Le schiave della città (1944)
Con Ginger Rogers, Ray Milland, Warner Baxter
05/12/2010
Who's Jenny? - Ginger balla da sola
Nel capolavoro di Mitchell Leisen, il musical psicoanalitico Lady in the Dark (Schiave della città, 1944) una bambina si aggira solitaria in un circo, e vede sè stessa, adulta, in...
di Neve Che Vola
La trama
Anne Elliot (Rogers) dirige una rivista di moda. È tutta dedita al lavoro e nella sua vita c'è pochissimo spazio per gli affetti. Quando incomincia a soffrire di disturbi nervosi, Anne si rivolge a uno psicanalista, il quale, inducendola a scavare nel subconscio, la porterà a liberarsi dal proprio complesso di inferiorità e all'equilibrio di un'esistenza affettivamente serena. Tratto da un "musical" di Ira Gershwin e Kurt Weill, il film è un riuscito tentativo di fusione fra elementi musicali, coreografici e di recitazione tradizionale. Divertente, spettacolare e coinvolgente, con un uso bislacco della psicanalisi e una eccentrica sfarzosità.
L'opinione più recente
Di Baliverna scritta il 14/08/2009
Voto al film: 
Va anche detto che il film riflette su certi risvolti dell’emancipazione femminile (almeno così la chiamano) e sulle vere motivazioni che muovono certe donne in carriera, alla quale sacrificano la propria vita privata, l’amore, la famiglia e la stessa parte più vera e sincera di sé. In certi casi – sembra proporre il film – sono frustrazioni di varia natura a generare nella donna desideri di una malintesa rivalsa, a volte di vendetta, e a condurla ad autoimporsi un portamento maschile che ne castiga la femminilità e il suo vero carattere. Non manca tuttavia la punzecchiata a certi uomini deboli che cercano non una moglie ma una madre, che diriga la loro vita e disponga di loro.
Vieri Razzini, nel commento all’edizione in dvd, nota con una punta di dispiacere che la commedia teatrale da cui è stato tratto il film è un testo di satira sulla psicanalisi, mentre il film fa un discorso serio; diciamolo ce n’è bersagli da colpire nella psicanalisi, ma qui essa viene usata per interessanti riflessioni sulla vita e sull’interiorità di una donna combattuta e tormentata, che non fanno rimpiangere il testo originario. Ginger Rogers era, oltre che un’ottima ballerina, anche una grande attrice, e Mitchell Leisen un bravo regista drammatico, oltre che naturalmente di commedie. Bellissimo e umoristico il finale.
14 agosto 2009 Opinione di Baliverna su "Le schiave della città"
Bello. Tanto bello quanto sconosciuto. E’ una specie di film drammatico con numeri musicali degni del migliore musical. Anzi, essi si distinguono per qualità delle canzoni e ricchezza di invenzioni e scenografie (memorabile la sequenza al circo, dove canta anche Ray Milland!!). La pellicola è interessante anche quanto a materia narrativa e temi affrontati. Il ritratto della protagonsita è approfondito e sfaccettato, e non rinuncia a toccare argomenti fondamentali...
voto al film: 
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Voto:














