I pugni in tasca (1965)
Con Lou Castel, Paola Pitagora, Marino Masé, Pier Luigi Troglio, Liliana Gerace
La trama
In una villa di campagna vivono una madre cieca e i suoi quattro figli. La loro è una famiglia decisamente particolare, anche perché molti dei ragazzi hanno gravi problemi psichici. Fra questi solo Augusto sembra aspirare a una condizione di normalità borghese. Leone è subnormale e finisce affogato nella vasca da Sandro. Costui è epilettico e anche Giulia non è del tutto "a posto", almeno a giudicare dal modo con cui osserva il fratello morire durante una crisi di epilessia.
La folgorante e dissacrante opera prima del ventiquattrenne Bellocchio, che firma il soggetto e la sceneggiatura (il montaggio invece è di Silvano Agosti), con un ritratto di borghesia in nero sull'orlo della follia. Un film che ha fatto epoca.
L'opinione più votata
Di Snaporaz68 scritta il 03/11/2010 - utile per 9 utenti
Voto al film: 
I DOLORI DEL GIOVANE MARCO
“Sono convalescente da una scuola di odio e amore; nell'azione cattolica odiai la gioventù comunista. Qualche anno dopo, provai un senso di rancore per gli assistenti dell'azione cattolica. Poi sopraggiunse la fase della pietà universale. Comprensione per tutti. Dopo di che una breve fase di cinismo. Tutti ipocriti, tutti corrotti. Un paesaggio umano disperato, tutti colpevoli. Finalmente un nuovo rilancio classista" Marco Bellocchio
Il 1965 è l'anno in cui esce, praticamente in auto-produzione, l'opera prima del venticinquenne Marco Bellocchio, I Pugni in Tasca. Il giovanissimo regista piacentino reduce dal Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e da un soggiorno londinese allla Slade School of Fine Arts dove ha condotto una ricerca sull'utilizzo degli attori nei film di Antonioni e Bresson, incanala dentro la storia di una famiglia folle che vive sulle colline di Bobbio, in provincia di Piacenza, tutto l'impeto e l'assalto delle sue inquietudini giovanili, tutti i castelli di rabbia pronti a implodere e disintegrarsi, tutta l'attrazione per il vuoto e la morte, appartenente ad un adolescente “diverso” imprigionato nel claustrofobico “natio borgo selvaggio”.
L'inizio degli anni 60 è dominato dalla Dolce Vita felliniana e dalla trilogia dell'incomunicabilità di Antonioni (L'Avventura, La Notte, L'Eclisse). In mezzo ci sta il solito Visconti con il decadentismo del Gattopardo e la rabbia sociale degli alienati del boom di Rocco e i suoi Fratelli. All'ombra di questi mostri sacri si agitano fermenti di un cinema ribelle, più vicino agli astratti furori della Nouvelle Vague francese: Pasolini (Accattone, Mamma Roma) e il suo neo-neorealismo lirico e Bertolucci (La Commare Secca, Prima Della Rivoluzione) che ingloba le istanze rivoluzionarie in un cinema di poesia. Eppure il debutto di Bellocchio è atipico perchè pur risentendo delle influenze di questo cinema contemporaneo ha anche un occhio al cinema americano (i primi due titoli che vengono in mente sono The Wild One di Laslzo Benedek e Rebel without a Cause di Nick Ray), alle sperimentazioni Godardiane (Fino all'Ultimo Respiro) e all'humor nero di certo cinema inglese (un autore spesso citato è Tony Richardson). In realtà certe virate grottesche e surreali fanno venire in mente il cinema provocatorio di Luis Bunuel e l'anarchia del nulla di Marco Ferreri (un film come Dillinger è morto del 1968 ha molti richiami nichilisti derivati dall'opera prima di Bellocchio).
Tra lo “spirto guerriero che entro rugge” foscoliano e la amarezza leopardiana contro la Natura matrigna che lo costringe a prendere coscienza della ereditarietà della sua patologia, Sandro, il protagonista de I Pugni in Tasca, interpretato dal “giovane Brando” Lou Castel, vive una costante lacerazione tra l'impeto di rivolta e l'inadeguatezza nel ruolo di ribelle psicopatico, imprigionato dalle catene di un provincialismo senza speranza. ESPANDI +
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11 maggio 2012 Opinione di alfatocoferolo su "I pugni in tasca"
Il film di Bellocchio ha un che di straordinario perché condensa ed anticipa tematiche che raramente sono state trattate tanto bene in un'unica soluzione. Gli equilibri all'interno della casa sono delicati ma funzionano ed in tutta questa anormalità Augusto non pare uscire bene con il suo perbenismo, la sua vigliaccheria ed in una parola il suo essere borghese. Vengono in mente Spider Baby, Kynodontas e c'è in questo lavoro di Bellocchio qualcosa di universale e di sintetico che racchiude...
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9 gennaio 2012 Opinione di giuseppedimarco94 su "I pugni in tasca"
Frustrazione, obbligo, abitudine, sublimazione, sono elaborati in un'opera che gioca con i rapporti familiari, alterandoli, fraintendendoli, a partire dall'assurda sequenza iniziale del pranzo, dove la logica dello spazio e delle corrispondenze visive viene del tutto spezzata. Bellocchio sa lavorare su Sandro, caratterizzando la sua solitudine e la sua rabbia, l'impotenza, la felicità. Tremende le scene del rogo familiare e del funerale della madre, dove Sandro gioca sulla sua tomba....
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3 novembre 2010 Opinione di Snaporaz68 su "I pugni in tasca"
I PUGNI IN TASCA di Marco Bellocchio I DOLORI DEL GIOVANE MARCO “Sono convalescente da una scuola di odio e amore; nell'azione cattolica odiai la gioventù comunista. Qualche anno dopo, provai un senso di rancore per gli assistenti dell'azione cattolica. Poi sopraggiunse la fase della pietà universale. Comprensione per tutti. Dopo di che una breve fase di cinismo. Tutti ipocriti, tutti corrotti. Un paesaggio umano disperato, tutti colpevoli....
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18 agosto 2010 Opinione di supadany su "I pugni in tasca"
VOTO : 7/8. Come smitizzare un’istituzione,come quella della famiglia borghese,in poche semplici mosse. Certo oggi può risultare, soprattutto agli occhi di uno spettatore disattento, un po’ datato, in realtà è ancora più attuale, per quanto in tanti ormai si cimentino con questa materia. Non si salva nessuno, è rottura completa. Augusto il figlio maggiore, è il più normale di tutti, ma anche lui in fondo spera in qualche...
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25 luglio 2010 Opinione di PompiereFI su "I pugni in tasca"
L’inverno è arrivato e anche la famiglia si congela! E’ finito il tempo per prendere comodamente il caffè a tavola. La morte, come una sventura di manzoniana memoria, si abbatte sulle abitudini e sulle sicurezze familiari e non lascia via di scampo. Bellocchio imbastisce un’indagine molto intima, e allo stesso tempo spietata, sulle convenzioni e le sgretola con la malattia mentale, il Diavolo in Corpo proprio di Alessandro & i suoi fratelli (il...
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17 febbraio 2010 Opinione di will kane su "I pugni in tasca"
Alta crudeltà nel film d'esordio di Marco Bellocchio, vera e propria bomba che si abbattè sulla metà degli anni Sessanta, con un racconto di devastazione degli abituali canoni di Famiglia mai mostrato così, nel nostro cinema. "I pugni in tasca" aggredisce con aguzzo furore il più intoccabile dei tabù italiani,con inedita sfacciataggine:propositi suicidi, una madre non vedente spinta giù in un burrone, un fratello con problemi mentali annegato...
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17 novembre 2009 Opinione di Mathiasparrow su "I pugni in tasca"
Timoroso di abbracciare in una volta sola una realtà troppo grande, Bellocchio procede per gradi affidandosi ad un singolo personaggio (l'eccellente Lou Castel) e accerchiandolo con altri comprimari esemplari; sono i fulcri su il regista erigerà un piccolo monumento epocale. Fra gli intenti regna l’ambizione del descrivere una società opprimente a partire dalla cellula base, la famiglia. Le vicende narrate rendono impossibile fraintendere il messaggio del...
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19 ottobre 2009 Opinione di OGM su "I pugni in tasca"
I personaggi di questo film si dibattono nell'atmosfera ovattata della provincia italiana, che rende vano e ottuso ogni slancio emotivo. Gli spunti drammatici abortiscono in sfoghi puerili, mentre il paesaggio è troppo aspro, le strade sono troppo strette e le stanze troppo ingombre di oggetti perché la poesia possa toccare il suolo. Il disagio mentale è lo stagno dei sentimenti e dei desideri, unito alla difficoltà di tradurli in parole ed azioni. La psicosi di...
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22 settembre 2009 Opinione di Manuel Fantoni su "I pugni in tasca"
A mio parere il miglior esordio italiano alla regia di sempre ( assieme ad ossessione di Visconti). Che ci dice Bellocchio? ci dice che le relazioni affettive sono state sostituite dallo slancio affaristico e utilitaristico. Ispirato da Godard, pervaso da un macabro senso dell'umorismo, è una delle pellicole fondamentali del cinema italiano. Radicale, estremo, incompromissorio, devastante, ma assolutamente lucido, tratta in linea di massima la storia di una ragazzo epilettico che per...
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16 ottobre 2008 Opinione di mm40 su "I pugni in tasca"
Un film dotato a livello di tecnica registica e di recitazione, con una storia inquietante e tutta basata sulla riflessione, sui risvolti psicologici piuttosto che sull'azione. Cosa volesse poi in realtà dire Bellocchio di preciso a me probabilmente sfugge. Non andrò a cercare in rete le soluzioni del giochino: troppo facile. Mi limito a dire come ho interpretato la situazione: i quattro fratelli sono quattro differenti lati dell'animo umano (razionale, irrazionale, sensibile, insensibile...
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