Opinione di lorenzodg su Quinto potere
Con Faye Dunaway, William Holden, Peter Finch, Robert Duvall
- negative [1]
- sufficienti [4]
- positive [16]
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Attenzione! quando vedi questo simbolo
significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
"La tua vita è un cumulo di banalità", "Tu sei la televisione...", "Questa è la vita reale".
Nello scontro 'familiare' prima dell'epilogo Lumet mette in bocca ai suoi personaggi una serie di frasi 'ficcanti' e 'disarmanti'. La tv diventa specchio irreale di un mondo sconosciuto e distante dallo 'share'...dominio e dominatore del 'leggio-guru' acclamato e falsificato dall'applauso che fagocita e distrugge tutto.
"Quinto Potere" (Network, 1976) è una pellicola di Sidney Lumet ancora attualissima e viva dopo 35 anni: una sferrata accusa sagace e dirompente contro l'uso del mezzo televisivo.
Howard Beale (Peter Finch) viene licenziato all'indomani della vendita del network UBS di Los Angeles perchè il suo programma perde ascolti e non funziona più. Prende una decisione eclatante: suicidarsi in diretta..; ma deve smentire l'annincio con una diretta convulsa e polemica... I suoi modi e le sue pazzie rialzano gli indici d'ascolto. Diana Christensen (Faye Dunaway), responsabile dei programmi, capisce che tutto può dare il gioco di finanziamenti pubblicitari e dello 'share'.. I suoi modi sono molto sbrigativi e senza fronzoli: Baele diventa un autentico personaggio (dicendo diavolerie e usando il mezzo in modo personale). Frank Hackett (Robert Duvall) che è vicino ai nuovi proprietari del network dà ragione a Diana mentre Max Schumacher (William Holden) amico di Beale non vede assolutamente di buon occhio tutta la faccenda. Il meccanismo stritola tutti, giornalisti, dirigenti, proprietari e pubblico (in sala)...fino a quando la candela comincia a spegnersi per il nuovo calo degli indici d'ascolto...
Howard continua il suo show perchè il presidente della UBS è con lui.
A questo punto l'epilogo è dirompente e senza ragione....quando in una riunione Diana dice: "Uccidiamolo quel figlio di puttana" e durante la diretta tv....Baele viene....
E alla fine la voce fuori campo su schermi tv accessi dichiara : "Questa è la storia di Howard Beale,...il primo caso conosciuto di un uomo che fu ucciso...".
Una pellicola di forte spessore narrativo, mai ferma su stessa, slanciata e poco propensa alla facile simbologia. Un Lumet di alto livello registico (l'anno prima aveva girato "Quel pomeriggio di un giorno da cani"), grande maestro di 'pugni' diretti e poco avezzo a compromessi aiutato da un'ottima sceneggiatura (Paddy Chayefsky).
Il film, candidato a 10 Oscar, ne vinse 4: attore protagonista (Peter Finch), attrice protagonista (Faye Dunaway), attrice non protagonista (Beatrice Straight) e sceneggiatura originale.
Voto 8/9.
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