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Opinione di angelina su Il terzo uomo

[The Third Man, Gran Bretagna 1949, Noir, durata 105', b/n]   Regia di Carol Reed
Con Orson Welles, Joseph Cotten, Alida Valli, Trevor Howard




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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16/10/2011 voto al film: voto ottimo

Sul film


"Ciao Henry,non ho potuto crederlo.Sono stato al tuo funerale."
"Un bel funerale mi hanno fatto,vero?"
"Sai che cosa è capitato ad Anna?E' stata arrestata."
"Non credo che le faranno del male."
"Tu puoi aiutarla..."
"In questi giorni ho altro per la testa.Che cosa potrei fare?Non vorrai che mi costituisca,voglio sperare."
"Non pensi mai alle tue vittime?"
"Sai...io perdo la calma a parlare di certe cose.Guarda laggiù...sentiresti pietà se uno di quei puntini si fermasse per sempre?Se io ti offrissi ventimila sterline per ogni puntino,rifiuteresti il denaro o faresti il calcolo di quanti puntini potresti fermare?E' l'unico modo di far soldi..."
"I soldi ti faranno comodo in carcere."
" Il carcere è nell'altra zona.Nessuno sa che io sono vivo.Nessuno,tranne te."
Harry Lime e Holly Martins

Lo scrittore americano Holly Martins (Joseph Cotten) giunge in una cupa Vienna postbellica,divisa in quattro zone presidiate dalle forze occupanti,per incontrarsi con l'amico d'infanzia Harry Lime (Orson Welles),che gli ha promesso un lavoro.
Ma Lime è morto il giorno prima in circostanze poco chiare e,al suo funerale,Martins conosce il rude maggiore Calloway (Trevor Howard),responsabile della zona occupata dai militari inglesi e Anna Schmidt (Alida Valli),la bellissima amante di Harry,che fa l'attrice di prosa in un piccolo teatro.
Attratto dal suo fascino dolente e misterioso,Martins,frequentandola,scopre che è sorvegliata dalla polizia inglese e sovietica,e che il suo passaporto austriaco è falso.
Anna,in realtà, è cecoslovacca e rischia il carcere e l'espulsione da Vienna.
In cambio della sua libertà,il maggiore Calloway chiede a Martins di aiutarlo a catturare Harry Lime,che è vivo e si nasconde nella zona russa,rivelandogli che il suo migliore amico è in realtà un cinico speculatore,che si è arricchito vendendo fiale di penicillina adulterata,che hanno provocato la morte o l'invalidità di molti bambini a cui è stata somministrata.
Nonostante l'ostinazione di Anna,che continua a difendere il suo amante e non crede alle parole del maggiore,dopo aver visitato un ospedale nel quale sono ricoverati alcuni di questi bambini,,Martins accetta di collaborare con Calloway e riesce ad attirare Lime in una trappola mortale.
Splendido noir dalle torbide e sinistre atmosfere,magistralmente diretto da Carol Reed e fortemente voluto anche dal produttore ungherese Alexander Korda,che per avere "in prestito" Joseph Cotten e Alida Valli,dovette cedere la distribuzione americana al tycoon David O.Selznick che trasse non pochi vantaggi economici dallo scambio.
Sapientemente sceneggiato da Graham Greene,che successivamente ne trasse un romanzo breve,che fu pubblicato dopo l'uscita del film,in "The Third Man",con un geniale escamotage registico,Carol Reed fa comparire il personaggio di Harry Lime quasi a metà pellicola, - nel buio di un androne,dove la luce di una finestra illumina per un attimo il suo sorriso ironico e beffardo - trasformandolo nel personaggio chiave,vero genio del male e tuttavia dotato di un suo fascino ambiguo e spregiudicato,grazie alla carismatica personalità di Orson Welles.
Sono state formulate molte ipotesi sull'ingerenza dell'attore negli spunti più memorabili del plot narrativo,ma Welles ammise solo di aver contribuito alla stesura dei dialoghi del suo personaggio e di aver suggerito al regista la scena finale,nella quale,colpito a morte dall'amico Martins,Lime tenta invano la fuga dalle fogne di Vienna,aggrappandosi infine alla grata di un tombino,mentre la mdp,con un memorabile primo piano, inquadra le sue dita,che cercano disperatamente un appiglio.
Le ombre e le luci della superba fotografia di Robert Krasker ci restituiscono una Vienna maestosa e decadente,che sopravvive tra le macerie dei bombardamenti,una Vienna perlopiù notturna,dal fascino cupo e tenebroso,"impreziosita da set davvero straordinari che il grandangolo,tanto caro a Reed,distorce senza pietà." (E.Martini)
Il film procede fino alla fine appeso ad "un'amosfera di suspense metafisica",impreziosito da invenzioni registiche (la ruota panoramica,il venditore di palloncini) che attingono alle cupe atmosfere dell'espressionismo tedesco.
Come la magistrale sequenza del bambino,dal volto paffuto e maligno,che indica in Holly Martins il probabile assassino del portiere dell'abitazione di Lime,mentre una folla ostile lo scruta con sinistro e malevolo sospetto.
Secondo l'approfondito saggio di Marc Ferro,"Conflict within The Third Man" ( Cinema and History 1988,Wayne State University Press), "Il terzo uomo" rimane una tragedia politica,scritta nello spirito della guerra fredda,che fu accolta da critiche glaciali.
"Grandiloquent and overblown mise-en-scène",scrisse Georges Sadoul,mentre Bosley Crowther,famoso critico del New York Times,lo defini:" A film without social reality or significance.A plot concerning the blackmarket is not of the slightest interest.The film is no more than a melodrama full of tricks."
Critiche ben presto clamorosamente smentite da un grande successo di pubblico e dalla Palma d'Oro assegnata al Festival di Cannes del 1949.
"The film is a political tragedy written in the spirit of the Cold War, (...) which expressed the ideological antagonism separating Graham Greene and Carol Reed,from each other."
afferma Marc Ferro.
"Mentre il primo intendeva proporre un divertissement intelligente,dove fossero rappresentati i caratteri fondamentali della sua scrittura (ambiguità,ironia,umanesimo),il secondo voleva,come ha fatto,politicizzare e ideologizzare il testo,al fine di rappresentare una visione sociale del male e del bene,sullo sfondo di una Vienna anch'essa protagonista della mise-en-scène."
La duplice impronta che ha connotato questo film straordinario,conclude Marc Ferro,mantiene intatto il suo potere di fascinazione ed evoca,nel chiaroscuro di una trama tessuta di luci ed ombre,"l'inquietante ambiguità di una società nella quale nessuno può continuare a credere."
Popolare e famosissimo commento musicale,affidato alla cetra  di Anton Karas,che trae suggestioni dal periodo tedesco di Kurt Weil.


SI

Commenti

  • 16 ottobre 2011, 11:55 di Marcello del Campo

    E' il primo film di una non mai compilata playlist di film 'della mia infanzia'. "C'è la mano di Welles", si dice, per sminuire questo grande film,, ma nel "Fuggiasco" Welles non c'era: e allora?, - qualcosa si è sempre voluto togliere a Carol Reed, - ingiustamente. "C'entra Graham Greene", dicono ancora: questo è vero, con Greene Carol Reed si trovò in ottima compagnia (Il nostro agente all'Avana) e con Eric Ambler prima (La via della gloria). Cinema e letteratura, - mai così intrinseci. Ciao..

    cancella commento cancella commento e blacklista Marcello del Campo
  • 16 ottobre 2011, 18:03 di angelina

    Ti ringrazio, Marcello,per il tuo interessante commento,che condivido pienamente. Un caro saluto,Angelina

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  • 23 dicembre 2011, 11:05 di stanley kubrick

    Bellissima opinione, che condivido pienamente. E' una mia ipotesi, ma secondo me quando Steven Spielberg girò Lo Squalo si ispirò a questo capolavoro di Carol Reed, introducendo per la prima volta l'antagonista dopo la prima parte del film. Ricordo ancora quando lo vidi la prima volta, su La7, spinto da un mio amico, che considero il mio mentore oltre che la porta che mi ha introdotto nel mondo della settima arte. Un caro saluto angelina.

    cancella commento cancella commento e blacklista stanley kubrick
  • 23 dicembre 2011, 14:33 di angelina

    Grazie tantissimo,Stanley Kubrick,per il tuo gentile apprezzamento !!! Interessante questo accostamento che hai fatto con Spielberg....non ci avevo mai pensato.Un caro saluto,Angelina

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  • 23 dicembre 2011, 15:22 di steno79

    E' un film eccellente che ho visto tanti anni fa e devo cercare di rivedere appena mi capita... fra l'altro, un film che più volte è apparso nelle classifiche dei migliori film della storia, se ricordo bene nel sondaggio di Sight and Sound dell'82 si piazzò al quattordicesimo posto, dunque molto amato dalla critica anglosassone. Credo che il regista Carol Reed avrebbe meritato l'Oscar per questo film e non per Oliver, con cui vinse nel 1968 ciao Angelina, bella recensione

    cancella commento cancella commento e blacklista steno79
  • 23 dicembre 2011, 19:34 di angelina

    Grazie ,Stefano, per l'apprezzamento e anche per il commento molto interessante !! Ciao ! Angelina

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