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Opinione di mondolariano su Il terzo uomo

[The Third Man, Gran Bretagna 1949, Noir, durata 105', b/n]   Regia di Carol Reed
Con Orson Welles, Joseph Cotten, Alida Valli, Trevor Howard




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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10/03/2010 voto al film: voto buono

Sul film

Innanzi tutto, la storica frase di Orson Welles:
“In Italia vi furono guerre, omicidi e terrore, ma vennero fuori Michelangelo, Leonardo e il Rinascimento. In Svizzera non ci fu che amore fraterno, ma in 500 anni di quieto vivere che cosa è venuto fuori? L’orologio a cucù!”
Certo non basterebbe questa verità per giustificare la filosofia del protagonista. Welles appare a metà film ma la sua presenza è debordante fin dall’inizio (specie in cabina di regia, dove parecchie sono le inquadrature attribuibili al regista di “Quarto potere”). La povera Vienna dell’immediato dopoguerra emerge a tinte cupe, dense, illustrata magistralmente da un bianco-nero dai fortissimi contrasti e che raggiunge il capolavoro nella scena dei sotterranei delle fogne. A fare le veci di Welles durante la sua assenza ci pensa Joseph Cotten, in forma perfetta e dall’aria perennemente trasognata come si addice all’immagine del perfetto illuso. Il suo amore impossibile si chiama Alida Valli, che gli passa davanti nella mitica camminata lungo il viale alberato ed esce di scena concludendo così la sua breve esperienza hollywoodiana.
Nata nello scrigno di “Piccolo mondo antico”, la Valli sarebbe dovuta diventare la “Ingrid Bergman italiana”, secondo l’idea del produttore Selznick che la chiamò ad interpretare “Il caso Paradine” e “Il terzo uomo”: un esperimento riuscito solo in parte.   
 
 

 


SI

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