Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/" title="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>

Le schiave della città (1944)

[Lady in the Dark, USA 1944, Drammatico, durata 100']   Regia di Mitchell Leisen
Con Ginger Rogers, Ray Milland, Warner Baxter



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Le schiave della città: presente
Ritmo ritmo in Le schiave della città: forte
Impegno impegno in Le schiave della città: minimo
Tensione tensione in Le schiave della città: presente
Erotismo erotismo in Le schiave della città: minimo

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Le schiave della città

Il voto degli utenti

Questo film non ha ancora ricevuto un voto.
Vuoi iniziare tu?

Il tuo voto

scrivi la tua opinione

locandina di Le schiave della città

05/12/2010

Who's Jenny? - Ginger balla da sola

Nel capolavoro di Mitchell Leisen, il musical psicoanalitico Lady in the Dark (Schiave della città, 1944) una bambina si aggira solitaria in un circo, e vede sè stessa, adulta, in...

di Neve Che Vola

La trama

Anne Elliot (Rogers) dirige una rivista di moda. È tutta dedita al lavoro e nella sua vita c'è pochissimo spazio per gli affetti. Quando incomincia a soffrire di disturbi nervosi, Anne si rivolge a uno psicanalista, il quale, inducendola a scavare nel subconscio, la porterà a liberarsi dal proprio complesso di inferiorità e all'equilibrio di un'esistenza affettivamente serena. Tratto da un "musical" di Ira Gershwin e Kurt Weill, il film è un riuscito tentativo di fusione fra elementi musicali, coreografici e di recitazione tradizionale. Divertente, spettacolare e coinvolgente, con un uso bislacco della psicanalisi e una eccentrica sfarzosità. 

L'opinione più recente

Di Baliverna scritta il 14/08/2009

Voto al film: voto buono

Bello. Tanto bello quanto sconosciuto. E’ una specie di film drammatico con numeri musicali degni del migliore musical. Anzi, essi si distinguono per qualità delle canzoni e ricchezza di invenzioni e scenografie (memorabile la sequenza al circo, dove canta anche Ray Milland!!). La pellicola è interessante anche quanto a materia narrativa e temi affrontati. Il ritratto della protagonsita è approfondito e sfaccettato, e non rinuncia a toccare argomenti fondamentali nella vita di molte persone. E’ molto interessante vedere come il disagio cresce dentro di lei, un disagio che è spia di un malessere profondo e che lei cerca con ogni mezzo di reprimere, anche buttandosi tutta nel lavoro. E’ la coscienza che le urla che la vita che conduce è sbagliata e fuorviata, e va contro i suoi stessi desideri più sinceri. Dietro a tutto ciò c’è un’infanzia di sofferenze che condiziona la vita della donna adulta e ne blocca lo sviluppo, soprattutto nel campo dell’affettività. Il cuore dell’essere umano è dopo tutto molto delicato: basta un trauma affettivo subito in tenera età ed ecco che siamo conciati male per tutta la vita, almeno finché esso non viene identificato e guarito. La riflessione sull’argomento è tutt’altro che banale, e devo anche ammettere che l’uso della psicanalisi – della quale non sono amico – è misurato e pertinente, perché non cede al compiacimento e all’esagerazione.
Va anche detto che il film riflette su certi risvolti dell’emancipazione femminile (almeno così la chiamano) e sulle vere motivazioni che muovono certe donne in carriera, alla quale sacrificano la propria vita privata, l’amore, la famiglia e la stessa parte più vera e sincera di sé. In certi casi – sembra proporre il film – sono frustrazioni di varia natura a generare nella donna desideri di una malintesa rivalsa, a volte di vendetta, e a condurla ad autoimporsi un portamento maschile che ne castiga la femminilità e il suo vero carattere. Non manca tuttavia la punzecchiata a certi uomini deboli che cercano non una moglie ma una madre, che diriga la loro vita e disponga di loro. 
Vieri Razzini, nel commento all’edizione in dvd, nota con una punta di dispiacere che la commedia teatrale da cui è stato tratto il film è un testo di satira sulla psicanalisi, mentre il film fa un discorso serio; diciamolo ce n’è bersagli da colpire nella psicanalisi, ma qui essa viene usata per interessanti riflessioni sulla vita e sull’interiorità di una donna combattuta e tormentata, che non fanno rimpiangere il testo originario. Ginger Rogers era, oltre che un’ottima ballerina, anche una grande attrice, e Mitchell Leisen un bravo regista drammatico, oltre che naturalmente di commedie. Bellissimo e umoristico il finale.
Commenta l'opinione
SI

Opinioni su Le schiave della città


14 agosto 2009 Opinione di Baliverna su "Le schiave della città"
Baliverna

Bello. Tanto bello quanto sconosciuto. E’ una specie di film drammatico con numeri musicali degni del migliore musical. Anzi, essi si distinguono per qualità delle canzoni e ricchezza di invenzioni e scenografie (memorabile la sequenza al circo, dove canta anche Ray Milland!!). La pellicola è interessante anche quanto a materia narrativa e temi affrontati. Il ritratto della protagonsita è approfondito e sfaccettato, e non rinuncia a toccare argomenti fondamentali...

voto al film: Baliverna assegna il voto buono a Le schiave della città (1944)



scrivi la tua opinione su Le schiave della città


Voti a Le schiave della città



login

hai dimenticato la password?