Opinione di Neve Che Vola su La scala a chiocciola
Con Dorothy McGuire, George Brent, Ethel Barrymore, Kent Smith
Attenzione! quando vedi questo simbolo
significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Due scene su tutte...
"Guardami, guardami!"
grida il dottor Parry (Kent Smith) ad Elena (Dorothy McGuire) stringendole le spalle.
"Ricordi la gioia immensa di avere la voce? La gioia di poter parlare, cantare...Ricordi com'è bello poter esprimere il proprio pensiero, i propri sentimenti?"
Elena è una ragazza muta, che ha perso la voce in seguito ad uno shock. Come tale, potrebbe essere la futura vittima del misterioso assassino che elimina tutte le ragazze con un difetto fisico. Di lui conosciamo solo il celebre primissimo piano dell'occhio...
Il dottore la bacia, se ne va, e lei sogna come una bambina innocente...tutta la casa è addobbata per lei, che balla come una regina con l'uomo che ama, ci dimentichiamo e ci abbandoniamo al sogno con lei...va all'altare, e tutti assistono, il prete arriva alla dichiarazione finale:
"Vuoi tu Elena onorarlo, restargli vicino fino alla fine dei tuoi giorni? Se acconsente, risponda si!"
Ma la voce non esce...
Mi piace la contrapposizione del grosso occhio alla mancanza della bocca.
Dopo aver rinchiuso il presunto assassino in cantina, Elena corre al telefono, fa il numero, e all'improvviso ricorda che non può parlare, allora batte con disperazione la cornetta.
Il vero assassino le si rivela:
"Ti sei già guardata in questo specchio oggi, io ti ho vista. La tua immagine non aveva bocca, così come non hai voce".
Il finale penso che potrei vederlo migliaia di volte e amarlo sempre più: si parte dal primo piano di Elena che fugge su per la scala a chiocciola, e guarda in giù per vedere a che punto è l'inseguitore. Sta per riprendere a salire ma vede qualcosa, al che la cinepresa si sposta sulla vecchia madre (Ethel Barrymore) dei due rampolli di casa che tiene la pistola in pugno. Ora, dall'alto, si vedono tutti e tre ma solo alzando il punto di vista che rimane sostanzialmente lo stesso: la madre, la ragazza che fissa la donna, e l'uomo che arriva di corsa, si accorge dall'espressione di Elena che qualcuno è in cima alle scale, guarda verso di noi e viene ripetutamente colpito, mentre Elena si mette in posizione difensiva tappandosi le orecchie e gridando.
La matrigna enumera al figliastro morente tutte le malefatte, ed Elena la guarda a lungo prima di girarsi verso l'uomo a terra.
Libera dalla cantina il falso assassino, tornano appena in tempo per vedere la donna cadere ormai morente per lo sforzo sostenuto. E grida "No!", protendendo le mani in avanti...
Corre al telefono per chiamare il dottor Parry, ed è qui che si rende conto di essere guarita...
"Uno, otto, nove... dottor Parry ... vieni...sono...Elena..."
La ragazza cade in ginocchio e si tiene il viso tra le mani singhiozzando, mentre la cinepresa si allontana lentamente.
Questo non è far film, questo è far miracoli come Cristo!
"Che peccato che mio padre non è vissuto tanto da vedermi forte dominare ogni debolezza e annientare le imperfezioni del mondo".
dichiara l'assassino che alla fine è anche una vittima...
Secondo me l'efficacia di un film è tanto maggiore quanto maggiore è il suo travestimento. Un film come "Odissea nello spazio", per esempio, porta stampata addosso la sua "illeggibilità" nell'immediato (parlo in generale, non per tutti). Cosa vorrà dire? in quanti si sono abbandonati all'esperienza visiva vedendo quel film? Tiro a indovinare: in ben pochi. La maggior parte, si sarà interrogata dall'inizio alla fine sulle intenzioni del regista. Ma un film come "La scala a chiocciola", apparentemente non richiede alcuna lettura, alcuna interpretazione. Ci si può abbandonare, legittimamente, al divenire della storia, e trarne immensa soddisfazione, a seconda dei gusti.
Che valore "universale" ha? Insomma, il tentativo di espressione di sè va ben al di là della storia della ragazza muta. Chiunque è muto come lei, tenta di "dire" chi è, cantare la propria verità, prigioniero di una identità indotta da forze esterne. Espressione di sè non è essere un vandalo che da voce a qualunque impulso gli passi per il corpo e la mente. Espressione di sè, alla fine, può essere riassunto con la frase di Cristo "Il Padre ed Io siamo Uno", rivendicando la sua appartenenza ad una natura superiore, ed indicando il dovere (e l'unica salvezza) di ricercare questa natura superiore come la nostra autentica.
In certo qual modo, nel dramma di Elena io vedo il dramma dell'allontanamento dalla Verità, non tanto come metafora, quanto come semplice meccanismo che mi ricorda il mio stesso. "Dire" finalmente chi si è, dovrebbe essere il punto culminante della Vita, l'entrata nel Tempio.
In tal senso, per qualche meccanismo che non mi è chiaro, vedo in questo finale questa realizzazione che mi ricorda la mia. Tramite la voce di Elena che può finalmente "esistere" ("Sono...Elena"), rivivo quello che dovrei dire io. Come dice Vincent Price in "L'ultimo uomo della Terra", "Vivi a un passo dalla morte... e dimentichi!", proprio così, dimentico. Attraverso il raggiungimento di Elena, sento che qualcosa si mette in moto dentro di me, e questo solo per me conta. Questo film parla di me, non di chi sono in maniera coatta, ma di chi ho dimenticato.
Elena che colpisce gli oggetti per farsi sentire, è come il brancolare nel buio e tentare l'unione con la personalità superiore. E' il risultato del richiamo interiore.
Non riesco a spiegarmi in altro modo la forza con la quale, questo film che mi scuote fino alle fondamenta e del quale vorrei dire tante cose ma che appunto mi soffocano in quanto troppe, è entrato a far parte di me.
Sulla regia di Robert Siodmak
Dio lo benedica.
Sull'interpretazione di Dorothy McGuire
Neanche la Madonna avrebbe fatto meglio.
Sull'interpretazione di George Brent
Perfetto.
Sull'interpretazione di Ethel Barrymore
Perfetta benchè vecchiarda.
Sull'interpretazione di Kent Smith
Ottimo.
Sulla colonna sonora
Fantastica.
Cosa cambierei
Lo scorrere del tempo, e poter vivere per sempre in compagnia del finale del film.
Sulla colonna sonora
Fantastica.
Cosa cambierei
Lo scorrere del tempo, e poter vivere per sempre in compagnia del finale del film.
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