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Opinione di cheftony su Porte aperte





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15/01/2011 voto al film: voto sufficiente

Sul film

Sicilia, 1937. Siamo quindi in pieno Fascismo e con le leggi fascistissime è da poco stata reintrodotta la pena di morte verso chiunque attenti alla sicurezza dello Stato.
Un impiegato (Ennio Fantastichini) compie tre brutali omicidi premeditati, uccidendo un superiore, un avvocato e la moglie, proclamandosi poi reo confesso in tribunale; il giudice a latere (Gian Maria Volonté), manco fosse l'avvocato difensore, prima invoca la perizia psichiatrica per l'imputato, poi continua nel suo tentativo di evitargli la fucilazione, inimicandosi la popolazione siciliana che chiede giustizia e il resto della Corte. Solo un giurato sembra d'accordo con lui...

Tratto da un romanzo di Leonardo Sciascia, Porte aperte di Gianni Amelio è un film che offre la sua visione di netto rifiuto verso la pena capitale, la quale è invece creduta fonte di sicurezza per il cittadino comune, che, quando questa viene giustamente comminata, può dormire tranquillamente senza chiudere la porta di casa. Il giudice, convinto che la pena di morte serva più alla politica che ai cittadini, magari come mezzo propagandistico di repressione, ci rimette la carriera, pur di salvare la vita ad un uomo che non vede l'ora di esser fucilato.
Un film sobrio, pacato, forte di un bel messaggio e di buoni interpreti, fra cui il bravo Fantastichini e un paurosamente invecchiato Volonté, comunque sempre dotato di uno sguardo torvo e magnetico e di un talento (al servizio del cinema di denuncia) ineguagliabile. *** 1/2.


SI

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