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Opinione di dedo su La scala a chiocciola

[The Spiral Staircase, USA 1945, Noir, durata 83', b/n]   Regia di Robert Siodmak
Con Dorothy McGuire, George Brent, Ethel Barrymore, Kent Smith




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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25/04/2010 voto al film: voto ottimo

Sul film

La lunga strada percorsa dal cinema è segnata da numerose pietre miliari. “La scala a chiocciola” ne rappresenta una. Questo titolo me lo sono portato nella memoria per oltre 60 anni e, per quanto mi fossi dimenticato la trama, per tutto questo periodo mi ha ossessionato per l’impatto che ne ebbi allora, adolescente, seduto col torace rigido, piegato in avanti, le mani artigliate ai braccioli della poltrona, il respiro superficiale e frequente, terrorizzato da quell’occhio, come si vede.
 sulla prua delle navi fenicie, che ti fissava perfido, diabolico, cattivo e si ingrandiva gradualmente sino a perdersi nell’iride. Al rientro a casa salii le scale del condominio al buio, con le spalle struscianti contro il muro, in pieno furore adrenalinico, gli occhi spalancati e guizzanti freneticamente da destra a sinistra sino ad arrivare alla salvifica porta di casa (3° piano). Ricordi, emozioni, sensazioni ancora oggi vivide di un adolescente.
Siodmack crea un’opera di grande spessore, cupa, drammaticamente angosciante, che riecheggia il cinema e l’arte pittorica tedesca della prima metà del XX secolo, lineare, con un ritmo rapido in cui le scene si inseriscono nel tessuto della trama come tessere di un puzzle. Tiene in grande cura  sia l’ambiente esterno, martoriato da una tempesta, misterioso, carico di scricchiolii terrorizzanti bene avvertibili fra lo scrosciare dell’acqua ed il rumore dei tuoni, sia l’ambiente interno, casa Warren, dai vasti saloni a volte colmi di un silenzio assordante a volte zona di odio e litigi, dai rumori inconsueti e per questo allarmanti. E la cantina, strutturata quasi apposta per essere la sede naturale di nefandeze, con quella scala a chiocciola, sempre illuminata da candele portate a mano, su cui si maturerà la tragedia finale. Anche fuori dalla casa, nel Village Hotel, il regista indugia nel descrivere il terzo strangolamento, con scene di grande suspense e in contrasto con la descrizione puntuale della sala cinematografica, ove s’incontra la giovane donna oggetto di attenzione da parte dello psicopatico bipolare (non esisteva allora il termine serial killer), con l’operatore che gira freneticamente la manovella del proiettore e la segaligna signorina che accompagna al piano la proiezione del film muto “Il bacio”. La macchina da ripresa coglie momenti ed inquadrature spettacolarmente straordinarie, di grande impatto visivo e con tecnica innovativa. Anche i protagonisti, tutti, sono ottimamente caratterizzati:  Mrs Warren, vecchia e malandata, dal carattere di ferro, un cerbero nei confronti di tutti gli abitanti della magione, ma tenera, affettuosa, altruista verso la bella, dolce, caritatevole e muta Helen,(già vittima di un grave stress responsabile della perdita della parola), innamorata e ricambiata dal Dott. Parry, professionalmente capace, ma con rapporti difficili con il più anziano medico del villaggio, i fratellastri, caratterialmente deboli, che si odiano profondamente, il professor  Warren e Steve Warren, il primo serio e compassato, l’altro bugiardo, sornione, vitellone che se la intende con la segretaria del Professore,  Blance. L’opera, tratta da “Some must watch” di Ethel Lina White, non avrebbe raggiunto quel successo senza l’eccezionale, spettacolare apporto fotografico di Nicholas Musuraca che ha saputo utilizzare il b/n, con prodigiose scene dalla particolare ed efficace luminosità ma anche dalla oscurità in ambienti malsanamente tenebrosi. Buona la musica di Roy Webb. Splendida la scenografia che ricostruisce, quasi dipinge, l’ambiente tipico di una abitazione signorile del New England all’inizio del ‘900.
A questo punto possono interessare gli stimoli che la visione del film mi  ha ridestato, dopo così tanto tempo dalla prima volta. Nonostante siano stati prodotti successivamente thriller di grande successo (pensiamo almeno a Hitckcock), tutti costruiti in maniera diversa, alcuni più rispondenti ai tempi che stiamo vivendo, la “Scala a chiocciola” mi ha mantenuto quasi invariato il senso di suspense e di matematica costruzione narrativa, senza essere però più così terrorizzante come quando la vidi per la prima volta. Ma sono convinto che, se a vederlo ci va un ragazzo, l’effetto perdurerà invariato: l’opera non è molto invecchiata e mantiene tutta la sua dimensione di thriller di qualità. Voto 9

Sulla regia di Robert Siodmak

Straordinario creatore di opere di qualità

Sull'interpretazione di Dorothy McGuire

Una Helen straordinariamente credibile

Sull'interpretazione di George Brent

Buono nella parte del Prf, Warre

Sull'interpretazione di Ethel Barrymore

Una grande attrice, una interpretazione superlativa

Sull'interpretazione di Kent Smith

Abbastanza bravo come Dott. Parry

Sulla colonna sonora

Di appropriato sostegno

Cosa cambierei

nulla


SI

Commenti

  • 25 aprile 2010, 20:37 di ziacassie

    le due cose che mi facevano più paura: vedere lei nello specchio come la vede il suo assassino - senza bocca - e il rumore che lei fa col bastone trascinandolo sull'inferriata quando torna a casa per farsi coraggio....

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  • 25 aprile 2010, 20:38 di ziacassie

    naturalmente uno dei miei incubi da sempre...

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  • 26 aprile 2010, 08:47 di Neve Che Vola

    Ho scritto la mia opinione appunto perchè avevo letto che meditavi di rivederlo, così mi ci hai fatto ripensare e ti ho anticipato di un giorno. Hai proprio ragione a parlare di "silenzio assordante" sottolineando la magia dei suoni nel film e tutti gli altri aspetti visivi. Secondo me - è la mia personale (non so se qualcun altro la pensi così) teoria sui film thriller o horror - la misura del valore di questo genere di film la si ha quando perdono il loro potere d'urto. Se ho capito bene, da ragazzino ti ha spaventato moltissimo (cosa che non ha fatto a me avendolo visto per la prima volta che avevo passati, io credo, i venti anni) mentre adesso hai vissuto la tensione del film più distaccatamente ma non meno intensamente. Ecco, questa è una cosa che mi sta particolarmente a cuore: c'è differenza tra l'essere travolti dall'emozione (che ai miei occhi può inficiare il vissuto di un film riducendolo a pura adrenalina) e viverla osservandola. Credo (sempre una mia idea) che Hitchcock intendesse proprio questo quando diceva che ambientava l'orrore nelle situazioni conosciute, proprio come ad esempio lo scrittore di fantascienza John Wyndham. Se non solo quello che viene mostrato, ma la cornice stessa (il punto d'appoggio psicologico, chiamiamolo così) diventano estranianti, chi sarà alla fine a fare l'esperienza? Sembra la stessa differenza che c'è tra l'esperienza del drogato e del mistico, a prima vista accostabili: la prima, presuppone l'essere vittima, la seconda presuppone la padronanza dell'esperienza - continua a d esistere, pur in mezzo alla tempesta cui si assiste - un "io" saldo che si arricchisce dell'esperienza. Non so se io sia nel giusto (poi magari ne parlerò a proposito di qualche film cercando di chiarire meglio) ma in certo qual senso l'esperienza che viene fornita in questo modo, permettendoti di non essere sopraffatto e di perdere conoscenza, ma di assistere come da un punto di osservazione le tue stesse emozioni, sia uno dei regali maggiori che un artista possa fare. Da questo punto di vista, penso che Hitchcock sia stato uno dei grandissimi, capace di farci perdere nell'ignoto pur rimanendo noi stessi, identificandoci sì ma senza perderci nell'esperienza, non so se mi spiego. Come diceva Sviatoslva Richter, per suonare bene Brahms bisogna farlo "a cuore caldo ma a mente fredda", non so se il discorso abbia un senso per te...

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  • 26 aprile 2010, 12:10 di dedo

    Ringrazio ziacassie per aver letto la mia opinione. Tutto il film è pieno di particolari che ampliano la suspense dell'osservatore. A Neve Che Vola: Con grande capacità hai colto l'essenza della mia opinione. Avevo un conto personale con questo film: il terrore che mi aveva indotto da adolescente (attorno ai 14 anni) e l'ossessione per questo titolo che perdurava da oltre sessanta anni. Quando mi chiedevano: quale film ti ha più terrorizzato ? Rispondevo invariabilmente "La scala a chiocciola". Ho cercato di trasferire nella opinoine questo rapporto personale durato così a lungo. Credo che una esperienza diretta così come l'ho descritta possa essere considerata unica. Riguardo a quanto esprimi sul grande Hitckcock sono perfettamente in sintonia con il tuo pensiero: non a caso Hitch riempiva, sia pure con discrezione, i suoi Thriller di elementi ironici, talora francamente comici, quasi a sdrammatizzare la storia, senza fargli perdere la suspense. A parte quanto sopra ti ringrazio per la tua gentilezza In caro saluto ad ambedue

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  • 13 febbraio 2012, 21:43 di eley

    fantastica recensione... posso concordare con le impressioni che ne ebbi ai tempi della mia infanzia!!! mi aveva sconvolta... senza capire nulla razionalmente di cinema autori e via dicendo. opere d'arte superiore che comunicano direttamente con la parte simbolica e più profonda del nostro essere UMANI. incredibile. grandi film. grandi artisti. grande arte. un impatto così profondo che ha retto più di 30 anni con la stessa intensità. grazie.

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  • 14 febbraio 2012, 10:53 di dedo

    Grazie a te eley per aver trovato nella mia opinione su questo film una sintonia con le tue sensazioni. Io ho solo "regolato" un conto aperto da oltre 60 anni. Allora mi terrorizzò, oggi mi è apparso decisamente meno shockante di allora. Un saluto

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  • 14 febbraio 2012, 14:57 di curiosone49

    Dedo mi hai fatto venire una gran voglia di rivederlo...bellissima recensione..GRAZIE!!

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  • 15 febbraio 2012, 10:39 di dedo

    Grazie a te, curiosone. Un caro saluto

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