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Il ragazzo selvaggio (1969)

[L'enfant sauvage, Francia 1969, Drammatico, durata 85', b/n]   Regia di François Truffaut
Con Jean-Pierre Cargol, Françoise Seigner, François Truffaut



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Il ragazzo selvaggio: assente
Ritmo ritmo in Il ragazzo selvaggio: presente
Impegno impegno in Il ragazzo selvaggio: molto forte
Tensione tensione in Il ragazzo selvaggio: presente
Erotismo erotismo in Il ragazzo selvaggio: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Il ragazzo selvaggio

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Il ragazzo selvaggio (voti: 39 media: 3,90) 39

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locandina di Il ragazzo selvaggio

La trama

Nel 1798 alcuni contadini francesi catturano nei boschi un ragazzo di circa 11 anni. È cresciuto in solitudine e abbandonato a se stesso. Del suo stato animalesco si interessa un medico parigino che si occupa di fanciulli sordomuti. Nonostante i pregiudizi che lo circondano, sarà proprio lui a risvegliare nel ragazzo la scintilla dell'intelligenza.  

L'interesse che il cinema di Truffaut ha sempre dimostrato per l'infanzia si misura qui con una vicenda-limite; un film rigoroso e delicato, in cui è Truffaut stesso a rivestire i panni del medico protagonista. Fotografia di Nestor Almendros, musiche di Vivaldi.

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L'opinione più votata

Di OGM scritta il 25/08/2010 - utile per 8 utenti

Voto al film: voto ottimo

Helen Keller, Kaspar Hauser e Victor, il ragazzo selvaggio di Aveyron: tre esseri umani, dotati di normali sensazioni e desideri, eppure considerati reietti, perché incapaci di comunicarli. Per loro, sottratti, per diversi motivi, al processo di crescita e formazione,  gli stimoli si traducono in impulsi, ma non producono segni filtrati da significati: le emozioni non si specchiano nel pensiero astratto delle categorie generali, condiviso dalla comunità dei loro simili, ma parlano direttamente alle cose rispondenti alle loro esigenze, senza chiamarle per nome. Dove non esiste la parola, viene meno anche la possibilità di formulare e recepire regole, di stabilire distinzioni concettuali a priori tra il bene e il male, tra il lecito e l’illecito. Il dottor Itard, nelle lezioni impartite a Victor, cresciuto da solo nella foresta fino all’età di dodici anni, deve compiere l’immane sforzo di ridurre in pillole ciò che è comunemente ritenuta la base dell’umanità, ossia quei rudimenti intellettuali e comportamentali che elevano la nostra specie al di sopra della bestialità. Così il martello, simbolo della nostra capacità di progettare e costruire, viene scomposto nelle parti elementari che ne definiscono la presenza, la natura e la funzione nel nostro universo: il disegno stilizzato della sua forma, il suono del termine usato per indicarlo, la successione dei segni alfabetici che lo identificano sulla carta. Sono, questi, convenzioni linguistiche di genere diverso che, nella nostra mente educata, sembrano convergere spontaneamente ed in maniera univoca verso quel particolare oggetto: invece il ragazzo selvaggio non riesce, se non dopo un durissimo addestramento, a riconoscerne la correlazione.  Il suo percorso prevede, come scopo essenziale, quello di apprendere l’esistenza di operazioni complesse, mediate da rappresentazioni, che si frappongono fra lui e il mondo dando una veste concreta e tangibile alle proprie idee. “Vedere” e “udire” il proprio pensiero e quello altrui, poterlo verificare e poterne trarre delle conseguenze, è l’esperienza fondante della socializzazione, la premessa alla convivenza e alla condivisione, che limita e disciplina la libertà dell’individuo. La nostalgia di Victor per la solitudine della foresta, che all’inizio sembra inibire gli sforzi del suo maestro, finisce, alla fine  per conciliarsi con la gioia di sentirsi accolto, compreso e forse amato per quel poco che, di sé, egli ha finalmente imparato a donare. François Truffaut confeziona questo documentario di vita vissuta e di scienza fuori dagli schemi con la lineare nitidezza di un libro illustrato, in cui il testo è fatto di brani concisi ed efficaci, affiancati dalle immagini che esemplificano, col rigore  della semplicità, i singoli, piccoli passi compiuti da un essere nuovo alla scoperta di tutto ciò che per noi è banale e scontato, ma, per lui, si rivela via via sempre più emozionante, miracoloso e prezioso.
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SI

Opinioni su Il ragazzo selvaggio


18 settembre 2011 Opinione di Baliverna su "Il ragazzo selvaggio"
Baliverna

CONTIENE ANTICIPAZIONI - Bellissimo film, rarefatto, essenziale, sobrio, poetico, profondo. E non è mai patetico o sdolcinato. Truffaut parla di nuovo di uno dei suoi argomenti preferiti, cioè quello dell'infanzia, e sembra riflettere sul mito del "buon selvaggio" di Rousseau. La teoria del filosofo francese, secondo la quale sarebbe la civiltà che incattivisce l'uomo naturalmente buono, è tuttavia solo un punto di partenza, al massimo di confronto, per poi spaziare sui vasti terreni...

voto al film: Baliverna assegna il voto ottimo a Il ragazzo selvaggio (1969)

nessun commento
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25 agosto 2010 Opinione di OGM su "Il ragazzo selvaggio"
OGM

Helen Keller, Kaspar Hauser e Victor, il ragazzo selvaggio di Aveyron: tre esseri umani, dotati di normali sensazioni e desideri, eppure considerati reietti, perché incapaci di comunicarli. Per loro, sottratti, per diversi motivi, al processo di crescita e formazione,  gli stimoli si traducono in impulsi, ma non producono segni filtrati da significati: le emozioni non si specchiano nel pensiero astratto delle categorie generali, condiviso dalla comunità dei loro simili, ma...

voto al film: OGM assegna il voto ottimo a Il ragazzo selvaggio (1969)

5 commenti
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23 settembre 2009 Opinione di steno79 su "Il ragazzo selvaggio"
steno79

Basato sulla storia vera di Victor dell'Aveyron, un ragazzo trovato allo stato selvaggio in una foresta francese verso la fine del Settecento, è un film insolito nell'opera di Truffaut, ma resta certamente uno dei suoi più rigorosi e intensi. Quasi tutto il film si concentra sul rapporto fra Victor e il dottor Itard, che cerca di recuperarlo alla vita sociale, ed in effetti il processo educativo è il fulcro e la vera ragione di essere dell'opera, processo...

voto al film: steno79 assegna il voto ottimo a Il ragazzo selvaggio (1969)

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8 giugno 2009 Opinione di Dalton su "Il ragazzo selvaggio"
Dalton

L'archetipo del soggetto è la vicenda di Kasper Hauser, nonostante essa sia prettamente tratta da una storia realmente avvenuta. Lo sviluppo narrativo segue un parallelismo infallibile: mentre progredisce la civlizzazione (e l'abilità pragmatica) di questo giovane Tarzan, le peripezie educative da parte del suo tutore François Truffaut (che in quest'occasione funge anche la responsabilità di interprete) diventano sempre più complesse. L'ambientazione risale al periodo illuminista,...

voto al film: Dalton assegna il voto buono a Il ragazzo selvaggio (1969)

1 commento
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12 aprile 2009 Opinione di mm40 su "Il ragazzo selvaggio"
mm40

Il ruolo del padre secondo Truffaut. Non è uno dei suoi film più riusciti, ma certamente è uno di quelli più personali e sentiti dal regista francese. Dotato di un ritmo blando ed incentrato su due soli personaggi, Il ragazzo selvaggio riassume però in sè la summa del pensiero di Truffaut sull'educazione in età infantile; emblematico è che Itard non si preoccupi eccessivamente quando Victor sbaglia o non appare interessato nelle operazioni di logica o nell'apprendimento dell'alfabeto...

voto al film: mm40 assegna il voto sufficiente a Il ragazzo selvaggio (1969)


25 settembre 2008 Opinione di Depp95 su "Il ragazzo selvaggio"
Depp95

Un film toccante sull'educazione di un ragazzo venuto dalla giungla. Truffaut è sempre emozionante. Da vedere con la famiglia.

voto al film: Depp95 assegna il voto ottimo a Il ragazzo selvaggio (1969)

1 commento
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24 agosto 2008 Opinione di LorCio su "Il ragazzo selvaggio"
LorCio

Superficialmente, può sembrare il film più impostato e rigoroso di François Truffaut. In parte è vero, ma non è solo questo, basti pensare all’uso di quel bianconero. Solo chi lo conosce bene ne può individuare l’aspetto puramente intimo e vorticosamente personale. Victor, il ragazzo selvaggio del titolo, strappato alla natura per inserirlo nella società, è l’ennesimo alter ego di Truffaut ed è una delle derivazioni del solito Antoine Doinel (principalmente quello de “I 400...

voto al film: LorCio assegna il voto buono a Il ragazzo selvaggio (1969)

3 commenti
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31 luglio 2008 Opinione di critico su "Il ragazzo selvaggio"
critico

Invecchiato male.

voto al film: critico assegna il voto mediocre a Il ragazzo selvaggio (1969)

2 commenti
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23 luglio 2008 Opinione di emmepi8 su "Il ragazzo selvaggio"
emmepi8

E' un tipico esempio di cinema educativo, che spesso affonda nella didascalia e Truffaut alle volte casca, pur essendo un grande del cinema, in questa maniera di fare cinema, le sue ipotesi hanno spesso dlel tesi che tendono alla dimostrazione e che rendono il film artificioso. Qui siamo nel film didattico, senza rilevare o escogitare un filo di sentimento, tutto è proiettato alla dimostrazione. Alla fine ci si appassione perché l'arte di Truffaut è quella del cinema, ma sempre con una...

voto al film: emmepi8 assegna il voto buono a Il ragazzo selvaggio (1969)


18 luglio 2008 Opinione di bradipo68 su "Il ragazzo selvaggio"
bradipo68

uno dei piu'bei film di Truffaut capace come sempre di descrivere il mondo dei bambini.Qui ha un approccio piu'distaccato,piu'naturalista,il film ha le cadenze dello studio antropologico immerso in una fotografia in bianco e nero luminosissima.Ha uno stile diverso dal suo solito ma colpisce lo stesso,è tenero col ragazzo selvaggio,vera e propria tabula rasa che deve essere impressionata giorno per giorno,una finestra aperta sulla conoscenza,il film che va di pari passo con lo scritto che...

voto al film: bradipo68 assegna il voto buono a Il ragazzo selvaggio (1969)




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