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Opinione di frankwalker su L'ultima corvée

[The Last Detail, USA 1973, Drammatico, durata 95']   Regia di Hal Ashby
Con Jack Nicholson, Randy Quaid, Otis Young




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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2007-04-20 08:00:37 voto al film: voto buono

Sul film

“Non confonderai più le idee a quel ragazzo per dimostrargli che sei un grand’uomo!”, tuona il sergente di colore Mulehall (Otis Young) rivolgendosi al sergente Buddusky (Jack Nicholson), entrambi sottufficiali della marina statunitense, nell’ingrato compito di scortare la recluta Larry Meadows (Randy Quaid) al carcere militare di Portsmouth. In realtà, il primo non vuole assumersi la responsabilità di alimentare falsamente le speranze a un povero ragazzo, neanche adolescente e affetto da cleptomania, accusato di avere rubato quaranta dollari da un fondo di beneficenza e condannato alla pena ingiusta di otto anni. Tuttavia, quella che per i due trucidi marinai sembra una scampagnata, si rivela un’esperienza di carattere paterno-filiale: al punto che Buddusky, il più “macho” del triangolo, pensa di trasformare quel drammatico itinerario in un’iniziazione per la “quaglia” Meadows, fugace quanto piacevole, ai piaceri della vita fra scazzottate, ristoranti, cantilene ingenuamente auspici e, non ultima, la visita a un bordello. Dunque, l’ambiente militare – fatto di linguaggio sporco, imbarchi imminenti e colossali bevute di birra – è costretto a misurarsi con qualcosa di più profondo, traducendosi in una stretta, sincera solidarietà. Purtroppo però, come avrà modo di verificarsi nell’amaro epilogo, la realtà è dietro l’angolo: ma sia come sia, indelebile, l’esperienza lascerà un segno. Prim’ancora della sua trasposizione, la sceneggiatura de “L’ultima corvée” (firmata Robert Towne) fu ritenuta troppo volgare, almeno finché la Columbia non ritenne maturi i tempi per acquistarne i diritti e chiamare il canadese Hal Ashby, dopo un fior fiore di proposte, a dirigere l’adattamento. La ricerca di realismo nei dialoghi sboccatissimi dei militari, che allora si disse provocazione gratuita su una certa America rimossa e degradata sino a quel momento tenuta nascosta, oggi fa piuttosto sorridere, avendo perso molto della propria carica “eversiva”, finendo per mostrarne l’aspetto più datato e ingenuo. Ma stando alla filmografia del cineasta, lo stesso autore di “Harold e Maude” e “Oltre il giardino”, come in quei film, anche ne “L’ultima corvée” si respira un’aria favolistica (anche se volutamente più rozza), trovandosi, le due figure principali, a rivestire il ruolo demiurgico di improvvisati angeli che, a “missione” terminata, devono eclissarsi come tutte le entità angiolesche. Nelle sembianze del marinaio tutto birra e muscoli Buddusky, inoltre, l’istrione Nicholson (premiato a Cannes) anticipa di un paio d’anni il McMurphy che, in “Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Forman, lo vedrà in una veste angiolesco-demiurgica analoga. Ultimo ma non meno importante, “L’ultima corvée” conferma la propria innegabile appartenenza a un cinema, proprio di quegli anni e oggi completamente sparito, fatto di personaggi e situazioni, verità psicologica e varietà di tipi umani. “Non venirmi più a parlare di psicologia e altre cazzate!”, esclama Mulehall: eppure, man mano che l’esperienza prosegue e si arricchisce di episodi, anche quest’ultimo si abbandona a un confronto psicologico, rivelando la propria sconfitta esistenziale, durante un dialogo con Buddusky. Nella produzione del compianto Ashby, tuttora cineasta troppo poco preso in considerazione, c’è chi ha rimproverato una certa faciloneria commerciale: a ripensarci col senno di poi, averne avuti di registi così. PS. Curiosità: pur di lavorare col suo grande amico Towne (autore, non si dimentichi, della sceneggiatura di “Chinatown”), Nicholson pare abbia declinato il ruolo, andato poi a Robert Redford, ne “La stangata” di George Roy Hill.


SI

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