Totò Diabolicus (1962)
Con Totò, Raimondo Vianello, Nadine Sanders, Beatrice Altariba
La trama
Cinque morti ammazzati, i sospetti sull'innocente, il trionfo della verità
Il Marchese Galeazzo di Torrealta viene trovato ucciso e l'assassino si è firmato Diabolicus.Tre dei quattro figli eredi delle cospicue sostanze fanno la stessa fine e ne sopravvive soltanto uno, Monsignor Antonino. I sospetti cadono su un certo Pasquale, figlio illegittimo del Marchese, ma, dopo una serie di vicissitudini, si scopre chi aveva realmente architettato e attuato la strage della nobile famiglia.Totò interpreta tutti i Torrealta e il "bastardo" Pasquale, in una spassosa commedia nera che contiene alcuni dei suoi assoli più irresistibili.
L'opinione più votata
Di Travis Bickle 1979 scritta il 19/06/2011 - utile per 6 utenti
Voto al film: 
Totoate diaboliche che (non) si mutaron nelle variazioni trasformiste del suo tema
Totò, maschera che rasoia la realtà nell'ingegno aguzzo della sua pindarica "follia", stralunato burattino di se stesso nel surreale che (si) reinventa, cangiante, nel flusso torpido della vita. La mutevolezza grottesca d'incederne nell'anima, clown nelle mani circensi di grotteschi non sense o insinuante "grillo" che smaschera le verità e le sdrammatizza nel suo sghembo viso, a ritratto del caos incontrollabile che domina i giochi, come i guizzi imprevedibili della sua audacia.
Totò la plasma e si plagia in sé, a modifica di stravaganze "infiocchettate" nella mobilità d'un corpo atletico nella sua goffaggine, nelle sue buffe pose che s'arruffan, nei vagiti che sospira, incarnandoli in zigomi fieri d'un bacio romantico alla vita, con le sue amarezze, il "tremor" stantio che vira a sopravviversi, nei suoi personaggi che s'arrangiano, scremando o mendicando dignità con l'"arte" nobile della poesia che d'"umile" spensieratezza plana ad ammorbidir le ferite che "lagrimano" viscerali, che borbottan in frenesie che del loro vagabondaggio ammantan il Tempo nelle mestizie a giuocarlo, irriderlo, schernirlo, beffardamente ingannarlo anche davanti a uno spietato specchio che pulsa di "smunte" gioie che s'annebbiaron in una realtà grigia a imprigionarle, a placarne l'ematico lindore di un'intima Natura propensa a passionali giovialità, a luccichii nell'ombra che sussurrerà, ermetica, nel nitore d'emozioni raggelate dalla "buona creanza", dal frenarle per franar nella mischia che tutto massifica, appiattisce, livella a un livello standard che recide gli istintivi mormorii, l'afflato che, addolcente, soffia poderoso in gola a scioglierla dai torpori che l'inibirono.
Immaginiamo se l'unicità di Totò fosse stata "permabilizzata" in deliri a incastrarla o a castrar la sua volontà che si permeava in una verve incontenibile ove l'ironia era appaiata a uno Sguardo di "triste" comicità di vitalissima esuberanza. Ne avrebbero ammorbato l'amor che serbava per sé, l'indole congenitamente congeniale ai suoi geniali "salti nel blu", a risorger da ceneri che c'invischian in mortifere albe in claustrofobiche "conchiglie" senza respiro.
Totò si mimetizza nella realtà per evaderla con la sua mimica "di gomma" che sgomma libera e sinuosa a volarla alta anche quando aderisce alle dolenze che "affrangon" il sorriso o l'infangano, si terge in eloqui "neologistici" per sfuggir, ancora una volta, a una realtà che l'assorbirebbe nelle sue pragmatiche logiche a domarne l'indomabilità, l'inimitabile stile che svincola dal conformismo anche quando, all'apparenza, se n'avvince "disegnando" uomini "comuni" nel mare delle loro delusioni, del quotidiano che ne castigherà lo Spirito "bambino" che teme d'anchilosar l'irriverenza del "monello" Peter Pan che abita nelle nostre vene, nei nostri desideri o in quel sogno che si spezzò, lacerato dagl'infrangibili muri di convenzioni millenaristiche. Le sue "burle" sono "onastiche" urla nel silenzio che le "tacerà", la birbanza che non trema per un tramonto "rasserenato", per non bloccarsi nell'idiozia che sarà severa col suo "diverso" piglio e pigliarla in giro, e lo "persevererà", folletto "tragico" a pigiar nel suo Cuore e lasciar che inondi di perpetua fame un Mondo che invoca solo un'ipocrita requie già lastricata nel "cemento" che non amerà più, ma sarà arma a coercizzar tutte le speranze "illusorie", la spada di Damocle su ogni utopia nell'attesa di reciderla.
Steno, regista talentuoso, reuccio delle commedie di quel periodo, fine direttore d'attori per imbastite pochade "incongruenti" e alle volte "ingenue", qui al totale servizio di un Totò, sempre se stesso, che è il suo doppio e le multiple facce della sua vis.
Indimenticabile la scena dell'operazione del nevrotico, "cieco" chirurgo che, ancor più innervosito, grida all'operato: "Lei è un paziente che non ha pazienza. Che paziente è? Abbia pazienza!". D'applauso!
(Stefano Falotico)
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27 aprile 2012 Opinione di GIMON 82 su "Totò Diabolicus"
Questo film nasce in un contesto particolare e cioe' quando in Italia iniziava a dilagare la moda dei film gialli e dei polizieschi truculenti,una moda che dilago' anche nel mondo del fumetto con titoli come Satanik o Diabolik dal puro stile noir, che il regista Mario Bava porto' sullo schermo nel 1967.I produttori fiutarono la ghiotta occasione per imbastire una storiella noir ovviamente riletta in chiave farsesca basata sull'intreccio narrativo di sei personaggi diversi,tutti interpretati...
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1 dicembre 2011 Opinione di marcopolo30 su "Totò Diabolicus"
Totò si fa in cinque in questa sorta di thriller/giallo/comico. Decisamente diverso rispetto alla maggior parte dei suoi film, in questo caso esiste una sceneggiatura ben scritta e il principe della risata non è costretto a far tutto da se. Divertentissima la famosa scena in sala operatoria.
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29 luglio 2011 Opinione di davide69 su "Totò Diabolicus"
Uno dei migliori di Totò che abbia visto. Qui il Principe si moltiplica per sei, interpretando i diversi personaggi con la consueta tagliente e surreale comicità. La trama, poi regala anche qualche momento veramente "giallo" nel finale. Consigliatissimo.
voto al film: 
19 giugno 2011 Opinione di Travis Bickle 1979 su "Totò Diabolicus"
Totoate diaboliche che (non) si mutaron nelle variazioni trasformiste del suo tema Totò, maschera che rasoia la realtà nell'ingegno aguzzo della sua pindarica "follia", stralunato burattino di se stesso nel surreale che (si) reinventa, cangiante, nel flusso torpido della vita. La mutevolezza grottesca d'incederne nell'anima, clown nelle mani circensi di grotteschi non sense o insinuante "grillo" che smaschera le verità e le sdrammatizza nel suo sghembo viso, a ritratto del caos...
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23 novembre 2010 Opinione di Luke Vacant su "Totò Diabolicus"
Non uno, non due, non tre, ma ben sei personaggi intrpretati dal grandissimo totò, in uno di quelli che, secondo me, è uno dei suoi migliori film, caratterizzato da tocchi di humor devastante ed un briciolo di suspence.
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2 novembre 2010 Opinione di Utente rimosso (BATMAN332) su "Totò Diabolicus"
6 x 1 sembra lo slogan di uno sconto! sono i personaggi interpretati dal Principe in questa pellicola in salsa gialla che viene ricordata soprattutto per la prestazione di Totò. Immenso, Gigantesco, Ciclopico. In fede Totomaniaco.
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9 settembre 2010 Opinione di chribio1 su "Totò Diabolicus"
nulla di chissa che' ,posso salvare solo Toto',ma xche' si fa in vari personaggi senno',il film sarebbe ancora peggio.voto.5.
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12 giugno 2010 Opinione di emmepi8 su "Totò Diabolicus"
Un Totò messo all'ennesima potenza ed all'ennesima potenza diverte, come sempre ed anche di più, Steno poi riesce a prendere il meglio e cucirlo insieme, non lasciando niente al caso; la squadra di sceneggiatori è cospicua, ma quello che conta è al regia che s approfittare benissimo della presenza eccezionale del grande comico: Sei personaggi che hanno tutti l'autore in Totò, ci sono dei pezzi davvero fortissimi ed irresistibili, che travolgono...
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21 dicembre 2009 Opinione di leo$ su "Totò Diabolicus"
Capolavoro comico con Totò all'apice del trasformismo,grandi anche i comprimari ma il principe ruba la scena a tutti fornendo una delle sue prove migliori.
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17 agosto 2009 Opinione di OGM su "Totò Diabolicus"
Un giallo grottesco dall'impianto esile fa da cornice ad una carrellata di personaggi cinicamente surreali, variamente interpretati da Totò. I ritratti hanno il tenore di sketch televisivi, e si esauriscono in bozzetti umoristici non sempre frizzanti. La storia è ben congegnata, e le prodezze trasformistiche del principe della risata sono impagabili, ma la sceneggiatura ha la struttura frammentaria di un collage, e il film, nel complesso, è dignitoso ma modesto.
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