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Opinione di OGM su Pickpocket

[Pickpocket, Francia 1959, Drammatico, durata 75', b/n]   Regia di Robert Bresson
Con Martin Lassalle, Marika Green, Pierre Leymarie, Jean Pélegri




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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26/04/2010 voto al film: voto ottimo

Sul film

Il personaggio-tipo del cinema di Robert Bresson è l’individuo insolito e fragile, penosamente affezionato alla propria singolare condizione, la quale, però, appare insostenibile di fronte al mondo. Come ne Il diario di un curato di campagna  o in Quattro notti di un sognatore, anche in Pickpocket il protagonista è colui che, a dispetto del giudizio altrui, crede appassionatamente al proprio essere, e persevera nel proprio “errore” con una fedeltà inderogabile, perché radicata nella profonda sfera dell’istinto, in quell’indefinibile recesso dell’anima in cui la coscienza si fonde con il desiderio e la necessità. Per Michel, il borseggio è la via di sopravvivenza che la sorte gli ha assegnato; e così vive il suo “mestiere” non con gusto criminale, né con il compiacimento dell’artista, ma solo con la disciplina e la coerenza dettate dal senso del dovere. L’impossibilità di essere diverso è una realtà a cui non si può sfuggire; tanto vale, allora, perseguire la perfezione nel ruolo che siamo costretti a interpretare. Quando la via è segnata, non c’è eroismo dietro i nostri gesti, né ideale alcuno a giustificare il nostro modo di fare e di pensare: c’è solo la serena consapevolezza derivante da una matura forma di rassegnazione, che ci rende infine complici convinti del nostro destino. È continuando a rubare, sino a finire in carcere, che Michel scopre il vero amore; la sua scelta non può dunque essere sbagliata, se ha portato l’umanità e il sentimento a trionfare. Questo film, la cui vicenda si svolge, dimessamente, tra la miseria e la clandestinità, e si chiude su un’ingenua pennellata di romanticismo esistenziale, sembra muoversi con rispettosa timidezza sulla soglia che separa il noir dal melodramma; i toni sono volutamente tenui e indecisi, per non sovrastare, con le ombreggiature estetiche tipiche dei due generi, i flebili fremiti dell’anima che si avvertono dietro i gesti meccanici di un professionista del furto con destrezza.  


SI

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