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Opinione di angelina su Scarpette rosse





Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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27/06/2011 voto al film: voto ottimo

Sul film


" Siamo narratori di storie e creatori di sogni."
 
Michael Powell e Emeric Pressburger

Quando Irina Boronskaja (Ludmilla Tcherina),l'étoile del suo balletto lascia la danza per sposarsi,l'inflessibile e tirannico impresario Boris Lermontov (Anton Walbrook) ,("La grande semplicità può essere raggiunta solo con l'agonia del corpo e dello spirito.") punta gli occhi sulla talentuosa Vicky Page (Moira Shearer),deciso a trasformarla,con una durissima disciplina,in una stella di prima grandezza.
Dopo il trionfale successo del balletto "Scarpette rosse",musicato da Julian Craster (Marius Goring),le tournées si susseguono senza sosta,ma quando Lermontov scopre che tra Vicky e Julian è nato un amore,licenzia in tronco il compositore.Questo però non basta a dividere i due innamorati e Vicky lascia la compagnia per sposarlo.
Un anno dopo Lermontov riesce con uno stratagemma ad incontrare la ballerina e,facendo leva sulla sua passione mai sopita per la danza e sulla dedizione verso chi l'ha resa celebre,ottiene di farla ritornare nella compagnia.
Vicky danzerà nuovamente "Scarpette rosse",ma poco prima dell'inizio dello spettacolo, compare Julius per porle un drammatico aut aut. O il balletto o il loro matrimonio.
Lacerata dalla scelta,Vicky prende di slancio una tragica decisione.
Un film leggendario,che alla raffinata eleganza della scrittura unisce un ammaliante splendore e una stupefacente ricchezza visiva.
Ispirandosi alla famosa fiaba di Hans Christian Andersen,Powell e Pressburger accentuano la dialettica Arte/Vita,immergendo la narrazione in un romanticismo estremo,percorso da una potente forza visionaria,cifra stilistica caratteristica di Michael Powell che,entrato nel 1925 nei famosi studi della Victorine a Nizza,era stato fortemente influenzato da Rex Ingram  e dalla sua visione del fantastico nel cinema.
Fulcro dell'opera e cuore pulsante di tutto il film,il magnifico balletto "The Red Shoes",con la coreografia di Robert Helpmann e il contributo del grande ballerino Leonide Massine,un tripudio di colori vividi ed emozionali grazie alla splendida fotografia di Jack Cardiff,che citò come fonte d'ispirazione la pittura di Rembrandt e di Van Gogh,e alle ardite sperimentazioni visive (una per tutte,la platea del teatro che si trasforma in un mare in tempesta) e agli strepitosi trucchi ottici,che ci ricordano che Michael Powell nel 1940 era stato uno dei registi di "Il ladro di Bagdad",prodotto dai fratelli Korda,i cui effetti speciali avevano superato la concorrrenza di quelli americani.
Grande presenza scenica di Moira Shearer,che unisce ad una tecnica virtuosistica l'intensità dell'interpretazione,affiancata da un valido Marius Goring,la cui eccellente recitazione è però messa in ombra da un grande Anton Walbrook,attore viennese molto amato da Powell e Pressburger, che recitò anche con Max Ophuls,che dà al suo personaggio,probabilmente ispirato alla figura di Sergej Diaghilev,quella giusta miscela di fascino magnetico,crudele intelligenza e freddo sarcasmo,salvo poi,nel finale,rendere a suo modo esplicito l'immenso dolore per la perdita della sua creatura e la sua nascosta e orgogliosa fragilità.
Dall'incipit dinamico e travolgente degli studenti che si accalcano sugli scaloni del Covent Garden a quella corsa finale delle scarpette rosse che chiude la parabola di Vicky e il suo vano e struggente tentativo di conciliare due passioni inconciliabili,una superba commistione di melodramma,incanto,fiaba,incubo e romanticismo,un film culto per registi come Martin Scorsese (che ne ha curato il restauro nel 2010),Francis Ford Coppola,Vincente Minnelli,Brian De Palma,un fervido e potente slancio dell'immaginazione e della fantasia, in nome di un'Arte per la quale si può vivere,ma anche morire.
Due Oscar: alla musica di Brian Easdale e alla scenografia di Hein Heckroth.


SI

Commenti

  • 27 giugno 2011, 20:07 di spopola

    tanto amato da Coppola che quella scena del mare che irrompe sul palcoscenico (e non solo) l'ha inserita in "segreti di famiglia".. e visto il taglio molto "privato" del discorso dato a quest'opera densa di spunti autobiografici, è certamente un omaggio che vuole essere anche un riconoscimento per l'importanza formativa che ha avuto su di lui il cinema di Powell/Pressburger

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  • 27 giugno 2011, 23:04 di steno79

    Grandioso Anton Walbrook, chi può dimenticarlo dopo averlo visto come Boris Lermontov? Come dici giustamente Angelina, nella sua recitazione c'è una miscela di fascino magnetico e di sottile crudeltà, il suo impresario è un tiranno, un despota in nome dell'Arte, ma anche un uomo che alla fine si ritrova solo e disperato. Una parabola straziante che il genio visionario di Michael Powell ha reso indimenticabile grazie al suo altissimo fascino estetico

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  • 28 giugno 2011, 07:01 di angelina

    @spopola Ti ringrazio,Valerio, per il tuo interessante commento! Non ho visto "Segreti di famiglia" e non sapevo quindi della sequenza, ripresa da Coppola, dal film di Powell/Pressburger. Un caro saluto,Angelina

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  • 28 giugno 2011, 07:05 di angelina

    @steno Grazie Steno per il tuo bellissimo commento ! Il Boris Lermontov di Anton Walbrook è davvero un personaggio ricco di fascino e di sottili sfumature. Indimenticabile. Un caro saluto da Angelina

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