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Opinione di frankwalker su Segni particolari: bellissimo





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18/05/2008 voto al film: voto mediocre

Sul film

Diciamocelo: se i film con Celentano mattatore continuano a guardarsi con piacere – in termini relativi, beninteso – dipende in larga misura da una poliedricità artistica cui (quasi) tutto è concesso, dalla filosofia “ecoista” da sempre cara al Molleggiato alla misoginia sciovinista caratterizzante la sua figura. Non ultima, la scelta di affidarsi a sceneggiature pressoché inesistenti, il cui canovaccio, quasi sempre un pretesto per il nonsense superomistico del Nostro, perfettamente si adatta alla maschera dell’interprete rendendo difficilmente distinguibile il parallelo col personaggio. Non stupisce oggigiorno come questo fenomeno, che annovera buona parte della filmografia celentaniana nella casistica dei cosiddetti “junk movies”, abbia creato un’opposta linea di pensiero tra i seguaci più accaniti dell’artista e i cultori del trash. Parenti stretti degli odierni “cinepanettoni”, questi film conquistano i botteghini attraverso una strategia, studiata già ai tempi, che induce produttori, sceneggiatori, registi a coltivarla senza nascondere più di tanto la mano sul portafoglio; nel caso specifico, l’istrionismo dell’Adriano attore è il fattore predominante dell’operazione: la carta vincente quanto facile, se non per la riuscita, per la loro vendita. Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, Celentano interpreta una media di tre pellicole all’anno, ogni volta moltiplicando (anzi, centuplicando) gli incassi. “Segni particolari: bellissimo”, che pure ottiene una buona accoglienza da parte del pubblico natalizio dell’epoca, rispetto ai colossi precedenti si presenta come una mezza delusione: una battuta d’arresto in cui l’umorismo del Celebre, a dire il vero ormai agli sgoccioli, si confronta con una sceneggiatura sciapa e ripetitiva, appiattita da una certa puerilità nel soggetto, da dialoghi strascicati, gag abusate (e talora razziste), citazioni rimasticate (basti pensare all’epilogo). In realtà, il film è solo un’altra variante della tipica commedia “alla Celentano”, e tuttavia, per quanto qualitativamente ridondante, la simpatia dell’operina è dovuta solo a qualche momento gustoso, ancorché – per i succitati motivi – il protagonista riesce a rimanere uguale a sé stesso anche con un ruolo, per lui insolito, cucitogli dai registi: quei Castellano e Pipolo grazie al cui sodalizio il Nostro deve molti dei suoi successi cinematografici.


SI

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