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Ucciderò Willie Kid (1969)

[Tell Them Willie Boy Is Here, USA 1969, Western, durata 96']   Regia di Abraham Polonsky
Con Robert Redford, Katharine Ross, Robert Blake, Susan Clark



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Ucciderò Willie Kid: assente
Ritmo ritmo in Ucciderò Willie Kid: forte
Impegno impegno in Ucciderò Willie Kid: minimo
Tensione tensione in Ucciderò Willie Kid: forte
Erotismo erotismo in Ucciderò Willie Kid: assente

Il voto di FilmTV

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Ucciderò Willie Kid (voti: 9 media: 4,11) 9

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La trama

Il pellerossa Willie Kid, confinato nella riserva di Morongo è costretto ad uccidere per legittima difesa il padre di Lola, la sua ragazza. Dopo l'omicidio è costretto a fuggire sulle montagne portando con sé la sua ragazza. Svogliatamente guidati dallo sceriffo Cooper, per sua natura tollerante, alcuni cacciatori di taglie, tra cui il vecchio Calvert, lo inseguono senza riuscire a catturarlo. Chiamato a Riverside per scortare il presidente Taft, Cooper affida a Calvert il compito di proseguire la caccia.  

Primo film di Polonsky dopo ventuno anni di ostracismo da parte di Hollywood, è un capolavoro del western adulto, che affonda consapevolmente le radici negli archetipi della cultura americana, nella sua tradizione letteraria e nel suo rimosso.

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L'opinione più votata

Di millertropico scritta il 02/11/2010 - utile per 7 utenti

Voto al film: voto buono

Il maccartismo rappresenta una delle pagine più controverse, buie e barbariche dell’intera storia degli Stati Uniti d’America . Una aberrazione ideologica, che ha fatto molte vittime innocenti anche illustri, colpevoli semplicemente di credere nelle proprie idee e di voler rimare fedeli ad esse ad ogni costo e indisponibili ad assumere il ruolo di “delatori” richiesto dagli accusatori, indispensabile viatico  per salvarsi il cosiddetto “deretano”.
Abram Polonsky è sicuramente uno dei nomi che ha pagato più salatamente il prezzo della sua coerenza, subendo per questo una “epurazione” che è durata più  o meno un ventennio, e che gli è costata praticamente la carriera.
Sospettato di intendersela con i comunisti, non ha infatti mai ceduto alle tentazioni di  sottomettersi ad un auto–da-fé pubblico e di denunciare amici e colleghi che invece altri più fragilmente deboli di lui assecondarono, entrando poi in drammatico conflitto con le proprie coscienze. Per questa sua caparbia ostinazione (che va ovviamente ascritta a suo merito), fu inserito nelle liste nere di Holliwood e messo così in prolungata quarantena.
Non credo sia stato facile per lui anche semplicemente sopravvivere, ma strinse la cinghia e si arrangiò con quel che era possibile fare, affrontando a testa alta e senza mai piegarsi, la sorte comune di tutti gli altri esiliati in patria che avevano fatto scelte di coerenza analoghe alle sue. Dell’esperienza tragica vissuta in quegli anni non solo da lui, ma da tutto il paese, ne fornì una testimonianza diretta in un romanzo che è un vero e proprio atto,d’accusa:The season of fear. (e credo che il titolo sia già esplicativo senza bisogno di aggiungere altro).
Chi ha  vissuto (o conosciuto a posteriori) la straordinaria fioritura postbellica del cinema americano, ricorderà che Polonsky era stato l’ispirato sceneggiatore di uno dei migliori film di Robert Rossen, Anima e corpo, e che la sua interessante opera prima in qualità di regista (a lungo sarebbe rimasta tale) è il carismatico Le forze del male (interpretato per altro da un’altra vittima illustre del maccartismo che praticamente ci rimise la pelle come John Garfield). Doveva seguire una trasposizione cinematografica di Mario e il mago di Thomas Mann, allorché fu convocato dalla commissione di inchiesta per le attività anti-americane che lo mise automaticamente e ingiustamente fuori gioco, impedendogli non solo di portare a compimento il progetto, ma anche di continuare il suo lavoro di sceneggiatore..
Gli anni hanno reso giustizia ai perseguitati, e i sopravvissuti gradualmente hanno potuto riappropriarsi della propria professione, prima mimetizzandosi dietro pseudonimi (soprattutto gli sceneggiatori) e poi – finalmente – a viso aperto. ESPANDI +
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SI

Opinioni su Ucciderò Willie Kid


5 febbraio 2012 Opinione di armonica1996 su "Ucciderò Willie Kid"
armonica1996

Buon western che rappresenta la discriminazione verso gli indiani.

voto al film: armonica1996 assegna il voto buono a Ucciderò Willie Kid (1969)


2 novembre 2010 Opinione di millertropico su "Ucciderò Willie Kid"
millertropico

Il maccartismo rappresenta una delle pagine più controverse, buie e barbariche dell’intera storia degli Stati Uniti d’America . Una aberrazione ideologica, che ha fatto molte vittime innocenti anche illustri, colpevoli semplicemente di credere nelle proprie idee e di voler rimare fedeli ad esse ad ogni costo e indisponibili ad assumere il ruolo di “delatori” richiesto dagli accusatori, indispensabile viatico  per salvarsi il cosiddetto...

voto al film: millertropico assegna il voto buono a Ucciderò Willie Kid (1969)

nessun commento
[utile per 7 utenti]


22 marzo 2009 Opinione di spopola su "Ucciderò Willie Kid"
spopola

“Tell them Willie Boy is here” è il film con il quale Polonsky tornò prepotentemente alla ribalta dopo oltre un ventennio di forzata inattività (a causa delle epurazioni maccartiste che avevano stroncato prematuramente la sua promettente carriera in ascesa) ed è certamente una pellicola di forte impatto empatico, che conferma in pieno il talento corrosivo e il coraggio delle idee che già avevano caratterizzato la sua opera prima (“Le forze del male” del 1949, con il quale il...

voto al film: spopola assegna il voto buono a Ucciderò Willie Kid (1969)

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