Ran (1985)
Con Tatsuya Nakadai, Akira Terao, Jinpachi Nezu, Daisuke Ryu
La trama
Il re Lear di Shakespeare nella versione del grande maestro giapponese.
Nel Giappone del Cinquecento il potere dei grandi feudatari è immenso. Il principe Hidetora, sentendosi ormai vecchio e stanco, decide di dividere i suoi possedimenti tra i figli Taro, Jiro e Saburo. Quest'ultimo rifiuta perchè convinto che nulla di buono potrà scaturire da ciò. E le sue profezie si avverano: Jiro uccide Taro, sposa la seconda moglie del padre e inizia a perseguitarlo. Il vecchio sovrano muore, Jiro e Saburo si fanno la guera e periscono, il feudo un tempo potente è in rovina. Solo un cieco sopravvive. Riflessione allucinata sulla storia e la violenza, dove armate di diverso colore (Oscar per i costumi) si scontrano in stupende le scene di battaglia, dove Kurosawa dà il meglio di sè. La storia è ispirata a Re Lear di Shakespeare.
L'opinione più votata
Di OGM scritta il 15/03/2010 - utile per 11 utenti
Voto al film: 
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- sufficienti [1]
- positive [19]
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9 agosto 2011 Opinione di yume su "Ran"
Ran è caos. E’ la grande lezione di Kurosawa, che scrive qui il suo testamento spirituale, il caos che gli uomini, folli, creano nella loro vita poiché cercano “il dolore, non la gioia, si esaltano nella sofferenza, si compiacciono dell’assassinio”. Sono le parole pronunciate dallo scudiero mentre Hidetora muore, consumato dal dolore sul corpo del figlio appena ritrovato, a cui sussurra con un filo di voce “….dovevo dirti tante...
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1 agosto 2010 Opinione di Axeroth su "Ran"
L'ideogramma RAN in giapponese significa letteralmente: rivolta, intesa sia come psicologica che come fisica, perciò da una parte rappresenta la rivolta della coscienza di Hidetora alla razionalità portandolo alla follìa, e dall'altra si ha la rivolta dei suoi figli contro il suo potere e contro loro stessi per soddisfare la propria fame di dominio sull'altro, eliminandosi a vicenda nel caos. Pellicola nipponica ricca di simbolismo orientale, un film retto da una...
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15 marzo 2010 Opinione di OGM su "Ran"
Un film dominato da una poesia tragica, ma pacata; intensa, però immobile, ferma nella stanca solennità di un mondo feudale in declino. I colori sono sgargianti, però artificiosi e freddi; la teatralità, sia pur carica di volontà e di emozioni, è temperata dal rigore di un cerimoniale intorno al quale anche i paesaggi naturali sembrano svuotarsi e irrigidirsi. Tutto, all’inizio, appare statico e invariabile, come l’attaccamento al...
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8 novembre 2009 Opinione di Peppe Comune su "Ran"
Il principe Hidetora decide di dividere il suo grande feudo tra i tre figli e di abdicare in favore del primogenito,Taro. Questo fatto innesca un turbinio di sentimenti contrastanti che percorrono l'intera storia tingendola di odi trasversali. Liberamente ispirato al "Re Lear" di Shakespeare,Kurosawa ci immerge nel Giappone del cinquecento tra le onde alte del caos umano (Ran appunto) sottolineando come sia piu' facile essere soggiogati dalla voracita' degli istinti famelici che prendere...
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16 ottobre 2009 Opinione di michel su "Ran"
SHAKESPEARE IN WAR Un signore feudale lascia un castello a ciascuno dei suoi figli e si ritira a vita privata. È l’inizio di una guerra fratricida che non lascerà in piedi nessuno. Kurosawa racconta l’orrore della guerra e la follia dell’uomo in un film lungo e severo a cui non giova, almeno agli occhi di un occidentale, la recitazione da opera dei pupi del protagonista, conciato peggio di uno spaventapasseri. Si ammira l’ariosa bellezza delle scene di...
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14 ottobre 2009 Opinione di steno79 su "Ran"
VOTO 10/10 Film gigantesco, sia per le sue dimensioni da kolossal che per l'elevatezza del genio artistico di Kurosawa. Il regista giapponese si ispira ancora una volta a Shakespeare e al suo Re Lear e ne cava un'opera monumentale sulla follia del potere e il "caos" dell'esistenza umana (questo è il significato del titolo originale). Affascinante la dimensione figurativa con i colori usati in funzione simbolica, perfetta la padronanza dello spazio cinematografico, grandissima la maestria...
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7 settembre 2009 Opinione di mm40 su "Ran"
Il declino. Tema affascinante, soprattutto se messo nelle mani di un grande come Kurosawa, giunto ormai ai 75 anni e quindi decisamente 'maturo' per un argomento simile, fra coinvolgimenti personali (la senilità, la sensazione di aver intrapreso l'ultimo brano del proprio cammino terreno) e riferimenti macroscopici al genere umano intero (l'estinzione come unico possibile futuro per un animale capace di sentimenti tanto deprecabili ed azioni inqualificabili come l'odio, l'invidia, la...
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4 settembre 2009 Opinione di Dalton su "Ran"
Il cinema occidentale lo ha plagiato per decenni (I MAGNIFICI SETTE, PER UN PUGNO DI DOLLARI); adesso il maestro Akira saccheggia la cultura angloamericana: siamo al cospetto della versione "kabuki" dello shakespeariano RE LEAR. A livello tecnico, è la sua opera più impegnativa (anche più dell'ultraosannato KAGHEMUSHA). Splendida dissertazione sulla follia del potere e su coloro che vivono attorno ad essa, è anche un'eccellente riflessione sulla guerra, sul...
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21 aprile 2009 Opinione di kotrab su "Ran"
Ran è stato il primo film di A. Kurosawa che vidi e fu un fulmine, anzi una tempesta. La potenza emotiva e puramente visiva di questo poema è spaventosa, l'epicità sposata alle più estreme sfaccettature psicologiche soggioga l'anima, l'umanità nella sua debolezza, nella sua follia, nella sua ambizione più cieca è tratteggiata con un rigore perfettamente comprovato da una regia capace di squarci tanto iperrealistici quanto sospesi nella costernazione e nell'onirismo (come quando i...
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