Opinione di carlos brigante su Sette giorni a maggio
Con Burt Lancaster, Kirk Douglas, Ava Gardner, Fredric March
- positive [8]
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Il vento gelido della Guerra Fredda soffiava ancor più forte in quei terribili giorni di maggio 1980. Mentre gli Stati Uniti avevano appena firmato con l’Unione Sovietica un trattato per un progressivo disarmo nucleare, il Capo di Stato Maggiore James Scott (Burt Lancaster), appoggiato da un gruppo di senatori, tramava alle spalle. La democrazia era dunque in pericolo! Il Presidente americano Lyman Jordan (Fredric March) e il colonnello Martin Casey (Kirk Douglas) dovettero perciò far fronte a questa inaspettata emergenza. Un nuovo nemico appariva all’orizzonte; un nemico venuto stavolta dal di dentro…
Questa a grandi linee è la trama di “Sette giorni a maggio”, coinvolgente film di fantapolitica che a quasi cinquant’anni di distanza non mostra alcun segno di invecchiamento (nonostante qualche piccolo inciampo moraleggiante nell’ultima parte).
John Frankenheimer conferma (qui) di sapere il fatto suo “aiutato” anche ad una sceneggiatura blindatissima e da un cast di prim’ordine che oltre a Lancaster, Douglas e la Gardner, può contare su una notevole presenza scenica di Fredric March. Il regista americano gioca con un asfissiante senso dell’attesa, limitando l’azione e imprigionando lo spettatore in spazi chiusi. Spazi chiusi ampi e profondi, spesso ripresi in oggettive (fisse) che amplificano il pathos. Non si pensi, però, ad una regia immobile e costituita solamente da lenti movimenti di macchina. Frankenheimer sa quando calcare la mano ed entrare nel vivo dell’azione. Basti pensare all’incipit in cui con telecamera a mano si divincola come un reporter d’assalto tra i manifestanti di due picchetti in protesta davanti alla Casa Bianca.
Il film uscì nel 1963-64 in un periodo delicato per la democrazia americana. Mentre i traumi per l’assassinio di Kennedy e per la crisi missilistica di Cuba non erano ancora stati assorbiti, in Vietnam la situazione iniziava a degenerare, accrescendo così in maniera esponenziale l’inquietudine dell’opinione pubblica.
Con uno scenario socio-politico del genere un film come “Sette giorni a maggio” deve aver avuto all’epoca un impatto davvero dirompente!
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