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Opinione di Snaporaz68 su Profondo rosso





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30/10/2010 voto al film: voto ottimo

Sul film

Già l’inizio con la musica incalzante dei Goblin ( e di Giorgio Gaslini) sui titoli di testa inframezzato dal piccolo flashback rivelatore (con annessa filastrocca infantile) fa davvero scorrere i brividi.
Argento fa virare il giallo classico verso il rosso pompeiano, esaltando gli aspetti parapsicologici e soprannaturali, zoomando su dettagli (le armi e i pupazzetti dell’assassino), sottolineando nella decorazione degli ambienti gli aspetti mostruosi e deformi, i colori accesi e le zone oscure.
Argento è talmente padrone del mezzo espressivo da sfidare lo spettatore facendogli vedere l’assassino nella scena del primo omicidio (provate a fare un fermo immagine su uno dei quadri orrorifici che “decorano” il corridoio della casa della parapsicologa, avrete una bella sorpresa) e mescolando abilmente ricordi e realtà in un cocktail di cui non riesci più a distinguere i sapori.
L’attore che incarna magistralmente questa confusione tra la realtà immaginata e quella veramente accaduta non può che essere il David Hemmings di Blow Up, anche qui alle prese con la indecifrabilità del reale (Antonioni docet). La violenza è iperespressa in un delirio estetico che solo un genio visionario può assecondare e incanalare in forma filmica. Argento inquadra in primo piano spartiti di musica, tasti di pianoforte, dischi di vinile, giradischi,registratori, fronti imperlate di sudore, occhi truccati o che spiano da una fessura (Psyco citazione dotta). Piccola chicca per gli amanti dell’arte moderna: dotto omaggio ai “Nottambuli” di Edward Hopper (Argento ne ricostruisce il bar nella piazza in cui Hemmings e Lavia discutono di sogno e realtà) tela dell’Art Institute di Chicago
Girato tra Roma e Torino, creando una città spettrale ideale e fuori dai canoni spazio temporali e senza punti di riferimento, in una atmosfera da ghost story sottolineata da una colonna sonora ormai leggendaria. Sceneggiato a quattro mani con il mitico Bernardino Zapponi ( già collaboratore di Federico Fellini).
Interpretazioni shakespeariane di Glauco Mauri e Gabriele Lavia, in tono con la nota tragico-lirica degli avvenimenti. Dialoghi mai banali, intermezzi autoironici supportati dall’istrionismo di Daria Nicolodi (ai tempi influente compagna del regista). Piccola incongruenza narrativa la presenza all’inizio dell’assassino in un bagno non adatto, altro piccolo peccato veniale il dilungarsi della scena nella villa dei misteri (la scoperta del graffito dell’assassino).
Bella riesumazione di una stella del nostro cinema muto, Clara Calamai (con foto annesse).
Insieme a Suspiria, uno dei migliori film di Dario Argento, inimitabile, inconfondibile.
Tutto funziona in un meraviglioso meccanismo a incastro.
A noi piace ricordarlo così.
 


SI

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