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Opinione di Snaporaz68 su Rapina a mano armata

[The Killing, USA 1956, Thriller, durata 83', b/n]   Regia di Stanley Kubrick
Con Sterling Hayden, Coleen Gray, Vince Edwards, Elisha Cook jr.




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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30/12/2010 voto al film: voto ottimo

Sul film

CANI DA RAPINA?
 
Se si pensa alla data di questo film (1956) ci si rende conto di quanto Kubrick fosse già avanti nel montaggio temporale e nella costruzione della sceneggiatura da un mediocre racconto noir di White dal titolo Clean Break. In effetti il ritmo frenetico e lo stato di crescente tensione sono ottenuti da Kubrick sccomponendo la storia in tanti segmenti e attraverso flashback e ripetizioni, moltiplicando i punti di vista e chiarendo i singoli ruoli dei protagonisti di una rapina all’Ippodromo. Pur tenendo presente il modello di John Huston (Giungla d’Asfalto) e le influenze della Dark Lady ripresa in parte dalla Fiamma del Peccato di Billy Wilder (con qualche spruzzatina del Fritz Lang de La donna del ritratto e un debito parziale col Kurosawa di Rashomon) Kubrick supera in parte i modelli sopra citati non solo nel montaggio a orologeria, freddo e razionale, ma anche nei dialoghi tra i personaggi, curati nei dettagli psicologici e assolutamente verosimili. Un esempio su tutti la frase che il lottatore russo Kola Kwariani esclama nel circolo degli scacchi all’amico Sterling Hayden sulla equivalenza tra gangster ed artista e sulla sadica necessità del mondo comune di rimuoverli e distruggerli. Ancora da evidenziare la perfetta interpretazione della dark lady Coleen Gray acidissima nelle risposte al marito burattino e ipertiroidea nello sguardo. Il titolo the killing si riferisce alla carneficina finale (causata indirettamente dalla nostra illusa dark lady) nella quale in due secondi netti la scena si riempe di almeno sei cadaveri. Il fatto inconsueto è che il tutto viene mostrato così rapidamente che è impossibile ricostruire chi ha sparato? e a chi? Piccolo errore estetico l’eccessivo simbolismo della gabbia con il pappagallo accanto alla testa dell’ultimo cadavere burattino.
Finale moraleggiante e beffardo (con un cane ridicolo manovrato dal caso) che riporta il film sul modello di John Huston e permette allo spettatore di rimuovere e distruggere gangster e artista (ma siamo sicuri che il crimine non paga?).
Film con scarso successo di pubblico ma pietra miliare del genere: Quentin Tarantino ne attingerà a piene mani per il suo Reservoir Dogs, ma anche altri cineasti ne sono in debito (Sidney Lumet, Spike Lee).


SI

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