Solaris (1972)
Con Donatas Banionis, Natalya Bondarchuk, Jüri Järvet, Anatolij Solonicyn
La trama
Sull'astronave in orbita attorno al pianeta misterioso succedono cose strane.
Nella stazione spaziale in orbita intorno a Solaris, pianeta misterioso, accadono strani incidenti. Un celebre psicologo giunto in perlustrazione scopre che Solaris materializza tutte le immagini sepolte nella memoria degli astronauti. Individuato il "male", lo psicologo si trova a sua volta invischiato dall'entità aliena tanto da ritrovarsi (nella fantasia o nella realtà?) accanto alla moglie morta da anni, nella loro verdissima isba immersa nella campagna russa. Da un romanzo dello scrittore polacco di fantascienza Stanislaw Lem un film da leggere in vari modi, non ultima la metafora della Russia di Breznev. Fu lanciato come la risposta sovietica a "2001", ma è un viaggio ipnotico e mentale (letteralmente!), purtroppo ingiudicabile nella atroce verisone italiana, accorciata di 50' e con i dialoghi riscritti da Dacia Maraini.
L'opinione più votata
Di FABIO1971 scritta il 11/10/2010 - utile per 20 utenti
Voto al film: 
[Jüri Järvet a Donatas Banionis]
Un futuro imprecisato. Lo psicologo Kris Kelvin (Donatas Banionis) è in procinto di partire per una delicata missione: deve raggiungere la stazione spaziale in orbita attorno al pianeta Solaris. "È stabilito che l'Oceano di Solaris rappresenti una sorta di cervello. In seguito è stata enunciata una teoria molto audace, secondo la quale l'Oceano sarebbe una sostanza pensante. Sono già molti anni che questa ipotesi non trova conferma. Nelle file dei sostenitori sono rimasti in pochi, a partire da coloro che sono legati al destino della stazione. Di 85 persone, sono rimasti a lavorarci solo in 3: l'astrobiologo Sartorius, il cibernetico Snaut e il fisiologo Gibarian". Kris riceve, nella casa di campagna di suo padre, dove si è rifiugiato alla vigilia del decollo per salutare il genitore e prepararsi al lungo viaggio, la visita dell'astronauta Henri Berton (Vladislav Dvoržeckij), giunto ad avvertirlo dei pericoli della missione: anni prima, infatti, fu proprio Berton a testimoniare e descrivere alla Commissione Spaziale le misteriose apparizioni umane a cui aveva assistito su Solaris, ma, senza il suffragio di alcuna prova a dimostrare la veridicità delle sue affermazioni, venne ritenuto vittima di allucinazioni. Kris gli espone chiaramente le proprie intenzioni:
"Ho la sensazione che la solaristica sia entrata in un vicolo cieco per colpa di irresponsabili fantasie. A me interessa la verità, mentre lei vorrebbe fare di me un alleato. Io non posso lasciarmi guidare dai sentimenti, non sono un poeta, ho uno scopo: interrompere le ricerche e togliere dall'orbita la stazione, riconoscendo la crisi della solaristica. Oppure ricorrere a rimedi estremi, come agire sull'Oceano con una forte radiazione".
"No!".
"Ma se sosteneva qualunque mezzo pur di continuare le ricerche!".
"Vorrebbe distruggere quel che ancora non siamo in grado di comprendere? Non sono un sostenitore della conoscenza a qualunque costo. La conoscenza è autentica solo quando è sostenuta dalla morale".
"È l'uomo a rendere immorale la scienza. Ricordi Hiroshima...".
"E allora non rendete immorale la scienza!".
La dacia del padre di Kris si rivela inizialmente una cornice solare e lussureggiante nell'evocare la quiete e la purezza primordiale della natura (i cui poetici suoni riecheggiano nell'aria mescolandosi alle grida gioiose dei bambini che giocano nel prato), nonostante in alcuni momenti un sottile e premonitore velo d'inquietudine ne adombri la limpidezza (l'improvviso temporale, il cavallo nel garage, i misteri della missione di Kris emersi dalle conversazioni). ESPANDI +
- negative [7]
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20 settembre 2011 Opinione di Carlo Ceruti su "Solaris"
"Solaris" è un capolavoro assolutamente affascinante, cupo, inquietante, angoscioso e soprattutto sui generis. Capace di tener incollato lo spettatore allo schermo per tutta la durata. "Solaris" è un viaggio nella coscienza, dove l'inconscio, l'immaginazione ed il sogno si mimetizzano con la realtà e la assorbono sempre di più, fino a sfociare in un enigmatico finale che lascia sbigottiti e confusi. Gli effetti speciali sono poveri ma funzionano, il ritmo è un po' lento ma...
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18 giugno 2011 Opinione di Viola96 su "Solaris"
Struggente come nessun film che io abbia mai visto,Solaris è senza dubbio il capolavoro del grande regista russo Andreij Tarkovskij.Il film è un'intensa riflessione sulla memoria e sul rapporto tra un uomo e una donna.Un rapporto "diverso".Ogni singolo fotogramma del film è straordinariamente unico nel suo genere e il film riesce a trasmettere grandiose emozione e palpitazioni straordinarie.Il film fu anche presentato al 25°festival di Cannes dove vinse il Grand...
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26 marzo 2011 Opinione di Bergman87 su "Solaris"
Solaris (???????) è un film del 1972 diretto da Andrej Tarkovskij, tratto dall'omonimo romanzo del 1961 dell'autore polacco Stanis?aw Lem. Presentato in concorso al 25º Festival di Cannes, ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria. La prima cosa con la quale si confronta chi decide di approcciare questo film, è la vivacità di certe immagini o, forse, dovremmo dire l'animosità: quasi come se determinati scenari fossero predisposti per suggerirci l'idea...
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12 febbraio 2011 Opinione di lonestar su "Solaris"
Per me è un capolavoro, lo rivedrei 1000 volte.
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11 ottobre 2010 Opinione di FABIO1971 su "Solaris"
"Noi non vogliamo affatto conquistare il cosmo, noi vogliamo allargare la Terra alle sue dimensioni. Non abbiamo bisogno di altri mondi, abbiamo bisogno di uno specchio. Ci affanniamo per ottenere un contatto e non lo troveremo mai: ci troviamo nella sciocca posizione di chi anela una meta di cui ha paura e di cui non ha bisogno. L'uomo ha bisogno solo dell'uomo". [Jüri Järvet a Donatas Banionis] Un futuro imprecisato. Lo psicologo Kris Kelvin (Donatas Banionis) è in...
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26 agosto 2010 Opinione di Utente rimosso (signor joshua) su "Solaris"
Kelvin si china, osserva uno specchio d'acqua, ritagliato in mezzo ad un prato, vicino ad una casa di campagna, si guarda intorno, e si rialza, vedendo arrivare una macchina. Già dopo questi primi, semplicissimi, momenti, si capisce che che stiamo per trovarci proiettati in un'altra dimensione di cinema: tempi dilatati, movimenti leggeri, volti scuri di personaggi altrettanto tenebrosi, ed una componente ambientale... viva, con colori accesi, ed un posto fondamentale nella scena, per...
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29 giugno 2010 Opinione di Axeroth su "Solaris"
"Kris Kelvin: Snaut, ma perchè andiamo a frugare nell'universo, quando non sappiamo nulla di noi stessi. [..] Snaut: ..per me abbiamo perso il senso del cosmico, per gli antichi era più accessibile, lo accettavano come mito e lo vivevano come tale.. ricordi il mito di Sisifo?" Questo film rappresenta il viaggio nell'inconscio umano per antonomasia nella storia del cinema. Una forza sconosciuta aliena in un mare chiamato Solaris, su un pianeta lontano dalla Terra,...
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7 giugno 2010 Opinione di chribio1 su "Solaris"
tanto x iniziare a mio parere,certamente meglio di "2001-Odissea nello spazio",mi sono beccato la visione di quest'opera in versione intera e con sottotitoli quindi diciamo pure che mi sono fatto 1 mazzo cosi' in ben...3 giorni!!! La 1° parte "terrestre" di ben 45' non ho ben capito dove voleva andare a parare,ci risolleviamo leggermente nella parte "spaziale" anche se spesso ci si perde in vari ghirigori linguistici che fanno spesso perdere l'orientamento allo spettatore ed ancora 1 po'...
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3 febbraio 2010 Opinione di Mathiasparrow su "Solaris"
Quando sogni e incubi divengono indistinguibili, siamo perduti. Tarkovskij coglie l’inquietante fascino di questo pericolo e lo trasforma concretamente in immagini nella sua opera più celebre, portandoci agli antipodi del big bang, in un limbo claustrofobico di verità ignote. Il cineasta chiude l’umanità in una camera iperbarica ponendola a tu per tu con la misteriosa Forza capace di estinguerla; costringe la fragilità dell’individuo a...
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10 gennaio 2010 Opinione di maldoror su "Solaris"
Per Tarkovskij, l'infelicità dell'uomo ha inizio nel momento in cui nasce l' (auto)coscienza, ovvero nel momento stesso in cui l'uomo diventa uomo; è stata la coscienza e l'infelicità che questa ha portato con sè ad aver fatto nascere il bisogno di conoscere ("chi è felice, di rado si chiede quale sia il significato dell'esistenza"), e in seguito a far sì che tale esigenza conoscitiva si irrigidisse in un imperativo categorico ("il dovere nei...
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