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Opinione di supadany su I pugni in tasca





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18/08/2010 voto al film: voto ottimo

Sul film

VOTO : 7/8.
Come smitizzare un’istituzione,come quella della famiglia borghese,in poche semplici mosse.
Certo oggi può risultare, soprattutto agli occhi di uno spettatore disattento, un po’ datato, in realtà è ancora più attuale, per quanto in tanti ormai si cimentino con questa materia.
Non si salva nessuno, è rottura completa.
Augusto il figlio maggiore, è il più normale di tutti, ma anche lui in fondo spera in qualche disgrazia per uscire da una situazione che lo blocca a livello di indipendenza (e quindi potersi sposare e vivere in città).
Leone è epilettico e problematico, vittima designata della follia.
Giulia in apparenza normale (anzi parrebbe una ragazza fin troppo appetibile per rimanere legata al contesto familiare), in realtà è morbosamente legata ai fratelli, soprattutto Alessandro.
Alessandro è completamente pazzo ed escogita piani per eliminare i famigliari ad ostacolo per le sue mire (tolti i pesi potrebbe aprire un’attività commerciale).
A monte, una madre, ormai cieca, lei si buona, ma frutto di una società che non c’è più.
Bellocchio esordisce con il botto, mettendo alla berlina la figura rassicurante della famiglia medio borghese, presentando una serie di personaggi senza speranza ed anzi con pure, in alcuni casi, subdoli obiettivi taglienti.
Molto ben realizzate anche le sequenze più drammatiche, che trasmettono angoscia, alcune davvero difficili da digerire (oltre gli omicidi, anche il falò degli oggetti cari alla madre, raccapricciante per il modo festoso più che per l’atto vero e proprio).
Lo fa con un stile asciutto, virato a sottolineare la pazzia quando questa emerge, con cura per le situazioni (ombre, accezioni dei visi, incalzando le sensazioni), scrivendo una storia difficile, ma anche efficace, in quanto ha avuto il coraggio di non nasconderne i comportamenti più negativi di cui o spirito umano può essere capace.
A completamento, una colonna sonora davvero impeccabile di Ennio Morricone, con una serie di temi, asciutti ed angoscianti.
Disturbato e (soprattutto) disturbante.

Sulla regia di Marco Bellocchio

VOTO : 7/8.
Esordio notevole, per stile e messaggio inscenato.

Sull'interpretazione di Lou Castel

VOTO : 7,5.
Angosciante nel ruolo di un malato di mente, disposto a tutto per qualcosa che forse nemmeno lui sa.
Agghiacciante, la rappresentazione della pazzia.

Sull'interpretazione di Paola Pitagora

VOTO : 7.
Maliziosa, sguardo furbo, orecchie in grado di non sentire quando ce ne sarà bisogno.

Sull'interpretazione di Marino Masé

VOTO : 7.
Il suo personaggio si dimena all'interno di un complicato nucleo familiare.
Ruolo meno complicato degli altri, svolto in maniera pulita e gagliarda.

Sull'interpretazione di Pier Luigi Troglio

VOTO : 6,5.
Nei panni del povero fratello più debole e destinato a soccombere.
Bravo.

Sull'interpretazione di Liliana Gerace

VOTO : 6,5.
Nei panni della madre, ormai cieca e quindi non più guida per i propri figli.
Brava in un ruolo che non consente moltissimo.


SI

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