Il testimone (1945)
Con Roldano Lupi, Marina Berti, Ernesto Almirante
La trama
Un uomo, presunto assassino, sta per essere condannato a morte. Alla condanna si è arrivati grazie alla deposizione di un testimone. Questi però, non più sicuro dell'infallibilità della sua testimonianza, ritratta. Autore sia del soggetto che della regia Pietro Germi, alla sua opera prima, si rivolge alle atmosfere noir più che a quelle neorealistiche.
L'opinione più votata
Di sasso67 scritta il 26/04/2010 - utile per 1 utenti
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28 novembre 2011 Opinione di antonio de curtis su "Il testimone"
Primo film di Germi.Buon giallo.Ottimi i protagonisti Lupi e Almirante
voto al film: 
26 aprile 2010 Opinione di sasso67 su "Il testimone"
Esordio cinematografico di Germi, che parte da un dramma giudiziario alla Hitchcock o Lang, sembra svilupparsi in un pamphlet contro la pena di morte come un film di Cayatte, e poi si sposta sul versante del dramma interiore di un uomo (anche se a sproposito, non può non venire in mente Delitto e castigo) che, dall’esempio di due persone che casualmente ha conosciuto – l’anziano ragioniere impiegato all’anagrafe del comune e la ragazza a cui vuole bene –...
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18 ottobre 2009 Opinione di mm40 su "Il testimone"
L'esordio dietro la macchina da presa per un grande del nostro cinema: Germi sa già muoversi discretamente fra i viottoli ed i personaggetti di paese, seguendo i canoni del noir d'oltreoceano che nei suoi prossimi lavori saranno fra i punti di riferimento costanti. Soggetto e sceneggiatura dello stesso Germi, aiutato nientemeno che da Fabbri, Zavattini e Ribulsi. Il sordido nascosto nel piccolo-quotidiano paesano e la caccia al colpevole: tutto sarà poi riproposto, senz'altro...
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18 febbraio 2007 Opinione di florentia viola su "Il testimone"
Film ormai datato, piuttosto noioso con una sceneggiatura che fa acqua da tutte le parti e un protagonista davvero poco espressivo.
voto al film: 
31 dicembre 2005 Opinione di emmepi8 su "Il testimone"
Il debutto di Germi , patrocinato da Alessando Blasetti come supervisore, e Monicelli come aiuto regista. Sceneggiato dallo stesso regista, da Diego Fabbri, Zavattini ed altri. Il cinema americano noir fa da padrone, ma lo fa in maniera non negativa, perché l'ambientazione si specchia benissimo con la realtà italiana. Lo stimolo noir è forte anche nella trama, dove si afrronta un insolito argomento che mette non poco a disagio l'animo umano. Qualche personaggio penzola un po', come la...
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