) e non di cinema d'azione. Bresson concentra come sempre l'attenzione sui dettagli e muove i suoi personaggi malinconici e tristi all'interno di un mondo difficile e che non concede via di scampo. Non c'è nulla di visionario nel SUO cinema; tutto si svolge in una realtà amara, con dei personaggi di cui si prova compassione, nonostante non conducano una vita secondo la giusta morale. CAPOLAVORO!
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21 giugno 2006 Opinione di juliett su "Pickpocket"
si può parlare di dostoevskij parlando di uno dei capolavori del cinema di tutti i tempi?proprio come delitto e castigo il protagonista è attirato da un forza discendente che lo spinge a diventare un ladro,ma allo stesso tempo la sua coscienza,sdoppiata dal protagonista e rappresentata nel film nella figura del commisario di polizia,lo perseguita,lo mette con le spalle al muro. anche quando il protagonista sembra liberarsi da lei, fuggendo in italia,dal commissario, il senso di colpa, il...
voto al film: 
15 marzo 2005 Opinione di fuli su "Pickpocket"
Il destino è nelle nostre mani. O forse no. Mani che scivolano, mani che rubano, mani che toccano, mani che penetrano, mani che puliscono e ripuliscono. Sono i dettagli che simboleggiano, è una corrispondenza fra microcosmi filmici e macrocosmi esistenziali. La macchina da presa che fugge da una tasca ad un'altra non è altro che la mancanza di porti quieti, di ancore di salvezza, di fedi stabili e di appigli all'essere. Soltanto un'angelo - no, quell'apostrofo non è un errore - può...
voto al film: 
29 novembre 2004 Opinione di sasso67 su "Pickpocket"
"Pickpocket" è uno di quei film per i quali la parola capolavoro non è assolutamente sprecata, un film - magistralmente sottofondato dalle musiche di Giovan Battista Lulli - che ha contribuito a costruire quel monumento che è la filmografia di Bresson, un autore che definirei regista di kolossal morali, un regista che sapeva trarre il massimo significato dal minimo dispendio di mezzi materiali (tutti i suoi film sono girati con attori non professionisti, e pochi di essi hanno continuato...
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26 settembre 2004 Opinione di SONATINE su "Pickpocket"
è il capolavoro di bresson.per me.citato due volte da paul schrader,l'unico ideale epigono del cineasta francese.in light sleeper e american gigolo.il film è il virtuosismo della necessità,delle piccole cose di cinema che sono titaniche.è il paradigma del sentire di bresson,del male che non è male in quanto essere ontologico staccato dasll'uomo,ma in quanto uomo,cioè parte o essenza di noi.con ciò è forse ilò mondo ad essere fallito,sbagliato,o l'uomo.bresson non cerca facili...
voto al film: 
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