Opinione di jonas su Straziami ma di baci saziami
Con Nino Manfredi, Pamela Tiffin, Ugo Tognazzi, Moira Orfei, Livio Lorenzon
- negative [1]
- sufficienti [2]
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Sul film
Lui e lei si conoscono a un raduno folklorico ed è colpo di fulmine. Lui, barbiere di Alatri, si trasferisce a Sacrofanto Marche per starle vicino. Ma la padrona di casa, invaghita di lui, lo fa ingelosire con le sue maldicenze: allora lei, offesa, se ne va a Roma. Lui, rinsavito, va a cercarla e si riduce in miseria: quando finalmente la ritrova, dopo essersi buttato nel Tevere, lei si è sposata con un sarto sordomuto. La passione rinasce e i due progettano di far fuori il terzo incomodo. Lieto fine sui generis. Risi prende una trama spudoratamente melodrammatica, la affida a personaggi di estrazione popolare e realizza il suo capolavoro comico (Il sorpasso non può essere considerato ‘solo’ una commedia). Il film si regge su un miracoloso equilibrio tra serio e scherzoso, tra cultura alta e bassa: si ride del modo buffo in cui i protagonisti citano i testi delle canzonette come fossero trattati di filosofia o si immedesimano nelle scene del Dottor Zivago; però si ride senza cattiveria, con indulgenza: ci si appassiona e ci si commuove alle loro vicende, perché sono lo specchio deformato di quelle di tutti e perché tutti, prima o poi, abbiamo cercato qualche mezzo per nobilitare le nostre pene d’amore. La geniale sceneggiatura di Age e Scarpelli inanella un fuoco di fila di situazioni assolutamente irresistibili, servite da un terzetto di attori impareggiabile. Qualche dubbio poteva esserci su Pamela Tiffin, americana e di vent’anni più giovane rispetto a Manfredi e Tognazzi; invece se la cava benissimo, e oltrettutto non è mai stata così carina (per inciso, ai sostenitori della lingua originale sempre-e-comunque domando: cosa resterebbe della sua interpretazione senza il delizioso accento marchigiano, ovviamente doppiato?). Un piacere per gli occhi, per il cuore, per la mente: uno di quei film che, per ripetere una lamentela ormai consunta, oggi nessun regista italiano (tranne forse Virzì) sarebbe in grado di concepire. E, da quando Marisa Sannia non c’è più, ascoltarla cantare Io ti sento è ancora più struggente.
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