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Opinione di OGM su L'uomo che amava le donne

[L'homme qui amait les femmes, Francia 1977, Drammatico, durata 120']   Regia di François Truffaut
Con Charles Denner, Brigitte Fossey, Leslie Caron




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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14/06/2010 voto al film: voto buono

Sul film

La biografia del cavaleur (donnaiolo) Bertrand Morane, più che un catalogo di conquiste femminili, è un’antologia di piccole storie avvolte nello stesso affascinante, quanto fondamentale, interrogativo. Le avventure sentimentali di quest’uomo, incessantemente desideroso perché eternamente inquieto, sono tante diverse formulazioni di un’unica, inscindibile, coppia di perché:  perché l’amore nasce, e perché non dura.   La moltitudine degli esempi raccontati, anziché aiutare a fare chiarezza, rafforza l’enigmaticità della questione: un mistero dalle mille facce, che più viene indagato, più manifesta la sua smisurata complessità. L’individuo alle prese con l’amore è come il filosofo alle prese con la verità: entrambi sanno bene cosa cercano, ma non sanno mai quando la cosa è stata finalmente ritrovata. E così la loro impresa non ha alcun modo di giungere a una fine, poiché il dubbio accompagnerà per sempre ogni loro scelta, sia quella di ignorare e camminare oltre, sia quella di fermarsi per guardare meglio; sia quella di lasciare e andare via, sia quella di tenere in serbo e rimanere. D’altronde vivere, per François Truffaut, significa attraversare una vivace successione di situazioni provvisorie,  accumulando esperienze di concetti che non si riusciranno mai a capire. Questo intricato cammino non prevede vittoria, né sconfitta: dal labirinto si esce cento volte, ma senza aver mai concluso nulla. Così Antonie Doinel  e Bertrand Morane si porgono la mano: il primo insegue la stabilità, il secondo la fugge, eppure i loro percorsi sono sostanzialmente identici. Per entrambi, il discorso s’interrompe sempre prima della spiegazione finale: mano a mano che  la storia procede, la soluzione si allontana, anziché avvicinarsi, ed è forse proprio questo, in fondo, che distingue, rispetto alla rigorosa compiutezza del saggio, il fascino fluido, ed eternamente sospeso, della letteratura d’arte.


SI

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