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Opinione di Sam Gamgee su Il tè nel deserto





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29/05/2003 voto al film: voto buono

Sul film

Il cielo blu del Sahara, una coppia alla deriva nel suo mare di sabbia alla ricerca di ricostruire un amore, un viaggio vertiginoso nel vuoto di una vita dentro la realtà vuota per antonomasia. Il secondo capitolo della trilogia esotica di Bertolucci è un film sofferto e complesso, non del tutto coerente nella sua complicata struttura narrativa, troppo attaccato alle suggestioni letterarie che provengono dall’omonimo romanzo di Paul Bowles, ma è allo stesso tempo innegabilmente attraente. È difficile cogliere l’essenza crudele e tutt’altro che romantica del Sahara e dei deserti in genere, (cinematograficamente solo David Lean c’è riuscito) si rimane quasi inebetiti. Per questo Paul Bowles nel raccontare lo struggimento mentale e sessuale dei suoi personaggi, sui quali si rispecchiano Bowles stesso e sua moglie, utilizza una scrittura che è stata definita “da entomologo”, glaciale e distante come un trattato scientifico, ma proprio per questo l’unica adatta al racconto. Bertolucci cerca di mediare a questa scrittura attraverso immagini in un certo senso ovvie, “già viste” come dice Paolo Mereghetti, ma necessarie perché per Bertolucci è l’unico modo possibile di rapportarsi alla narrazione e soprattutto al suo ambiente. La forza visiva del deserto non viene però annullata, tanto meno ignorata, bensì riflessa in un ottica angosciosa che la snatura e la proietta sui personaggi facendo emergere la profonda fatalità della storia che sembra trascinare e tracimare ogni cosa nel abisso.


SI

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