Tempi moderni (1936)
Con Charles Chaplin, Paulette Goddard, Henry Bergman
La trama
Un gregge di pecore va al pascolo, una folla di operai va in fabbrica. Così inizia la storia di Charlot operaio, addetto all’avvitamento dei bulloni. Dopo essere usato come cavia per la dimostrazione di un meccanismo da usare per evitare la pausa pranzo dei lavoratori, torna alla catena di montaggio. Lì perde il tempo e si ritrova ingoiato dalle macchine. Licenziato, inizia una serie di lavori occasionali, poi conosce una ragazza e...
Un grande Chaplin contro la civiltà dei consumi, in anticipo di mezzo secolo sulla realtà. Un film quasi muto in piena epoca del sonoro, ma dove i rumori aggiungono significato alle immagini e le voci provengono solo da macchine e altoparlanti.
L'opinione più votata
Di PompiereFI scritta il 23/02/2011 - utile per 12 utenti
Voto al film: 
All’interno di questo complesso mostro produttivo infatti, agisce qualcuno che non stringe i dadi come dovrebbe, distratto da pruriti ascellari e baruffe con insetti giganti. L’esaurimento nervoso (irresistibile la degenerazione da normalità/assuefazione a follia/libertà) dell’operaio Charlot è un rifugio necessario, dato che la catena di montaggio ha il sopravvento sull’uomo. Quest’ultimo diventa un pezzo insostituibile della prima: i suoi tic nervosi esplodono quando il nastro che scorre sotto di lui si ferma. L’omino con i baffi, come un drogato in astinenza, non è più in grado di agire da solo, abbandonato da un sistema del quale non può più fare a meno. Chaplin aggira e rovescia questo immenso senso di angoscia ricorrendo al farsesco. Prima agendo su leve e manovelle dei macchinari principali e poi rincorrendo qualsiasi cosa che gli ricordi un bullone: e quindi giù a spaventare i colleghi di lavoro, la segretaria del capo, e perfino una tronfia signora di passaggio sul marciapiede attiguo alla fabbrica. I segni della pazzia in realtà hanno già condannato anche chi si trova al comando dell’intera industria: il Presidente muove annoiato tra puzzle, giornali e bicchieri d’acqua per compresse da mandar giù metodicamente.
In prigione vigono le medesime rigide regole, e l’assunzione di cibo è di nuovo un problema. L’uomo è oramai identificato con un numero: dalla linea n. 5 della fabbrica al carcerato n. 7. La detenzione non è altro che il tentativo di allontanare colui il quale viene considerato come inutilizzabile, e pertanto non idoneo a reggere il peso della schizofrenia necessaria a creare empatia col Capitale. Malattia dalla quale Charlot esce facendo ricorso alla droga, artificio impazzito e casuale che si segnala come rimedio fortuito quanto necessario. ESPANDI +
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18 marzo 2012 Opinione di MrPostman su "Tempi moderni"
Denuncia sociale assolutamente riuscita da parte di Chaplin, il quale, in questo film, si erge a sommo apologeta dell'uomo e della sua inalienabilità terrena ed eterea.
voto al film: 
31 dicembre 2011 Opinione di armonica1996 su "Tempi moderni"
Altro gran capolavoro del cinema muto con un chaplin in forma smagliante.
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26 novembre 2011 Opinione di marcopolo30 su "Tempi moderni"
Quasi una versione cinematografica (in chiave comica) del “Mondo Nuovo” di Huxley. Geniale analisi di Chaplin di quella che era (e sfortunatamente ancora è) la società industriale contemporanea. Solite eccezionali gag visive di un genio del muto.
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7 giugno 2011 Opinione di Cannella su "Tempi moderni"
Semplicemente alla sommità delle mie preferenze !
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23 febbraio 2011 Opinione di PompiereFI su "Tempi moderni"
L’umanità che va al lavoro è un gregge istintivo, disordinato, ma che arriva sempre in orario. Una massa indistinta che si trova in gruppo e condivide gli stessi scopi. Perché così comanda l’economia di mercato. Il tempo che passa è già un elemento basilare di questo vento occidentale, e viene misurato al secondo con orologi giganti e timbrature che paiono incubi ciclici. Prendendo il via da una congettura irrealizzabile, almeno per...
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26 novembre 2010 Opinione di Mattyman su "Tempi moderni"
Nell'anno 1936, durante il quale ormai il cinema sonoro si era ben consolidato, Charlie Chaplin stupì tutti dirigendo un film (quasi) muto, dove gli unici rumori sono di macchine ed effetti sonori, che aggiungono quel tocco in più agli schetch, senza dimenticare sempre le musiche composte direttamente da Chaplin stesso. Che dire? Ormai non ci si stupisce quasi più, il celeberrimo attore e regista sforna l'ennesimo Capolavoro, stavolta con una critica sociale non...
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10 novembre 2010 Opinione di Luke Vacant su "Tempi moderni"
Solo la parte della fabbrica vale tutto il film, ma è sempre dir poco ad una pellicola come questa dove il genio di Chaplin anticipa il mondo di 50 anni e lui se ne fa beffe, con tocchi di classe comici inimmaginabili. Ed insieme alla Goddard forma una coppia bellissima.
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28 agosto 2010 Opinione di bradipo68 su "Tempi moderni"
"Modern times".a story of industry of industrial enterprise--- humanity crusading in the pursuit of happiness. (Tempi moderni.Una storia di industria di impresa individuale--- l'umanità che si batte alla ricerca della felicità). Queste sono le parole di introduzione al film:da una parte hanno il sapore della consapevolezza che i tempi sono cambiati ,dall'altra ancora una volta vediamo il Chaplin burlone che riesce a sorprendere il suo pubblico.Tempi moderni è un...
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24 agosto 2010 Opinione di bellahenry su "Tempi moderni"
un genio assoluto,un comico,artista,musicista,stuntman,regista e studoso della società unico.
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13 agosto 2010 Opinione di XANDER su "Tempi moderni"
Il bello dei film di Chaplin è che sono commedie surreali, ma allo stesso tempo reali comunicandoci i problemi della vita attraverso situazioni buffe. Direi molto divertente la scena della macchina per il pranzo. Inoltre in ogni film di Chaplin abbiamo una parte comica e l'altra sentimentale, attraverso l'ìnnamoramento con una donna.
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