Providence (1977)
Con John Gielgud, Dirk Bogarde, Ellen Burstyn
La trama
Un viaggio allucinato nella mente di un uomo nel capolavoro di Resnais.
Nel vecchio castello in cui abita, il vecchio scrittore Clive Langham, ormai alcolizzato e acciaccato, vive una notte di ricordi. Nella sua mente allucinata si affollano i volti della moglie suicida e quelli dei figli, uno é un avvocato di successo, e della nuora che divengono protagonisti di un immaginario romanzo. Al mattino i personaggi si ritrovano, convenuti a festeggiare il 78° compleanno dello scrittore. Un po' Robbe-Grillet e un po' Bergman, Resnais realizza un film tra l'incubo e il ricordo. Un'indagine impietosa, ma con humor, nella mente di un uomo. Splendida la colonna sonora del vecchio Miklos Rosza, grandissimo Gielgud.
L'opinione più votata
Di yume scritta il 30/04/2011 - utile per 10 utenti
Voto al film: 
Horror, fantasia e realtà possono fondersi bene a Providence, ma non siamo negli Stati Uniti di Lovercraft, bensì in un castello immerso nel bosco, come si conviene ai castelli inglesi.
Resnais gira quest’unico film inglese ma lo fa da francese, e a volte sembra di essere a Marienbad, altre lo vediamo che strizza l’occhiolino mentre prende in giro gli inglesi con molta serietà, in qualche passaggio si ricorda di Notte e nebbia e lì sì, ci mette un’angoscia a non finire, da Hitler a Pinochet, passando per i colonnelli greci, la sintesi c’è tutta e a Resnais non serve sbrodolarsi in lunghe filippiche.
Secondo me Resnais si è divertito molto a girare questo film, ha piazzato una telecamera nella testa di Clive Langham, vecchio acciaccato abbastanza malvissuto sul piano nutrizionale (beve in continuazione, ma altrettanto fanno gli altri, e solo vino bianco, non ne ho mai visto bere tanto come qui) e gli ha registrato pensieri, sogni, pulsioni, fase rem e post-rem, tutto, e tutto nell’arco di una notte (una delle tre unità aristoteliche, il tempo, quanto al luogo e all’azione provate ad arginare i sogni e i pensieri!).
Ne esce un bel miscuglio, come è giusto che accada con l’onirico e la fantasia creatrice, dentro c’è la realtà più vera ma vattelappesca dove arpionarla e metterla insieme in un giusto ordine razionale, quello che è tanto necessario per stare in buona compagnia, la giusta ragionevolezza che ci fa essere bravi, gentili ed educati.
Clive tira pesci in faccia a tutti in questo pot-pourri che si agita nella sua mente in dormiveglia e nel corpo dolorante, ne esce male soprattutto quel coglioncello del figlio, un Dirk Bogarde che più antipatico di così non si potrebbe, affilato nei doppiopetti azzimati e nelle battute fulminanti, nuora, moglie, amante sfilano in un bel repertorio dell’ “universale femminino”, tempo sensibile e memoria soggettiva si fondono e decostruiscono tranquillamente qualsiasi principio narrativo non appena comincia a formarsi.
Come in una sinfonia il regista dirige l’orchestra, i movimenti, allegro, lento, moderato e rapido si alternano, c’è un’intenzione comunicativa, infatti come una sinfonia ha un titolo, Providence, e cosa ci sia di provvidenziale tocca allo spettatore scoprirlo, e dal caos nasce la forma, il film, che si snoda con il suo ordine, che è quanto mai simile a quello vero della vita che, per l’appunto, non è un romanzo.
Decostruzione narrativa totale, e dove meglio che di notte e in una mente ormai alterata dagli anni e dall’alcool, ma geniale al punto giusto da dar forma ai sogni e farli sembrar veri?
Ma poi arriva la luce del giorno e i piani temporali tornano al loro posto, i rapporti analogici si rifugiano nel profondo, pronti a riemergere appena cadranno di nuovo i freni inibitori, è il giorno del settantottesimo compleanno dello scrittore e i personaggi si ritrovano tutti alla tranquillizzante luce della realtà.
Ora hanno un autore.
8 maggio 2012 Opinione di alfatocoferolo su "Providence"
Bella l'idea, straordinari gli interpreti (tutti di razza) e gustosa per molti versi la messa in scena ma di contro c'è un eccesso di verbosità ed una ridondante elaborazione dei dialoghi. Il film in tal modo scorre male, è appesantito dalla teatralità delle scene e dalla forza dei dialoghi e questo lo rende suscettibile del gusto personale. Chi ama gustare un film come un'opera teatrale e perdersi nei significati e nelle introspezioni, troverà ciò che cerca in Providence. Chi cerca...
voto al film: 
30 aprile 2011 Opinione di yume su "Providence"
Notte agitata a Providence. Horror, fantasia e realtà possono fondersi bene a Providence, ma non siamo negli Stati Uniti di Lovercraft, bensì in un castello immerso nel bosco, come si conviene ai castelli inglesi. Resnais gira quest’unico film inglese ma lo fa da francese, e a volte sembra di essere a Marienbad, altre lo vediamo che strizza l’occhiolino mentre prende in giro gli inglesi con molta serietà, in qualche passaggio si ricorda di Notte e...
voto al film: 
1 settembre 2010 Opinione di mm40 su "Providence"
Resnais non è mai stato un autore semplice ed in Providence dà dimostrazione di saper fare anche di meglio di quanto visto sinora; il regista francese vuole qui complicarsi (complicarci) la vita all'ennesima potenza mescolando sogno, realtà e fantasticherie di un anziano scrittore dall'ingegno ancora piuttosto vivido. In una sorta di delirio alla Lynch ante litteram, Resnais dà sfogo ad una nutrita serie di scene e scenari onirici, inverosimili, grotteschi che...
voto al film: 
19 marzo 2010 Opinione di sasso67 su "Providence"
Estrosa riflessione di Resnais sul processo della creazione artistica, dominato dalla potenza inventiva dell’artista/demiurgo, ed attraversata da una vena di fantasia (qui forse rappresentata dal calciatore in tenuta, che si intromette continuamente sulla scena) e non estranea a momenti di grande sofferenza fisica e psicologica. Qui, lo scrittore, un settantottenne con continui dolori addominali, causati probabilmente dai suoi eccessi alcolici, durante una notte insonne, progetta il...
voto al film: 
8 marzo 2009 Opinione di alessiakies su "Providence"
Providence è la città statunitense in cui è nato e morto H. P. Lovercraft, scrittore dell'orrore e del fantastico che negli ultimi anni della sua vita si era ritirato in una sontuosa villa dove vi morirà a causa di un cancro all'intestino. Si capisce subito qual è il punto di partenza di Alain Resnais, il quale prende evidentemente spunto dalla biografia dello scrittore statunitense per creare il deus ex machina del film, Clive Langhman, interpretato da Gielgud. Ma Resnais non si ferma...
voto al film: 
24 luglio 2008 Opinione di Charlus Jackson su "Providence"
Uno dei film più interessanti dell'originale e sempre sorprendente Alain Resnais. Un vecchio scrittore scapestrato passa una notte cercando di rielaborare i suoi ricordi (molti, cattivi) e le sue fantasie (molti incubi) inventandosi una nuova storia avente per protagonista l'austero figlio, sua moglie, trasformata in borghese insoddisfatta, che vuole fuggire col figliastro, trasformato in una sorta di filosofo "illuminato" e sognatore, e la moglie, trasformata nell'amante del figlio. Un...
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