Opinione di yume su Il postino suona sempre due volte
Con Lana Turner, John Garfield, Cecil Kellaway, Hume Cronyn
- sufficienti [1]
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Attenzione! quando vedi questo simbolo
significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Ancora Edward Hopper, Gas, per suggerire scenografie ad un deserto spaziale ed esistenziale, pompe di benzina, avamposto della modernità, in una strada solitaria, ma prima o poi qualcuno arriverà, forse un postino, e suonerà alla porta, per la prima volta.
La casa-pub di Cora e Nick sullo sfondo, bianca, tetto spiovente (lo immaginiamo rosso mattone), finestre come occhi vuoti, Gasoline in primo piano.
Man Wanted, un cartello incollato al palo, ma si cerca un cameriere, per ora, non un fuorilegge.
Frank Chambara arriva in autostop, ha la faccia pulita di John Garfield, niente del fascino luciferino alla Nicholson.
Neanche Cora, Lana Turner, l’angelo biondo, in un trionfo di bianco che abbandona per il tutto nero solo per il funerale della madre, neanche Cora sembra l’incarnazione della sensualità repressa ed esplosiva come Jessica Lange.
Le leggi allora vigenti in fatto di censura non avrebbero permesso di più, ma c’è da dire che, pur non essendo una mammoletta, la Cora di Garnett è piena di ritrosie e dubbi, ha una sua etica adulterina, se tradisce il vecchio e molle Nick lo fa per amore.
C’è qui un fascino anni quaranta che punta su altro, e dal romanzo di James M.Cain arriva sulla scena un’America on the road dove cammina Frank, uno che non si ferma in un posto più di tanto, ma Nick lo afferra e lo trascina dentro, non avrebbe dovuto farlo, ma a volte il destino va aiutato.
“Il posto era vicino all’autostrada, alla periferia di Los Angeles……” dice la voce narrante di Frank “…può darsi che il mio futuro cominci adesso”
“Forse ci incontreremo ancora” lo saluta, presago, il procuratore Kosts che gli ha dato il passaggio.
Una volta risucchiato dal locale Frank ha il destino segnato, e comincia dalle gambe di Cora, la macchina sale su piano, dai piedi calzati in bianche scarpine fin su, su, al bianco turbante da cui spunta un ricciolo biondo.
Campo e controcampo, la storia è questa,e finirà sul patibolo.
Tutto perché Frank è uno sprovveduto con giusta carica ormonale, lei si vuol tanto innamorare di qualcuno, ha sposato Nick solo per farla finita con la lunga serie di uomini che volevano solo quello, il tipo era un discreto partito, in fondo lei gli è affezionata e da quel locale si aspetta molto, “diventerò qualcuno”, ripete spesso.
Come ciò possa accadere sui bordi di un’autostrada americana lo sa solo lei, e in effetti, ad un certo punto, quando, dopo il vario intrigo della vicenda e aver fatto fuori il marito, le cose sembrano andare per il meglio, organizza un déhors con tavoli e fiori finti che sembra di stare da Rosati a P.za del Popolo a Roma.
Ma andiamo avanti.
L’approccio del giovane è di quelli originali: raccoglie il rossetto che lei ha fatto rotolare ai suoi piedi e:“E’ caduto a lei?”
Poiché il locale è vuoto non si può sbagliare, sì, è caduto a lei.
Breve passerella in short, piccolo ritocco alle labbra e via su per le scale, mentre lui, distogliendo lo sguardo dalle grazie posteriori di lei, si accorge che l’hamburger offerto da Nick, momentaneamente assente, sta bruciando.
Nick torna, e,tutto contento del nuovo assunto, gli comunica che la biancovestita è sua moglie.
Lui resta basito e pure noi, che ci fa una diva dei telefoni bianchi ai bordi dell’autostrada?
L’unico a cui tutto, ma proprio tutto, sembra normale è il nostro povero Nick, che fa fatica pure a morire, prima nella vasca da bagno (manco fosse Agamennone) ma salta la corrente, un gran botto, tutti si spaventano e lui resta solo tramortito dal colpo in testa che gli dà Cora, poi, finalmente, buttato giù con la macchina lungo la scarpata.
Ma la giustizia sempre trionfa e il procuratore, inquietante figura con baffi sottili, Borsalino in testa pure a 40 gradi e vestito scuro con cravatta e fazzoletto nel taschino, non li molla, ha sospettato della coppia diabolica fin dal primo istante (e come avrà fatto a sospettare vedendo quel trio così affiatato!?).
L’indagine è lunga, si susseguono colpi di scena a ripetizione, trattandosi di un noir/giallo/thriller mai rivelare più di tanto, e si arriva al finale con sorpresa.
In tribunale il gioco è sopraffino, tutte le strane vie che la giurisprudenza conosce sono percorse, compare un difensore che forse ha fatto il tirocinio con Al Capone, però Frank deve pagare.
Ma per cosa? non per aver ucciso Nick, scherziamo?!
Ripreso frontalmente, con l’ombra della grata della cella che si stampa minacciosa sul muro alle sue spalle, dice prima di morire al confessore una frase indimenticabile “La giuria si ritirò per cinque minuti (forse per un caffè, ipotizziamo) , il giudice, emanando la sentenza, disse che avrebbe avuto per me la stessa considerazione che si ha per un cane rabbioso” (immaginiamo ora un giudice che dica questo a qualcuno dei nostri processati o ad una giuria di animalisti).
Quello che al nostro Frank ora più preme è che Cora, dall’altro mondo, dove appunto l'ha spedita perchè, invece di guardare la strada guidando, se la sbaciucchiava, sappia che lui non la voleva uccidere, che è stato uno sciocco equivoco, una beffa del destino, visto che è condannato per aver ucciso lei, mica il povero Nick!
Ma poichè le apparenze sono quelle che contano, almeno che lei ci creda che non voleva ucciderla, solo se riesce a pensare questo morirà felice, visto che quello gli tocca,
e che sarebbe da ridere se non fosse da piangere.
Il padre confessore, con voce calda e confortante gli dice “Possiamo sperarlo” (che cioè lei ci creda).
Questo sarebbe certamente un bel finale da cui uscire edificati e commossi se non rientrasse quel fottutissimo procuratore ben pettinato (in carcere si toglie il cappello) e che finge pure rammarico, dopo che l’ha fatto condannare ingiustamente!
Ma naturalmente lui ha anche altre prove, e se mai fosse vero che non ha ucciso Cora resta sempre il primo delitto, del quale lui ha sempre sospettato i due, ancora prima che avvenisse e gliele sbatte davanti proprio lì,in articulo mortis, come se stesse parlando sui bordi di un campo da golf.
E poi per l’ultima volta, a meno che uno non si riveda il film, il procuratore chiamerà Frank “giovanotto”.
“E’ come quando stai aspettando una lettera che non vedi l’ora di ricevere, e tu vai su e giù davanti alla porta, per paura di non sentire il postino.Non tieni conto che il postino suona sempre due volte” dice Frank che ora ha capito.
Ed è vero, provare per credere!Con i postini succede così.
Il procuratore sembra invece non capire niente e dice un: “E’ vero, più o meno”, che forse si riferisce al fatto che lui non è mai in casa, perso ad inseguire delinquenti, e quindi non lo sente suonare neanche la prima volta.
“Padre, chieda la grazia al Signore che mi faccia rimanere con Cora, dovunque lei sia” sono le ultime parole di Frank.
E chissà dov’è finita Cora?
Comunque le quattro stelle sono tutte meritate, per tante ragioni, un vero cult.
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