Opinione di Travis Bickle 1979 su Totò Diabolicus
Con Totò, Raimondo Vianello, Nadine Sanders, Beatrice Altariba
- negative [3]
- sufficienti [3]
- positive [24]
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Attenzione! quando vedi questo simbolo
significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Totoate diaboliche che (non) si mutaron nelle variazioni trasformiste del suo tema
Totò, maschera che rasoia la realtà nell'ingegno aguzzo della sua pindarica "follia", stralunato burattino di se stesso nel surreale che (si) reinventa, cangiante, nel flusso torpido della vita. La mutevolezza grottesca d'incederne nell'anima, clown nelle mani circensi di grotteschi non sense o insinuante "grillo" che smaschera le verità e le sdrammatizza nel suo sghembo viso, a ritratto del caos incontrollabile che domina i giochi, come i guizzi imprevedibili della sua audacia.
Totò la plasma e si plagia in sé, a modifica di stravaganze "infiocchettate" nella mobilità d'un corpo atletico nella sua goffaggine, nelle sue buffe pose che s'arruffan, nei vagiti che sospira, incarnandoli in zigomi fieri d'un bacio romantico alla vita, con le sue amarezze, il "tremor" stantio che vira a sopravviversi, nei suoi personaggi che s'arrangiano, scremando o mendicando dignità con l'"arte" nobile della poesia che d'"umile" spensieratezza plana ad ammorbidir le ferite che "lagrimano" viscerali, che borbottan in frenesie che del loro vagabondaggio ammantan il Tempo nelle mestizie a giuocarlo, irriderlo, schernirlo, beffardamente ingannarlo anche davanti a uno spietato specchio che pulsa di "smunte" gioie che s'annebbiaron in una realtà grigia a imprigionarle, a placarne l'ematico lindore di un'intima Natura propensa a passionali giovialità, a luccichii nell'ombra che sussurrerà, ermetica, nel nitore d'emozioni raggelate dalla "buona creanza", dal frenarle per franar nella mischia che tutto massifica, appiattisce, livella a un livello standard che recide gli istintivi mormorii, l'afflato che, addolcente, soffia poderoso in gola a scioglierla dai torpori che l'inibirono.
Immaginiamo se l'unicità di Totò fosse stata "permabilizzata" in deliri a incastrarla o a castrar la sua volontà che si permeava in una verve incontenibile ove l'ironia era appaiata a uno Sguardo di "triste" comicità di vitalissima esuberanza. Ne avrebbero ammorbato l'amor che serbava per sé, l'indole congenitamente congeniale ai suoi geniali "salti nel blu", a risorger da ceneri che c'invischian in mortifere albe in claustrofobiche "conchiglie" senza respiro.
Totò si mimetizza nella realtà per evaderla con la sua mimica "di gomma" che sgomma libera e sinuosa a volarla alta anche quando aderisce alle dolenze che "affrangon" il sorriso o l'infangano, si terge in eloqui "neologistici" per sfuggir, ancora una volta, a una realtà che l'assorbirebbe nelle sue pragmatiche logiche a domarne l'indomabilità, l'inimitabile stile che svincola dal conformismo anche quando, all'apparenza, se n'avvince "disegnando" uomini "comuni" nel mare delle loro delusioni, del quotidiano che ne castigherà lo Spirito "bambino" che teme d'anchilosar l'irriverenza del "monello" Peter Pan che abita nelle nostre vene, nei nostri desideri o in quel sogno che si spezzò, lacerato dagl'infrangibili muri di convenzioni millenaristiche. Le sue "burle" sono "onastiche" urla nel silenzio che le "tacerà", la birbanza che non trema per un tramonto "rasserenato", per non bloccarsi nell'idiozia che sarà severa col suo "diverso" piglio e pigliarla in giro, e lo "persevererà", folletto "tragico" a pigiar nel suo Cuore e lasciar che inondi di perpetua fame un Mondo che invoca solo un'ipocrita requie già lastricata nel "cemento" che non amerà più, ma sarà arma a coercizzar tutte le speranze "illusorie", la spada di Damocle su ogni utopia nell'attesa di reciderla.
Steno, regista talentuoso, reuccio delle commedie di quel periodo, fine direttore d'attori per imbastite pochade "incongruenti" e alle volte "ingenue", qui al totale servizio di un Totò, sempre se stesso, che è il suo doppio e le multiple facce della sua vis.
Indimenticabile la scena dell'operazione del nevrotico, "cieco" chirurgo che, ancor più innervosito, grida all'operato: "Lei è un paziente che non ha pazienza. Che paziente è? Abbia pazienza!". D'applauso!
(Stefano Falotico)
Commenti
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19 giugno 2011, 15:40 di antonio de curtis
complimenti bella recensione
cancella commento cancella commento e blacklista antonio de curtis -
20 giugno 2011, 23:30 di Travis Bickle 1979
@antonio de curtis, grazie mille, fa piacere che un fan come te del grande, inimitabile Principe abbia apprezzato il mio scritto. Ciao.
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